Hype ↓
00:18 giovedì 30 aprile 2026
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».
Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.
Il Met Gala starebbe abbassando i prezzi perché con Jeff Bezos e Lauren Sánchez a finanziarlo nessuno ha granché voglia di andarci Dagli iniziali 75 mila dollari per l'ingresso e 350 mila per un tavolo da 10, i prezzi adesso si starebbero abbassando sensibilmente.
Con tutto quello che sta succedendo nel mondo, Donald e Melania Trump stanno impiegando tempo ed energie per litigare con Jimmy Kimmel (di nuovo) Stavolta i Trump si sono arrabbiati per una battuta in cui Kimmel definiva Melania «una vedova in divenire».
Acne Paper ha messo in mostra per la prima volta 70 disegni di René Bouché che ritraggono 70 donne che hanno fatto la storia Tra i ritratti dello storico illustratore di Vogue compaiono i volti di Lee Radziwill, Billie Holiday, Helena Rubinstein e Babe Paley.
Adesso anche TikTok fa la sua classifica dei bestseller Uscirà ogni mese e incrocerà le vendite dei libri con le visualizzazioni che i contenuti dedicati a quel libro ottengono sul social.

Mircea Cantor

«Siamo tutti mendicanti». Chiacchierata in occasione della personale a Roma

19 Marzo 2012

Tra i molti appuntamenti del nuovo MACRO diretto da Bartolomeo Pietromarchi, c’è la mostra “Sic transit gloria mundi”, personale di Mircea Cantor (1977) visitabile fino al 6 maggio. Rumeno di origine e francese di adozione, l’artista si esprime attraverso immagini delicate, metafore della condizione esistenziale dell’uomo. Il suo frequente riferimento al quotidiano mediato da cibi, utensili e simboli popolari echeggia gli objets trouvés di Duchamp e l’Arte Povera. Nel suo lavoro, però, non sono semplici dispositivi intesi a riconnettere la nostra esperienza estetica con la realtà; quanto, piuttosto, indizi che possono condurci a scoprire – non senza ambiguità e ironia – il significato archetipo della vita. A Roma presenta quattro nuovi lavori e ci concede la sua prima intervista in loco.

Appena entrata, sono stata attratta dalla sottile catena dorata che scende dritta dal soffitto del MACRO. Da vicino ho riconosciuto la struttura a doppia elica del Dna, realizzata con un migliaio di spille da balia agganciate l’una all’altra. Fino a qualche anno fa le spille da balia si usavano per chiudere i pannoloni dei bambini, e nella parola italiana questo oggetto ha conservato il ricordo del suo uso principale. Viene, quindi, naturale pensare che l’opera sia una forma di elogio alla vita..
Lo è. In passato avevo già impiegato il motivo del DNA, per me rappresenta l’albero della vita. Questa volta però ho deciso di spingermi un po’ oltre, raffigurandolo attraverso le spille da balia, un oggetto intimo e privato che svolge la funzione di tenere insieme le cose. Nel titolo, “Prima del Pralaya”, l’opera assume una dimensione collettiva che trasferisce questo senso di unità dalle cose alle persone. Infatti, il “Pralaya” è un concetto della filosofia Indù e indica la fine del mondo, che arriva con la notte. Prima della dissoluzione c’è il giorno, in cui la divinità, Brahma, crea tutte le cose in unione le une con le altre.

Non è la prima volta che vedo una tua opera dorata. Osservando “Prima del Pralaya” mi è venuta in mente “Arch of Triumph” (2008), l’improbabile incontro tra la forma di un cancello, forse di una fattoria, e l’apparenza di un’architettura pubblica celebrativa. Perché l’oro?
Se avessi usato delle semplici spille da balia avrei fatto del bricolage. Ma queste spille da balia devono rappresentare il Dna che è qualcosa di estremamente prezioso, è quanto di più personale abbiamo in quanto uomini, è unico per noi. L’oro mi dà la possibilità di materializzare questo suo inestimabile valore perché ha un potere di fascinazione.

Le tue opere producono un effetto epifanico, una sorpresa, perché impieghi oggetti e immagini che appartengono alla quotidianità. Poi, però, cambi qualcosa – le dimensioni, il materiale – e pur rimanendo riconoscibili acquisiscono un quid in più a causa della variazione. Questa enorme struttura in legno ha la forma della Basilica di San Pietro, ad esempio. Cosa ti guida in questo processo di trasformazione degli oggetti?
La trasformazione della materia è solo la parte visibile di un processo che implica una necessità estetica, etica e anche spirituale, ma non in senso religioso. È spirituale perché riguarda il nesso che tiene insieme le cose. Naturalmente non c’è innocenza nella decisione di presentare questa forma qui e non da un’altra parte: ogni mio lavoro scaturisce da un’esperienza, ma richiede poi di essere pensato in autonomia dal suo contesto.

Intorno a questa riproduzione della Basilica di San Pietro scorrono delle corde che sono agganciate ad un manico a forma di croce, simile al comando per muovere le marionette. Chi lo impugna?
È impossibile saperlo. Quello che sappiamo è che la Basilica di San Pietro è un simbolo e rappresenta il potere della religione cattolica. Ho intitolato l’opera “Anima” perché volevo recuperare il senso latino del termine, e quindi riferirmi a quel potere nascosto che è il motore di tutte le cose.

Muovendomi tra “Prima del Pralaya” e “Anima” mi sembra di attraversare un campo di forze. L’una rappresenta l’uomo, è dorata ma sottile e fragile all’apparenza; l’altra identifica un potere che l’uomo riconosce in qualcosa di materiale – una chiesa, un edificio – ed è imponente. C’è una contrasto fisico in questa giustapposizione…
Non sono l’artista che si interroga sui significati. Il mio compito è fornire delle risposte. Una mostra deve permettere al visitatore di nutrirsi “visivamente”, mangiare con lo spirito. E questo è un bisogno fisico e comporta una responsabilità da parte dell’artista. Per far sì che la mia mostra nutra il visitatore devo proporre una ricetta che sia valida e comunicativa per me e per l’altro.

Mi è stato detto che il modo in cui è stata intagliata e modellata “Anima” è tipico dell’artigianato della Transilvania. Qual è il ruolo dell’elemento biografico in questa ricetta artistica di cui parli?
Non voglio promuovere nessun esotismo. La biografia è secondaria quando si vanno ad interpretare i significati di una forma, e immaginarla valida in un contesto museale, diverso da quella da cui è stata estrapolata, è un processo caratteristico nell’attività di un artista. Mi viene in mente Picasso, che per “Les Demoiselles d’Avignon” (1907) si è ispirato alle maschere africane che ai tempi inondavano i mercati occidentali. Questo significa che ha realizzato un’opera biografica? Penso che saremo d’accordo a rispondere di no. Picasso scelse le maschere perché vi riconobbe la possibilità di innescare un campo di battaglia estetico nella sua opera.

Nel video che fornisce il titolo alla mostra, il campo di battaglia possiede il biancore della stanza di un museo. Inginocchiati in un cerchio, ci sono degli uomini dal volto coperto, e in mezzo a loro una donna che, incalzata da un suono assordante, appicca il fuoco ad una miccia. Il fuoco brucia rapidamente la miccia – che è appoggiata sulle mani fasciate degli uomini – e si spegne in quelle della donna. C’è qualcosa di mistico?
Parlare di mistico a proposito di un’opera d’arte può essere fuorviante. Oggi, nessuno vuole più sentir parlare di qualcosa di mistico o spirituale, come se questi due caratteri non fossero sempre stati presenti nella storia dell’arte. Siamo disposti, invece, a parlare di un processo di secolarizzazione della società e a rifiutare così tutto ciò che non può essere controllato. Certamente mi sto riferendo a qualcosa che va oltre la materialità delle cose, riallacciandomi ad un rituale che si svolge subito dopo l’elezione del papa, quando al suo cospetto un vescovo brucia un pezzo di stoffa e ripete tre volte la frase “Sic transit gloria mundi”. Ma nel video il rituale si produce al cospetto di un gruppo di mendicanti.

Hai impresso questa frase su un muro, bruciandola. È la prima volta che crei un legame tra lo spazio dell’opera e quello del museo?
Si, e l’ho fatto per chiamare in causa i visitatori, perché siamo noi i mendicanti rappresentati nell’opera. Quando pensiamo ad un mendicante ci raffiguriamo gli uomini bisognosi che incontriamo per strada, ma tutti noi mendichiamo continuamente nella nostra vita. Anche tu adesso, per questa intervista.

Che valore ha questa frase per te, al di fuori del rito religioso?
Positivo. È inevitabile che la vita finisca, per questo dobbiamo indirizzare il nostro sguardo a ciò che è essenziale e resta quando la vita finisce.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero