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Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona.
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.
Non si sa niente del nuovo film di Gregg Araki, ma il fatto che si intitoli Il declino della fottuta civiltà occidentale ci fa sperare benissimo Il regista di Mysterious Skin starebbe dirigendo una commedia dark con Ashton Kutcher, Alison Brie e Jesse Williams.
I Meta Glasses sono talmente odiati che qualcuno si è inventato un’app che si chiama Zuckoff che ti avverte se ce n’è un paio nella vicinanze Si chiama Zuckoff, intercetta le frequenze bluetooth con cui gli smart glasses si collegano al telefono e avvisa chi l'ha installata.
Trump non fa altro che parlare male dell’ONU, ma intanto è solo grazie all’ONU se Usa e Iran si sono finalmente incontrati dopo settimane di bombe, insulti e minacce Ovviamente all'incontro hanno partecipato funzionari americani e iraniani, non lui. Lui ha fatto un discorso in cui insultava e minacciava l'Iran.

Maschio bianco etero “privilegiato”

Time ha pubblicato una lettera di una matricola universitaria: cercano di farlo sentire a disagio per il suo essere un ragazzo bianco eterosessuale, dice. E ha alzato un bel polverone.

12 Maggio 2014

Tal Fortgang è uno studente universitario che ha scritto una lettera a Time, alzando un bel polverone. Tal è un “freshman”, una matricola, secondo il bizzarro codice di nomignoli che si usa dare nelle università statunitensi (freshman =del primo anno, sophomore=del secondo, junior=terzo, senior=quarto e ultimo anno, scusate se sto a fare la spiega, al tempo io ci avevo messo un po’ per capirlo). È iscritto a un’università privata che potremmo definire elitaria-ma-non-troppo: New Rochelle, nello Stato di New York, un college cattolico che ammette circa il 70% di quelli che fanno domanda d’iscrizione (insomma, non è l’Ivy League). Incidentalmente, è anche uno studente dichiaratamente ebreo che frequenta un istituto cattolico, ma non pare sia questo il problema. Il problema, sostiene Tal Fortgang, è che hanno provato a farlo sentire in colpa per il suo essere maschio e bianco, non necessariamente in quest’ordine.

Nella sua lettera pubblicata da Time, e intitolata appunto “Why I’ll Never Apologize for My White Male Privilege,” Tal racconta stupito di come gli sia stata fatta ripetutamente notare, da quando si è trasferito all’università, la sua condizione di “privilegiato.”

«Check your privilege», comprendi il tuo privilegio, gli hanno detto, direttamente e indirettamente, compagni di corso. Tal però non si sente privilegiato. Piuttosto, trova fastidiosa quella che definisce un’aria di “superiorità morale” da parte di chi gli dice «check your privilege». Poi, fa notare – e, verrebbe da dire, non del tutto a torto – che avere dei preconcetti nei confronti di una persona in base al colore della sua pelle e/o al genere cui appartiene è un tantino, beh, insomma, razzista. Infine, racconta la storia della sua famiglia, come i suoi nonni siano fuggiti dall’Europa per salvarsi la pelle e siano sbarcati in America senza un soldo in tasca e senza parlare inglese.

È un discorso che chi ha vissuto per un po’ in America, o che per altre ragioni segue da vicino cose americane, avrà sentito un milione di volte, quello del maschio bianco etero “privilegiato”. Tanto che ad alcuni americani – e comprensibilmente, dirà qualcuno – oramai dà alla nausea.

Questo però non significa che sia un discorso stupido. Visto che in Italia mi sembri sia arrivato un po’ meno, e forse (dico forse, eh) c’è anche il rischio di passare direttamente alla fase “mi dà alla nausea” senza mai essere passati dal discorso iniziale, potrebbe essere l’occasione per parlarne, senza avere la pretesa di risolvere tutto in queste quattro righe. Anche perché, nel bene e nel male, la lettera di Tal riassume in sé alcuni dei punti più dolenti e controversi della questione.

«A reminder that I ought to feel personally apologetic», così Tal descrive il modo in cui l’hanno fatto sentire

Tanto per cominciare, Tal sovrappone, forse senza rendersene conto, tre questioni che invece dovrebbero essere ben distinte: 1) la posizione privilegiata, o presunta tale del maschio bianco etero; 2) la presunta conseguente superiorità morale di chi maschio bianco etero non è; e infine 3) il, sempre presunto, senso di colpa che tutta questa storia dovrebbe ispirare ai sopracitati maschi bianchi eterosessuali.

Ora, perdonate il tono un po’ tranchant, ma le questioni 2) e 3) possono essere rapidamente archiviate alla voce cazzate galattiche. Ovviamente non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere maschio, bianco ed eterosessuale. E, ovviamente, è ridicolo pensare che qualcuno possa sentirsi moralmente superiore per il solo fatto di appartenere a una minoranza etnica, di essere gay o avere una vagina. Non ho ben capito, a dire il vero, se a New Rochelle c’è davvero gente che pensa così, nel qual caso: sono fuori di testa, punto, o se invece Tal ha male interpretato quello che cercavano di dirgli. Che forse (dico forse, perché non ero lì) potrebbe essere questo: ci sono momenti della vita in cui essere bianco, eterosessuale e – in maniera molto minore, maschio – può essere più comodo che non esserlo. Non significa che tu non abbia fatto fatica per essere arrivato dove sei arrivato, non significa che sia sempre stato tutto facile per te e che tu non ti meriti i risultati ottenuti. Significa solo che – probabilmente, ma non necessariamente – se tu fossi stato, per dire, afroamericano o gay, magari avresti dovuto fare un pochino più di fatica. Non c’è niente di cui vergognarsi, e men che meno niente di cui scusarsi. C’è solo da rendersene conto, e imparare a leggere il mondo anche attraverso questa lente. Tutto qua.

«A reminder that I ought to feel personally apologetic», così Tal descrive il modo in cui l’hanno fatto sentire. E forse sta proprio qui il problema, nella confusione tra il riconoscere uno stato di fatto, che può piacere o non piacere, e il salto logico secondo cui questo dovrebbe automaticamente portare a incasellare le persone nelle categorie di moralmente inferiori o superiori.

Infine, una considerazione di fondo. Primo: in tutto questo discorso, e in molti discorsi sulla “diversity” che ho sentito mille volte quando frequentavo un’università americana, manca completamente la nozione di classe sociale. In fondo, non c’è bisogno di essere marxisti sfegatati per rendersi conto che tutti i discorsi sulla comodità di essere etero piuttosto che gay, bianco piuttosto che nero (e maschio o femmina?, il discorso qui si fa un po’ più complicato e forse lo affronteremo più in là), cadono quasi del tutto se dobbiamo confrontare uno che nasce in una famiglia di professionisti laureati a Yale oppure nel sottoproletariato di North Philadelphia. Ma questo, forse, è un altro discorso.

Nell’immagine: screenshot dal video “Pretty Fly For A White Guy” (1998)

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