Hype ↓
12:52 lunedì 19 ottobre 2026
Un report dell’Onu dice che in Cisgiordania non ci sono mai stati così tanti atti di violenza dei coloni israeliani Nei primi quattro mesi del 2026 erano già 190 al mese, numeri che porterebbero a superare i duemila attacchi entro la fine dell'anno.
C’è un ragazzo inglese che da 7 anni recensisce panchine su Instagram Il suo profilo si chiama RateThisBench, raccoglie ormai più di 300 recensioni di panchine ed è anche il modo in cui ha conosciuto sua moglie.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha avvisato i cittadini dell’imminente arrivo del terremoto più forte di sempre, poi ha cancellato l’avviso e ha detto di essersi sbagliata A quanto pare, si è trattato di un gigantesco errore del sistema di allerta precoce, di solito affidabilissimo e precisissimo.
La Giornata nazionale della meraviglia e la Giornata nazionale del riciclo della carta hanno messo a dura prova la pazienza di Sergio Mattarella Dopo aver firmato una legge che istituisce l'una e l'altra, il Presidente della Repubblica ha invitato la politica a darsi una regolata perché queste giornate stanno «vertiginosamente aumentando».
I matematici di tutto il mondo sono disperati dopo che ChatGPT ha risolto 372 problemi a cui loro lavoravano da anni in tre ore Ora i matematici stanno ancora cercando di capire quanto ci sia di giusto, e cosa voglia dire adesso fare il loro mestiere.
Di tutte le cose incredibili che succedono continuamente sul Monte Bianco, il fatto che la sua altezza aumenti (o diminuisca) ogni anno è la meno incredibile di tutte In questo periodo misura 4.807,47 metri: la sua crescita dipende da fenomeni «estremamente variabili».
Del possibile allarme sanitario in Siberia si sono preoccupati tutti tranne gli abitanti della cittadina siberiana da cui l’allarme è partito L'OMS chiede spiegazioni, Trump ne parla, i giornali di mezzo mondo scrivono di peste. A Irkutsk e a Shelekhov nessuno porta la mascherina e la frase che ripetono tutti è «va tutto bene, è tutto normale»
Nel centenario di Winnie the Pooh, l’Inghilterra sta litigando con l’America perché vuole che le siano restituiti gli orsacchiotti fatti dal creatore di Winnie the Pooh Il libro di A. A. Milne compie cent’anni, ma il pupazzo che lo ha ispirato vive a New York. E una parte dei fan britannici lo rivuole indietro.

Il Pil dell’iPhone 5

Il nuovo smartphone Apple potrebbe far crescere il Pil degli Usa e far salire le esportazioni cinesi, come fosse una superpotenza mondiale. Ecco come.

24 Settembre 2012

I gadget della Apple hanno smesso di essere semplicemente gadget parecchio tempo fa. Il momento della svolta si può far risalire al 1984, quando Steve Jobs presentò in anteprima il Mac agli azionisti (video) con una cerimonia mozzafiato in cui spiegò con sicumera notevole che la sua battaglia non era nel nome dei computer e della sua azienda, bensì della nostra libertà. Libertà che all’epoca era minacciata dal primo cattivo della saga jobsiana, Ibm (Microsoft seguirà nei numeri successivi della storia a puntate). Volendo rimanere in tempi recenti, invece, possiamo segnare il 2007 come altra momento da ricordare: in quell’anno Jobs presentò il primo iPhone davanti a una platea sospesa tra la sovraeccitazione e la pura estasi. La cerimonia (video) – piuttosto lunga: un parto – conserva ancora oggi un enorme pathos e segnò un’importante svolta nell’ultimo decennio della corporation. Il primo  “melafonino” non fu semplicemente un nuovo telefono ma l’inizio dell’era mobile, la prima pedina a muoversi decisa in un campo che la concorrenza aveva fino allora tentato con tastiere fisiche, pulsanti, schermi ridicoli e connessioni Internet traballanti. La presentazione dell’iPad (2010), poi, segnò l’alba dei tablet-come-li-intendiamo oggi e spinse l’Economist a chiedersi se la tavoletta di Jobs avrebbe salvato stampa ed editoria (lo scomparso fondatore venne ritratto in copertina come un Mosè digitale, braccia aperte a mo’ d’abbraccio e un tablet per mano. Amen).

E un paio di settimane fa (come forse avrete notato a meno che non siate intrappolati in una stazione orbitante attorno la Terra) è stato presentato l’iPhone 5, con l’inevitabile cerimonia che ha intasato la rete di liveblog, live tweeting e – nei giorni precedenti all’evento – previsioni sulla natura del prodotto (piuttosto azzeccate).

Non è dunque una novità che Apple sia in grado di ipnotizzare milioni di utenti/adepti e odiatori di professioni, divisi nella fede ma uniti da un sentimento puro, che sia la venerazione o il “guardate come viaggia il mio Android, hipster maledetti”. Ciò che è parzialmente nuovo, perlomeno in questa veste, sono alcuni numeri che, se confermati, farebbero sembrare la società una potenza economica del peso di una nazione, non più un pur incredibile colosso hi-tech. Vediamoli.

Il 10 settembre scorso, due giorni prima dell’Avvento dell’iPhone 5, Michael Feroli (direttore economico per gli Stati Uniti della JPMorgan Chase, potente banca d’affari newyorchese) ha firmato una nota che ha fatto subito il giro del mondo. Secondo le previsioni della società finanziaria, si legge nel documento, «nel quarto trimestre dell’anno saranno venduti 8 milioni di iPhone 5 negli Usa, nonostante nel frattempo le vendite dei modelli precedenti manterranno un buon ritmo di vendite». Una performance che avrebbe ripercussioni socioeconomiche inedite. I calcoli che seguono sono stati fatti dando per scontato che il prezzo del nuovo modello sarebbe stato attorno ai 600 dollari (in realtà si va dai 649 ai 849 dollari) ma delineano uno scenario in cui uno smartphone è in grado di influenzare pesantemente il Pil delle due principali superpotenze mondiali. Per spiegarlo, la banca d’affari ha fissato a 200 dollari il costo d’importanzione dell’oggetto e a 400 i margini di guadagno: la prima cifra è una sottrazione al Pil degli Stati Uniti, mentre la seconda entra nella conta del Prodotto interno lordo. Il risultato è che «le vendite dell’iPhone 5 potrebbe far aumentare il Pil del quarto trimestre dell’anno di 3,2 miliardi di dollari, ovvero 12,8 miliardi di dollari in un anno». Il nuovo melafonino sarebbe quindi responsabile di un aumento del Prodotto interno lordo Usa dello 0,33%. Una performance che potremmo bollare come “stellare” se stessimo prendendo in esame un’intera azienda. Solo che qui parliamo solo di uno dei molti prodotti che potete comprare in un Apple Store.

Ma il nuovo smartphone non si accontenta di far aumentare il Pil della nazione più potente del mondo: vuole anche farsi notare nell’economia del secondo gigante mondiale, la Cina. Da tempo si parla di un possibile riposo forzato del dragone cinese, ovvero un calo dell’export e della produzione locale dovuti alla crisi in Europa e Usa. Non sappiamo come si concluderà il 2012 per la potenza asiatica ma, stando ai calcoli del team tecnologico di Barclays riportati da Business Insider, la produzione dei nuovi gadget della Mela (progettati negli Usa ma costruiti in tutto il mondo, soprattutto in Cina) costituirà il 4% dell’export totale cinese nel quarto trimestre dell’anno. Il quattro per cento dell’esportazione del Paese che – ricordiamo – è diventato la fabbrica dell’Occidente.

E poi c’è l’indotto: il business delle app Apple ha creato un giro d’affari che ormai ha vita propria al di fuori degli store online, con un indotto di circa 466 mila posti di lavoro nei soli Stati Uniti (vedi il pdf di TechNet sull’app economy), per non parlare dell’incredibile ragnatela di relazioni internazionali (non solo Cina, anche Europa, America – anche Italia) che comprende competitor tecnologici come Lg e Samsung, che per la Mela producono rispettivamente gli schermi e i processori dei suoi apparecchi mobile.

Apple è già oggi la società con la capitalizzazione più grande degli Stati Uniti. Secondo Nick Bilton del New York Times, però, qualora continuasse a crescere con questo passo, potrebbe diventare anche la prima società della storia a raggiungere il valore di un trilione (un milione di miliardi) di dollari – probabilmente entro aprile 2013. L’azienda sembra ormai in grado di influenzare notevolmente l’economia di Paesi come gli States, trasformando l’uscita di un suo atteso prodotto in un potenziale “sviluppo all’economia”, un piccolo New Deal in cui – è questa la novità – sono i consumatori a dover pagare. Un aumento del Pil Usa pari allo 0,33% è poi un dato particolarmente positivo in tempi di crisi e alla vigilia delle elezioni. Che Obama debba ringraziare anche la Mela per aver mantenuto l’economia statunitenste viva e freneticamente in attesa del suo nuovo telefono?

Economia, finanza, elezioni. Vogliamo parlare di politica estera? Ottimo. Nella nuova, criticatissima applicazione Maps dell’iPhone 5 (quella con cui Apple ha tolto Google Maps dal nuovo sistema operativo iOS6) c’è un piccolo trucco che, secondo l’agenzia di stampa Afp, potrebbe arrivare a «risolvere»la crisi politica tra Giappone e Cina (dovuta alla proprietà di un minuscolo gruppo di isole nel mare cinese, che entrambi definiscono di loro proprietà). La nuova, fallimentare app di Apple ha infatti aggirato il focolare di guerra asiatico con un trucchetto democristiano in salsa californiana, creando due diverse mappe: una per gli utenti cinesi, nella quale le isole della discordia sono della Cina, e una per quelli giapponesi, dove l’arcipelago è del Giappone. C’è da sperare che i generali dei due Paesi siano Apple-maniaci a sufficienza da credere a quel che vedono sul loro telefonino, e rinunciare a una guerra per qualche isoletta.

Se la metà di tutto questo si avverasse, sarebbe un risultato incredibile per la società di Cupertino. Forse fin troppo incredibile. Non è un caso che qualcuno cominci a scambiare questo momento d’oro per un canto del cigno.

(Immagine: Getty Images)

Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.