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Corpi di mille balene

Il film di Ron Howard, la nuova traduzione Einaudi: ritorna Moby-Dick. Ma oggi le balene più che mostri sono attrazioni per il turismo globale.

Dio ha creato i grandi mostri marini e ha visto che era cosa buona, Herman Melville ha creato la grande letteratura di mare e dal 1851 i lettori sono stregati dal suo Moby-Dick. Delle possenti bestie che brulicano nell’oceano, una ha ingoiato Giona, molte hanno generato miti e leggende sugli abissi di tutto il mondo, tante sono state cacciate con arpioni, una ha fatto marcia indietro per colpire con la testa una nave. Nel 1821 infatti qualcuno grida: «Mio Dio! Signor Chase, cos’è successo?». E Chase, l’ufficiale della baleniera, gli risponde: «Siamo stati sfondati da una balena». È il racconto del naufragio della baleniera Essex, descritta in 128 pagine dallo stesso Owen Chase.

Mentre navigava sul Pacifico come giovane baleniere, Melville lesse quella storia e se ne ispirò per il suo capolavoro Moby-Dick. Nel 2000, Nathaniel Philbrick, ricercatore per la Nantucket Historical Association, ha scritto il libro che ricostruisce quella vecchia storia del naufragio della Essex, pubblicato in Italia dalla casa editrice Elliot con il titolo Nel cuore dell’oceano. La tragedia della baleniera Essex. È appena uscita la nuova traduzione per Einaudi di Moby-Dick di Ottavio Fatica, e dal 3 dicembre è nelle sale il film di Ron Howard Heart Of The Sea – L’origine di Moby Dick. Quindi sì, a Natale parliamo di balene.

Capturing A Sperm Whale

Il capitano Ahab odia la balena bianca. Vuole vendicarsi per la gamba amputata a causa del mostro marino. Il conflitto però nel romanzo di Melville dilaga e assume da subito dimensioni esistenziali: diventa il conflitto tra l’uomo e la natura, tra i desideri e l’assoluto. La balena smette di essere solo un animale: «Tutte le astute diavolerie della vita e del pensiero; tutto il male trovava, per il folle Ahab, personificazione palmare e bersaglio assicurato in Moby Dick», scrive Melville. La balena è il simbolo del male, l’altare di una cattedrale corrotta dal peccato. Per Melville non è solo un concentrato di forze negative è la morte stessa che incombe e Dio che gioca a nascondino. L’episodio che aveva in mente Melville riguardava la Essex: una balena che aggredisce volontariamente la vita umana.

Oltre a essere un bene preziosissimo, nella metà dell’Ottocento la balena era il soggetto ideale per un romanzo tragico, scientifico e filosofico. Nel 2015, stando al film di Ron Howard, la balena è il soggetto ideale per puro intrattenimento da ammirare al cinema con occhiali 3D. Dunque il film ci mostra anche, involontariamente, come è cambiata la rappresentazione e il significato della balena: da sinonimo di pericolo e avventura, a tappa obbligata del turismo planetario, nell’epoca del whalewatching.  E si potrebbe dire che Ron Howard sta a Melville come il whalewatching sta alle sanguinosa caccia alla balena.

Nel libro Nel cuore dell’oceano, Nathaniel Philbrick narra la storia della nave Essex non basandosi solo sulle informazioni del racconto di Owen Chase ma anche su un taccuino di Thomas Nickerson, mozzo quattordicenne dell’Essex, ritrovato intorno al 1960. È proprio quel mozzo il punto di vista che ha scelto Ron Howard per il film. Rispetto al libro di Nathaniel Philbrick, però, nel film compare come personaggio anche Melville. È uno scrittore in cerca di storie e va dal mozzo, ormai vecchio, per farsi raccontare la sua avventura assurda e prendere appunti per un romanzo. Nathaniel Philbrick restituisce molto bene la vita di Nantucket: una piccola comunità di orfani e donne forti che gestivano la vita dell’isola mentre gli uomini erano in mare. L’industria della caccia alla balena era l’ossessione locale: «Le storie narrate ai piccoli per farli addormentare parlavano di uccisioni di balene e fughe dai cannibali del Pacifico».

Quando la balena smette di essere un simbolo del male e diventa propulsore di effetti speciali la sua presenza in scena aumenta

Ma che rapporto c’è tra il romanzo di Melville, il libro di Nathaniel Philbrick e film di Ron Howard? Scrive Philbrick: «Il punto in cui termina il romanzo di Melville – l’affondamento della nave – fu semplicemente l’inizio dell’avventura dell’Essex». Ovvero: la differenza è che il romanzo Moby-Dick culmina con la caccia alla balena, mentre nella vicenda dell’Essex, dopo il naufragio causato dalla balena, cominciano gli orrori del cannibalismo dovuti alla sopravvivenza in mare (una sorta di romanzo di naufragio à la Robinson Crusoe).

Il risultato è evidentemente molto diverso. Come scriveva Alessandro Ceni nell’introduzione al Moby-Dick pubblicata da Feltrinelli (tradotto dallo stesso Ceni), il testo originale di Melville era di 470 pagine: «Di queste soltanto poco più di un centinaio si occupano del fatto in questione e, di queste cento, meno di trenta (gli ultimi tre capitoli, cioè la caccia vera e propria) riguardano il senso dell’intera narrazione». Si chiedeva Ceni: «E le altre 370 pagine circa che ci stanno a fare? Che cosa sono? Perché scriverle se non apportano alcunché all’argomento della fiction?».

Quando la balena smette di essere un simbolo del male e diventa propulsore di effetti speciali la sua presenza in scena aumenta. Il 3D cinematografico rende tutti i mostri spettacolari, con la conseguenza di addomesticare la loro inquietudine originaria, la balena si deve vedere, non può comparire solo alla fine. Per Ahab la balena è un limite invalicabile: «Maschere di cartapesta, altro non sono tutti gli oggetti visibili. Ma in ogni accadimento, nel vivo dell’azione, nel fatto inoppugnabile, un che di ignoto ancorché raziocinante preme dietro la maschera irrazionale imprimendovi la sue effigie. Come fa un prigioniero a venir fuori se non abbatte il muro? Per me quel muro è la Balena Bianca: me l’hanno addossato contro. A volte penso che al di là non ci sia nulla. Ma basta e avanza».

Stranded Whale

Nel film di Ron Howard, Melville è un ragazzotto con la barbetta che dice: «Non sono un grande scrittore ma questa storia mi ossessiona”. Il mozzo della Essex ormai canuto lo mette in competizione con l’autore della Lettera scarlatta, Nathaniel Hawthorne: “«vete mai letto Hawthorne? Quello è uno scrittore». Nel film, Melville ha già pubblicato un libro ma è in cerca di successo. Da come appare nella pellicola, tutto però sembra suggerire che la storia incredibile del mozzo è talmente potente che una volta resa romanzo lo scrittore diventare una stella della letteratura. La realtà fu molto diversa. Il successo dei primi libri di Melville tramontò proprio con la pubblicazione di Moby-Dick. Il suo libro successivo del 1852, Pierre, restò invenduto. Cinque anni dopo l’uscita di Moby-Dick i debiti di Melville erano tali che decise di vendere parte della sua fattoria. Divenne uno scrittore povero e senza lavoro. Il suocero si preoccupò del suo stato di salute e gli pagò un viaggio in Europa. Poi Melville tornò a New York dove trovò un lavoro alla dogana che lo impegnò per quasi vent’anni. A sessantasei anni pubblicò due volumetti di poesie che furono stampati in venticinque copie. Moby-Dick fu lodato proprio da Nathaniel Hawthorne, a cui era dedicato, ma Melville morì solo, senza lettori, e per aspettare il riconoscimento mondiale fu necessario arrivare al centenario della nascita, nel 1919.

Del Pequod si salva solo Ishmael, della Essex si salvarono in otto. Il Pequod e la Essex partono entrambi da Nantucket, ma il Pequod attraversa l’oceano Atlantico diretto verso sud e sfila sotto l’Africa, al Capo di Buona Speranza; la Essex scende invece verso sud e doppia Capo Horn. L’Ishmael di Melville si considera uno che «scrive di balene». Sa che per raccontare quella storia dovrà vacillare «sotto il fardello delle più gravide parole del dizionario». Da quando Cesare Pavese tradusse Moby-Dick nel 1932, tutti i traduttori italiani, mano al vocabolario, sanno che dovranno vacillare sotto il fardello della più gravida delle opere della letteratura americana. Ottavio Fatica ha fatto un lavoro di alta letteratura. Moby Dick è una sfida anche per i registi, lo sapeva bene già John Huston che girò il film Moby Dick nel 1956. Ron Howard ha girato un intrattenimento epico e retorico. Sono fortunati gli spettatori che vanno in sala oggi e i turisti che ogni giorno salpano a bordo di navi dei tour operator per avvistare le balene. Il male non c’è più.

Nel testo e in copertina: 1) 1835, cattura di un balena nell’Oceano Pacifico 2) 1598, una balena spiaggiata tra Katwyk and Schevelingen. In testata:  1850,  arpionamento di una balena da una barca. (Hulton Archive/Getty Images)
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