Hype ↓
13:17 mercoledì 8 aprile 2026
Dopo la tregua con l’Iran si è tornati a parlare della “teoria del TACO”, cioè del fatto che Trump Always Chickens Out, Trump si tira sempre indietro Il termine, coniato dal Financial Times, si applica ad almeno dieci occasioni in cui Trump ha fatto grandi minacce per poi battere in veloce ritirata.
Le foto che gli astronauti dell’Artemis II stanno scattando alla Terra e alla Luna sono fatte con l’iPhone Degli iPhone 17 Pro Max, per la precisione. Se siete amanti della fotografia, queste le impostazioni usate dagli astronauti: obbiettivo 2,715mm, apertura f/1.9 e flash disattivato.
Gli Strokes hanno pubblicato il loro nuovo singolo, “Going Shopping”, spedendolo a 100 fan in una musicassetta E assieme alla cassetta, uno slogan che dice tutto: «In the Flesh, it’s Even Sexier». Adesso c'è solo da aspettare l'uscita del nuovo disco, Reality Awaits.
L’anteprima mondiale della nuova stagione di Euphoria sarà al Coachella È la prima volta che al Coachella si tiene una prima di film o di una serie tv. L'appuntamento è per l'ultima notte del festival, per una proiezione sotto le stelle.
Grazie al Diavolo veste Prada 2, Anna Wintour è finita per la prima volta sulla copertina di Vogue assieme alla sua alter ego Miranda Priestly, cioè Meryl Streep Per l'occasione si è fatta intervistare da Greta Gerwig, mentre l'attuale direttrice di Vogue faceva da stenografa.
Dua Lipa sarà la curatrice di uno dei più importanti festival letterari d’Inghilterra, il London Literature Festival Dopo il successo del suo book club, la popstar sarà la guest curator della più longeva fiera del libro di Londra.
La Sydney Opera House ha pubblicato sul suo canale YouTube, integralmente e gratuitamente, il film-concerto di Thom Yorke È un concerto del novembre 2024 che finora si era potuto vedere solo live oppure per tre giorni al cinema nello scorso marzo. Adesso è disponibile per tutti.
L’ultimo post di Trump sulla crisi nello Stretto di Hormuz è così delirante che in molti iniziano a dirsi seriamente preoccupati della sua salute mentale Il Presidente si rivolge ai «crazy bastards» iraniani, minacciandoli di scatenare un «living in Hell» se non «open the fuckin’ Strait»: persino tra i Repubblicani inizia a esserci una certa inquietudine.

Censura nell’era della soggettività

Giornalismo e onestà intellettuale. Storia di "Le Mur", il controverso documentario francese sull'autismo (e l'approccio psicoanalitico a questa malattia) che fu rimosso da YouTube ed è tornato online a distanza di due anni.

05 Aprile 2012

Tocca fare una premessa: questo articolo, nei piani originali di chi scrive, sarebbe dovuto essere corredato da un video, perché parla di un documentario francese che è stato censurato in patria ma che fino a pochi giorni fa era fruibile su internet, con tanto di sottotitoli in inglese. Nel frattempo però il filmato è stato rimosso pure da YouTube, quindi mi trovo nella (spiacevole) situazione di parlarvi di un video che io ho visto ma che voi non potete vedere, il che ci rimanda all’annosa questione del rapporto di fiducia tra lettore/spettatore e giornalista di cui ha già scritto Cristiano de Majo.

Dunque, famo a fidasse: se non altro, potete trovare la sbobinatura dei dialoghi, tradotti in inglese, che un fruitore ha avuto l’accortezza di trascrivere in via del tutto ufficiosa all’inizio della querelle. Magra consolazione, perché da sole le parole non trasmettono appieno il messaggio del documentario.

Fatto il disclaimer, veniamo al punto: Le Mur (ou la psychanalyse à l’épreuve de l’autisme) è un documentario di circa 50 minuti, prima opera da regista dell’autrice televisiva Sophie Robert. Parla di autismo infantile e del modo in cui è curato in Francia. L’autrice segue una famiglia con due figli autistici, un bambino e un adolescente, intervista alcuni psicanalisti e giunge alla conclusione che l’autismo in Francia si cura tardi e male: tutta colpa di un sistema dominato dalla psichiatria, a sua volta influenzata dalla psicoanalisi. In particolare, Robert rinfaccia agli psichiatri/psicoanalisti di: 1) ignorare, per mero sciovinismo culturale, le terapie che seguono il modello cognitivo-comportamentale, che sarebbero più efficaci; 2) rinchiudere in strutture psichiatriche ragazzini che, se curati correttamente, potrebbero tranquillamente andare a scuola; e infine 3) mortificare i loro genitori, addossando la “colpa” dell’autismo infantile alle “madri frigorifero.”

Il documentario è stato messo in rete lo scorso settembre ed è stato proiettato in alcuni festival internazionali sull’autismo. A quel punto tre degli psicoanalisti coinvolti hanno fatto causa, sostenendo che la regista avesse apportato tagli tali da “snaturare il senso delle interviste” e farli “sembrare dei fanatici”. Hanno vinto. In base a una sentenza pronunciata dal tribunale di Lille, Robert deve sborsare un indennizzo e il documentario non può essere distribuito in Francia. La settimana scorsa, infine, il video è stato rimosso da YouTube – sotto richiesta, è bene precisare, degli stessi avvocati della regista.

Ne hanno parlato la Bbc (il podcast qui) e il New York Times (l’articolo qui), in termini generalmente favorevoli, più che al documentario di Robert, alla tesi della superiorità delle terapie cognitivo-comportamentali – in fondo, si trattava di difendere la superiorità del modello anglosassone rispetto a quello francese. In Italia ne ha scritto sul Venerdì di Repubblica Marco Filoni, che parla di “psicoanalisi come religione di Stato” in Francia; sul Sole24Oreè uscito un editoriale a firma di Gilberto Corbellini, che ha dato, letteralmente, dei “ciarlatani” agli analisti di scuola lacaniana. Uno di loro ha risposto, piuttosto piccato, su Repubblica.

In breve il dibattito è scaduto nel tifo in stile “giornalisti contro psicoanalsti”, titolo adatto alla candidatura come sequel di un noto film della Dreamworks. O stai con la libertà di espressione, o stai con Lacan. A nessuno – quasi a nessuno – è saltato in mente che forse la censura in una democrazia occidentale di un documentario, per quanto fazioso, è un fatto che merita di essere discusso indipendentemente dal fatto che la regista abbia torto o a ragione sull’autismo? Che è ora di farsi due domande sul senso di censurare un filmato che mette, per quanto faziosamente, in cattiva luce gli intervistati, in un’era che ha mandato in pensione il mito dell’oggettività?

Ho visto il documentario di Robert. Non mi è piaciuto. Se non fosse altro perché è una classica storia di vittime buone, carnefici cattivi: in questo caso i buoni sono la famiglia cicciottella con i figli autistici, i cattivi sono i professoroni che vogliono curarli ma-non-con-i-metodi-americani – il tropo qui assume una sfumatura anti intellettuale. Non sono un’esperta di autismo, quindi non do giudizi di merito sulla tesi avanzata dal documentario – in compenso però ho trascorso due estati ospite di una famiglia dove c’era anche un ragazzino autistico, e quel tanto mi è bastato per capire che film tipo Rain Man o libri come Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte fanno sembrare la cosa una passeggiata rispetto alla cruda realtà.

Il documentario mi è parso bruttino, oltre che di parte. Ma non è un buon ragione censurarlo, no? Passi interrompere la distribuzione, poi, ma arrivare a rimuoverlo da YouTube, cancellando ogni traccia… tra l’altro, avrei voluto saperne che cosa ne pensavano gli altri, cosa che non saprò mai perché il video online non c’è più. Mi ha allarmato, tra l’altro, la reazione da parte di un’associazione psicoanalitica italiana, che liquidava così chi ha protestato contro la censura: “Le sentenze dei tribunali come i matrimoni – si sa – non possono mai essere giudicate dall’esterno”. Un rogo di libri, la giustizia che è al di sopra dei giudizi.

Nel frattempo però ho dato un’occhiata al sito di sostegno per Sophie Robert – la cui tesi di fondo si può riassumere con “la psicoanalisi è responsabile del buco nell’ozono” – e mi hanno colpito la virulenza degli attacchi, il senso di missione buoni-contro-cattivi. Una caccia alle streghe.

Una volta una conoscente che fa comic journalism mi ha detto di non credere nell’obiettività, ma nell’onestà intellettuale. Il reporter sopra le parti non esiste più, ammesso che mai sia esistito: il solo fatto di scegliere un tema, una notizia, anziché un altro è una scelta soggettiva, se facciamo credere a chi ci guarda o ci legge di essere obiettivi, stiamo prendendo in giro qualcuno: «L’onestà intellettuale è l’unica nostra arma, fare sapere al nostro pubblico di non avere secondi fini».

Continuo a essere contraria alla censura, di ogni genere. Continuo a pensare che il documentario di Robert dovrebbe essere fruibile per tutti. Continuo a credere nel giornalismo soggettivo. Ma pure la disonestà intellettuale mi fa un poco tristezza.

Aggiornamento: a seguito di una sentenza della corte d’appello, il documentario Le Mur è tornato fruibile su Internet dal gennaio 2014.

Articoli Suggeriti
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Leggi anche ↓
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion

Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.

Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero