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01:16 venerdì 15 maggio 2026
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.

BRICS contro Nato? Fa così 2001

19 Aprile 2011

Uno apre il giornale, o Google News, e sembra di fare un salto indietro nel tempo, ai primi anni Duemila, quando il mondo occidentale si stava accorgendo che l’egemonia americana stava finendo. Che mentre noi (euro-nordamericani) e loro (il mondo arabo-musulmano) perdevamo tempo a scannarci, c’era tutta un’altra dimensione là fuori: un mondo fatto di giganti, in termini geografici e demografici, e che ormai erano pronti a essere tali anche nell’accezione economica del termine. Forti di una popolazione massiccia, una classe media in espansione, risorse naturali e/o know how tecnologico in grado di competere con il buon vecchio Occidente. In due parole: economie emergenti.

Nel 2001 “BRIC” era il neologismo sulla bocca di tutti, da quando l’economista Jim O’Neill aveva creato l’acronimo (che stava per “Brasile, Russia, India, Cina”) in un celebre articolo intitolato Building Better Global Economic BRICs. Per tutto il primo decennio degli anni Duemila l’ascesa dei Paesi BRIC è stata una sorta di mantra nei circoli diplomatici ed economici. Nel 2003 Goldman Sachs annunciava, con grande clamore, che nel giro di poco più di 20 anni le economie BRIC avrebbero superato quelle del G6. Nel 2007 il francese Dominique Moïsi, uno degli esperti di relazioni internazionali più quotati, scrisse uno storico articolo per Foreign Affairs, intitolato “Clash of Emotions.” In cui spiegava, in soldoni, che più che uno scontro di civiltà c’era uno scontro di emozioni in atto: da un lato il mondo arabo-musulmano, dominato dal senso dell’umiliazione, dall’altro le economie emergenti (anche se Moïsi non utilizza il termine BRIC), dominato dal senso di speranza e di fiducia nel futuro. In mezzo, europei e nordamericani, dominati dal sentimento della paura: paura del fondamentalismo islamico, ma anche di non essere più al centro del mondo, di essere superati e messi da parte dalle nuove potenze.

Le economie emergenti facevano paura. Il termine stesso “BRIC” aveva un che di incombente, un’accezione conflittuale.

Poi, ce ne siamo fatti tutti una ragione. È arrivato Obama, che dimostrando di essere al passo coi tempi ha fatto il suo primo viaggio presidenziale in Cina, anziché in Europa. E, del resto, le economie emergenti non sono più così emergenti: quella fase l’hanno già passata da un pezzo, come ha ammesso lo stesso Jim O’Neill, oramai sono delle potenze e basta. Quasi quasi non si sentiva più parlare di BRIC, anche se nel frattempo, da semplice acronimo, è diventata un’istituzione. Da quando Brasile, Russia, India e Cina hanno tenuto il loro primo vertice ufficiale nel giugno del 2009, a Yekaterinburg, in Russia. Nel frattempo il BRIC è anche diventato BRICS (con la S maiuscola), da quando si è aggiunto il Sudafrica lo scorso anno.

Quasi nessuno, che io ricordi, aveva subodorato un nuovo scontro di civiltà (termine peraltro passato un po’ di moda), a ancor meno c’erano ragioni di pensare che il BRICS intendesse contrapporsi alle potenze occidentali sul piano politico, per quanto ovviamente le priorità economiche fossero diverse.

Errore. In questi giorni, durante il vertice di Sanya, in Cina, il BRICS è entrato a gamba tesa nella guerra della NATO contro Gheddafi, criticando l’utilizzo della forza in Libia. Nella dichiarazione di Sanya (il testo completo qui) si legge:

We wish to continue our cooperation in the UN Security Council on Libya. We are of the view that all the parties should resolve their differences through peaceful means and dialogue in which the UN and regional organizations should as appropriate play their role. We also express support for the African Union High-Level Panel Initiative on Libya.

Dell’Alleanza Atlantica non si fa il nome, ma il messaggio sembra chiaro: cari occidentali, restatene fuori, lasciate la faccenda all’Unione Africana. Così siamo arrivati qui: BRICS contro Nato. Peccato. Fa così primi anni Duemila…

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