Hype ↓
18:22 martedì 24 marzo 2026
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.
Paul Thomas Anderson avrebbe riscritto la sceneggiatura del nuovo film di Scorsese per fare un favore a DiCaprio, e non è la prima volta che succede Era già successo con Killers of the Flower Moon, adesso la storia si ripete con il nuovo film di Scorsese, What Happens at Night. Sempre su richiesta (insistente) di Leo.
Dopo Bad Bunny e John Galliano, Zara fa la tripletta lanciando una collezione fatta assieme a Willy Chavarria La collezione si chiama Vatísimo e celebra le origini ispaniche del designer, con un video dove la protagonista è la top model degli anni '90 Christy Turlington.
Chappell Roan è diventata la persona più odiata del Brasile per colpa della sua guardia del corpo, di una bambina, di un calciatore, di un attore, di un sindaco e dei social La bodyguard ha rimproverato una bimba che si era avvicinata alla cantante. Poi si è scoperto che la bimba è figlia di persone molto famose e con molti follower sui social.

Bibi e l’Iran

Deadlines, Red lines, Red lights. Per Benjamin Netanyahu l'atomica di Teheran non è solo una minaccia, è il compito che gli è stato affidato dalla Storia.

03 Ottobre 2012

Quando Time Magazine ha messo Benjamin Netanyahu in copertina, il maggio scorso, il giornalista Richard Stengel ha tracciato il ritratto non banale di un leader politico profondamente segnato, se non ossessionato, dalla Storia. Figlio di uno dei padri fondatori della destra israeliana, nonché noto studioso dell’Inquisizione, fratello minore di un’icona di guerra degli anni Settanta, Netanyahu è al centro della politica di Israele da quasi vent’anni. “Bibi ha sempre in mente la Storia,” scrive Stengel, utilizzando il nomignolo israeliano (in Israele tutti hanno un soprannome) da tempo adottato pure dalla stampa occidentale. “Ma per essere una figura storica, bisogna fare la storia. Netanyahu è un politico o uno statista? Un costruttore o un generale? Sarà il leader che farà la pace con i palestinesi o quello che lancerà un attacco unilaterale, e potenzialmente devastante, contro l’Iran?”

Qualche giorno fa Netanyahu ha parlato davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Armato di cartellone semi-rigido con il disegno di una bomba in stile-ACME (di cui, naturalmente, abbondano le parodie), il primo ministro israeliano ha messo in guardia la comunità internazionale sul pericolo dell’atomica iraniana. “Pensate a che cosa ha fatto l’Iran finora, senza nucleare,” ha detto. Ora l’Iran è vicinissimo ad avere l’atomica – questo il messaggio – ha terminato le prime due fasi di arricchimento e, prestissimo, raggiungerà lo stadio di immunità per cui non potrà più essere fermato. Questione di mesi. “In questo stadio avanzato, c’è un solo modo per impedire con mezzi pacifici che l’Iran ottenga la bomba atomica. E cioè tracciare una linea rossa sul programma nucleare,” ha detto Bibi, prima di estrarre (letteralmente) il pennarello rosso.

In quel discorso, c’era tutto Benjamin Netanyahu. A cominciare dalla retorica – a tratti super witty all’anglosassone, eppure condita da un gusto per la provocazione caciarona tutto mediorientale.

Pochi mesi fa, Netanyahu aveva pronunciato un discorso simile alla convention dell’Aipac (American-Israel Public Affairs Committee), il più importante gruppo di pressione filo-israeliano d’America. Anche in quel caso, aveva lanciato un allarme contro l’atomica di Teheran. E’ il famoso discorso in cui dichiara, parafrasando un noto adagio: “Se sembra un’anatra, camminacome un’anatra, starnazza come un’anatra, allora è un’anatra! Solo che in questo caso è un’anatra nucleare!”. (Se ve la siete persa, guardate dal minuto 1:10; anche qui, come potete immaginare, l’uscita si è prestata all’ironia)

Ma, soprattutto, sono i contenuti a fare del discorso all’Onu un momento totally Bibi. Per Netanyahu l’Iran non è solo una delle tante minacce (Hamas, Hezbollah, la Siria, per dirne qualcuna…) che gravano sul suo Paese. È una missione, il compito che gli è stato affidato dalla Storia.

Sono quasi vent’anni che Netanyahu batte sullo stesso tasto: convincere gli americani a fermare l’atomica di Teheran, perché-il-tempo-sta-scadendo. E sono vent’anni che, cordialmente, gli americani lo rimbalzano. Quando fu eletto primo ministro per la prima volta nel lontano 1996, Netanyahu, che a quei tempi era uno dei più giovani capi di governo al mondo, fu invitato a parlare davanti al Congresso degli Stati Uniti. Il suo messaggio era molto simile a quello della scorsa settimana: “Solo gli Stati Uniti possono guidare lo sforzo internazionale per interrompere la nuclearizzazione dei Paesi terroristi,” ha detto, con un occhio chiaramente rivolto a Teheran. “Ma la deadline per raggiungere questo obiettivo è estremamente vicina.”

Nel suo discorso all’Onu della scorsa settimana, Netanyahu non ha fatto richieste specifiche agli Stati Uniti. Non ha parlato di interventi militari. Ha anzi detto che “tracciare una linea rossa” è “l’unico modo di impedire, con mezzi pacifici, che l’Iran ottenga la bomba atomica”. In altre parole: “Le linee rosse non causano guerre; le linee rosse evitano le guerre.”

Ma c’è chi ha interpretato il discorso come un tentativo di arruolare gli Stati Uniti in vista di una (ipotetica, è bene ricordare) azione contro Teheran. “Tutta questa storia delle ‘red lines’ e ‘deadlines’ è un modo, da parte di Israele, di spingerci a dire che, quando loro cominceranno a sparare, anche noi cominceremo a sparare,” ha spiegato l’ammiraglio in pensione Bobby Ray Inman, intervistato da Foreign Policy. In altre parole, Bibi starebbe cercando di tirare gli Usa per la giacchetta, nella speranza che, se gli americani ammettono che c’è un punto di non ritorno nella corsa iraniana all’atomica, quando Teheran supererà quella linea Israele si troverà, se non altro implicitamente, giustificata ad agire.

Una lettura forse un po’ drastica, ma che non pare così campata in aria, se si prende in considerazione un’altra uscita recente di Netanyahu. Che lo scorso mese, in una conferenza stampa a Gerusalemme, ha dichiarato: “Coloro che, nella comunità internazionale, si rifiutano di tracciare una linea rossa davanti all’Iran non hanno il diritto morale a porre un semaforo rosso davanti a Israele” (“Those in the international community who refuse to put red lines before Iran don’t have a moral right to place a red light before Israel”)

Red light”, “Red line”, e “deadlines” sono termini ricorrenti nel vocabolario di Netanyahu. L’Iran la sua missione. Non resta da chiedersi, come si era chiesta quella cover story del Time, se Netanyahu passerà alla Storia come il leader che avrà iniziato una guerra con l’Iran. “La domanda – scriveva Richard Stengel – è se Bibi sia un prigioniero della Storia o se sia in grado di scriverla.”

Articoli Suggeriti
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria

Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.

Anche prima che vincesse il No, questo era già il referendum più pazzo della storia d’Italia

Partita in maniera sommessa e discreta, la campagna elettorale è esplosa a ridosso del voto, regalandoci vette altissime di imbarazzo e incredulità. Altissime persino per i notevoli standard italiani.

Leggi anche ↓
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria

Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.

Anche prima che vincesse il No, questo era già il referendum più pazzo della storia d’Italia

Partita in maniera sommessa e discreta, la campagna elettorale è esplosa a ridosso del voto, regalandoci vette altissime di imbarazzo e incredulità. Altissime persino per i notevoli standard italiani.

Le elezioni in Slovenia sono state così combattute che è dovuto scendere in campo pure Slavoj Žižek, con un video molto Slavoj Žižek in cui invitava ad andare a votare

«Prendetevi 10 o 20 minuti domenicali per fare un salto alle urne, così poi potete andare a guardare una buona serie tv», questo il suo invito.

A conferma della fama di Parigi come paradiso dei ciclisti, il nuovo sindaco Emmanuel Grégorie ha festeggiato la vittoria alle elezioni facendo un bel giro in bicicletta per la città

Ha vinto con il 52 per cento dei voti e non ha perso l'occasione per ribadire che Parigi resterà una città antifascista, accogliente e sostenibile.

Per i palestinesi in Cisgiordania la tregua non è mai iniziata

L'accordo di pace firmato da Hamas e Israele nello scorso ottobre non ha cambiato la vita in Cisgiordania: le violenze dei coloni e dell'esercito continuano imperterrite.

Il più grande successo di Umberto Bossi è stata l’invenzione del personaggio di Umberto Bossi

È morto "l'inventore" della Lega e della Padania, il politico della canotta e del sigaro, il legislatore dell'indipendenza padana e delle frontiere chiuse. La sua eredità è in ogni gesto e in ogni parola della politica di oggi. Anche e soprattutto nelle peggiori.