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Lana Del Rey ha rimandato per l’ennesima volta l’uscita del suo nuovo disco, ma per farsi perdonare ha detto che nel frattempo ha quasi finito anche quello successivo Bisogna aspettare ancora un mese, come minimo, per ascoltare Stove e, forse, anche Spyda, i due album che l'artista definisce «tra i più belli che abbia realizzato».
Einaudi sta per pubblicare un nuovo libro di David Foster Wallace Esce il 25 agosto con il titolo Contro il fatalismo: è la tesi con la quale si laureò in metafisica, un saggio breve che affronta criticamente l’idea del fatalismo.
Le matite Ikea sono diventate uno degli strumenti più usati nelle sale operatorie perché sono gratis, sono piccole e scrivono benissimo sulle ossa A quanto pare, i chirurghi di mezzo mondo adorano questa matita e vorrebbero che Ikea ne producesse una linea pensata appositamente per loro.
Una ricerca ha scoperto che il cromosoma Y, quello che determina il sesso biologico maschile, sta letteralmente perdendo pezzi e potrebbe scomparire Quando i primi mammiferi sono comparsi sulla Terra, il cromosoma Y conteneva 900 geni. Oggi ne contiene appena 55 e continua a perderne.
Questo fine settimana, tra le colline toscane, si tiene la prima edizione di Metallic Memories, un nuovo festival dedicato a musica, cibo e cultura palestinese Due giorni di festa nell'azienda agricola Terrafranta, vicino Firenze, organizzati da Palestinian Sound Archive/Majazz Project.
Per impedire alle AI di rubare i testi altrui, un designer ha inventato un font che le AI non riescono a leggere Si chiama Ghost Font ed è basato su un'illusione ottica, un "trucco" nel quale le intelligenze artificiali cascano il 100 per cento delle volte.
Cicciolina è la protagonista della nuova campagna di Vivienne Westwood Scattata da Juergen Teller nello showroom di Belloni, tra salotti, studi e boudoir, Ilona Staller posa insieme a «un mix di amici e persone selezionate per strada».

Cos’è l’alt-left, la nuova sinistra reazionaria

Finalmente abbiamo una parola per indicare quella grande chiesa che va da Che Guevara fino a Vladimir Putin (e per spiegare il M5S agli stranieri)

10 Marzo 2017

Le etichette politiche sono una faccenda problematica, specie quando hanno un’origine poco chiara e sono legate all’hype del momento. Di buono, però, c’è che aiutano a inquadrare i fenomeni: sarà capitato a molti di osservare qualcosa, senza saper dare un nome a questo qualcosa, e di sentirsi un po’ confusi; poi però, quando si scopre che qualcuno ha coniato un termine, l’incertezza sulle nostre analisi si smorza, ecco, non ero solo io, questa cosa esiste e ha un nome. Chi legge la stampa anglofona avrà notato che negli ultimi mesi si è diffuso il termine “alt-left”: è un’espressione che già circolava da un po’ su siti di nicchia e sulle bacheche Facebook degli strippati di politica, ma che recentemente ha raggiunto anche testate mainstream, tanto che Vanity Fair ci ha dedicato un articolo nella sua edizione americana di questo mese.

Certo è una terminologia che solleva qualche problema (primo fra tutti: gente diversa l’utilizza per indicare cose diverse). Però, se utilizzata con criterio, torna utile per inquadrare una galassia che è sotto gli occhi di tutti ma a cui era difficile dare una forma: l’alt-left è quella parte della sinistra che non è soltanto anti-capitalista, ma anche anti-immigrazione; l’alt-left è quella parte della sinistra che osteggia la cosiddetta “identity politics” (il femminismo, l’attivismo per i diritti gay, la difesa delle minoranze etniche e religiose) con una veemenza tale da fare invidia alla destra; l’alt-left si crogiola nelle teorie complottiste ed è profondamente anti-sistema; infine ha un debole per i leader autoritari, e in particolare per uno che siede al Cremlino.

Alt-left non è prettamente sinonimo di sinistra estremista: è un suo sotto-insieme, e più precisamente quel sotto-insieme che flirta con idee che a conti fatti sono, beh, di destra. È, come suggerisce il nome, il contraltare dell’alt-right. L’espressione per il momento è utilizzata per indicare un fenomeno americano, ma potrebbe essere facilmente applicata a fenomeni europei e italiani (per esempio Diego Fusaro). E forse, potrebbe essere uno strumento utile per spiegare agli stranieri il Movimento Cinque Stelle e perché non è poi così unico il caso nostrano dove si combinano aspirazioni à la Podemos con elementi trumpiani: finalmente c’è una parola inglese per indicare quella grande chiesa che va da Che Guevara fino a Vladimir Putin.

Nel suo articolo su Vanity Fair, James Wolcott indicava come “summa” dell’alt-left WikiLeaks, Julian Assange, Glenn Greenwald e tutta una serie di sedicenti personaggi di sinistra che hanno votato Trump perché “è sempre meno peggio di Hillary”. Nella lista, Wolcott include anche Jacobin, la rivista marxista, ma forse in questo è stato un po’ azzardato, perché del marxismo si potranno dire molte cose, ma non che non abbia un’ideologia e una visione economica ben precise. Il tratto distintivo dell’alt-left consiste invece nel focalizzarsi unicamente sulla pars denstruens:

«La sinistra mainstream si è sempre concentrata sui programmi sociali ed economici. Aveva una visione ben chiara della società e le sue proposte per raggiungerla. Però anni di marginalizzazione hanno portato alla nascita di un nuovo tipo di sinistra, che non ha alcuna visione sociale o economica, è politicamente reazionaria e ha una visione del mondo basata su teorie del complotto», sintetizza Idrees Ahmad, editor della Los Angeles Review of Books, in una conversazione con Studio (Ahmad è stato uno dei primi a utilizzare in senso polemico, e da una prospettiva marcatamente di sinistra, il termine alt-left).

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L’alt-left si oppone prima di tutto alla sinistra liberal, come si è visto in America, in Italia e altrove, però non va troppo d’accordo neppure con la socialdemocrazia: «Mentre in passato la sinistra riconosceva il ruolo del governo nel fornire servizi e creare posti di lavoro, ora l’alt-left ha un’attitudine antagonista verso il governo che ricorda quella della destra libertaria. La sinistra del passato aveva sempre una componente di politica interna e si dava molto da fare in attività organizzate, come per esempio i sindacati, mentre adesso la preoccupazione principale è contestare l’Occidente», prosegue Ahmad.

Uno dei problemi, come accennato sopra, è che, non appena è stato coniato il termine alt-left, un po’ di gente ha iniziato a ricorrervi quasi a caso, per indicare chi non gli piaceva: così è capitato che i Repubblicani americani utilizzassero il termine alt-left per insultare i Democratici che volevano salvare la riforma sanitaria di Obama al Congresso; alcuni hanno provato a estenderlo all’ala più militante del campo progressista; e il risultato è che, da sinistra, c’è chi ha reagito sostenendo che l’alt-left non esiste, è un complotto della destra e dei clintoniani delusi dalla sconfitta elettorale. Il punto, però, è che l’alt-left non è una sinistra che va più a sinistra, è una sinistra che sta andando a destra, e nel senso peggiore del termine, abbracciando dei valori reazionari. Ed, evidentemente, esiste. C’è una «curiosa affinità» tra l’alt-left e l’alt-right, dice Ahmad, «basti pensare che Greenwald ha lodato l’“indipendenza” di Breitbart News oppure che Assange tesse le lodi dei media americani. Il punto è che c’è un’attitudine simile verso la politica, una visione del mondo analoga».

Nelle immagini Edward Snowden, Julian Assange, Laila Harre, Robert Amsterdam, Glenn Greenwald and Kim Dotcom in un convegno del settembre 2014 a Auckland, Nuova Zelanda (Hannah Peters/Getty Images).
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