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Addio, stop

L'ultimo telegramma "ufficiale" è stato spedito in India: nascita, ascesa e caduta di un mezzo di comunicazione che cerca di tornare sulla scena.

What hath God wrought! («Che cosa Dio ha creato»): questo è il testo del primo telegramma ufficiale trasmesso tramite un telegrafo. Era una citazione della Bibbia, tratta dal libro dei Numeri. Ad inviarlo fu Samuel Morse, il 24 maggio 1844: il messaggio percorse circa 66 chilometri, venne spedito da Washington e arrivò fino a Baltimora. L’ultimo telegramma ufficiale è stato invece spedito in India, quindici minuti prima della mezzanotte del 14 luglio 2013: lo ha inviato un cittadino indiano a Rahul Gandhi, il vicepresidente del Partito del Congresso Nazionalista (Ncp), come augurio per la campagna elettorale del prossimo anno.

Non è corretto dire però che il telegramma non sarà più utilizzato per comunicare, anche in India, nonostante in questi 169 anni di storia siano stati sempre meno i messaggi spediti via telegrafo. Si chiude però il capitolo della comunicazione ufficiale del telegramma, dato che il servizio della Bharat Sanchar Nigam Limited (Bsnl) – l’operatore statale di servizi di comunicazione indiano – era rimasto il solo a inviare messaggi “ufficiali”, cioè quelli scambiati tra i vari ministeri, nelle comunicazioni militari, in quelle marittime, dei tribunali, e per tutto quello che riguarda la comunicazione ufficiale dello Stato.

In Italia il servizio è ancora attivo, ed è gestito dalla Poste, ma per lo più è confinato a comunicazioni personali, per gli auguri o le condoglianze.

Questa decisione è stata presa dal governo esclusivamente per motivi economici, e non perché il telegramma sia diventato un mezzo obsoleto. Le pubbliche amministrazioni di tutti gli altri paesi del mondo avevano già adottato, durante l’ultimo decennio, nuovi e diversi sistemi di comunicazione, prima con i fax, poi con le e-mail. In Italia il servizio è ancora attivo, ed è gestito dalla Poste, ma per lo più è confinato a comunicazioni personali, per gli auguri di matrimonio o per le condoglianze alle famiglie dei defunti.

Il telegramma nacque dal bisogno di soddisfare due esigenze comunicative fondamentali: coprire lunghe distanze nel minor tempo possibile. Il telegrafo, infatti, non era altro che un sistema di comunicazione per la trasmissione a distanza che utilizzava stazioni successive di segnali rappresentati da codici, cifre e segni da trasformare in scrittura. Il termine telegrafia risale al 1792: fu usato per la prima volta da Charles Chappe, l’inventore del telegrafo ottico, il primo metodo moderno di trasmissione a distanza di segnali, in grado di comporre frasi.

Il telegramma inviato da Morse nel 1844 utilizzava invece un sistema elettrico: il messaggio si basava su un codice, conosciuto come Codice Morse, utilizzato per codificare le lettere dell’alfabeto in sequenze di impulsi elettrici. Morse, con l’aiuto di Alfred Vail, registrò il brevetto del suo sistema nel 1840: il Codice Morse originale consisteva in una combinazione di punti e linee, ognuna corrispondente a un numero. A sua volta ogni numero, inviato tramite l’uso del tasto telegrafico, corrispondeva a una parola, che poteva essere dedotta cercando il significato del numero in un apposito libro. Il Codice Morse divenne così lo standard per la codifica delle informazioni e aveva il vantaggio di poter essere usato per spedire telegrammi anche di notte e con scarsa visibilità, a differenza del telegrafo ottico.

In Italia il servizio telegrafico si sviluppò insieme a quello delle ferrovie: alla nascita del Regno d’Italia, nel 1861, c’erano una decina di servizi telegrafici in tutto il paese. Il servizio era gestito esclusivamente dall’amministrazione statale: il primo ministero fu creato nel 1889, con il nome di ministero delle Poste e dei Telegrafi. Negli anni successivi furono impiantati anche dei cavi sottomarini transnazionali, come quello che collegava la città di Brindisi all’Egitto e altri che attraversavano l’oceano Atlantico.

Il primo cavo che attraversava l’oceano fu costruito invece dall’Italcable nei primi anni Venti del Novecento e collegava l’Italia all’Argentina: il cavo partiva da Anzio e passava per Barcellona, Malaga, le isole Canarie, Capo Verde, Rio de Janeiro, Montevideo e arrivava a Buenos Aires. Sin dall’inizio i telegrammi sono stati scritti su uno specifico modulo e si pagava in base alle parole contenute nel testo. I messaggi venivano spediti dagli uffici telegrafici secondo determinate priorità: quelli con le sigle “postgen” o “szio” erano inviati immediatamente, poi la precedenza era riservata ai servizi di stato e all’amministrazione centrale per finire con le comunicazioni personali.

In Italia, dal 1964 la dettatura dei telegrammi era fornita dalla SIP (Società Italiana Per l’esercizio telefonico), che ne ebbe il monopolio fino al 1994. Gli operatori, che all’epoca erano quasi esclusivamente donne, battevano a macchina il testo dettato al telefono dall’utente. Si rileggeva il testo e poi, tramite un nastro trasportatore, il telegramma veniva inviato a un punto di raccolta dell’ufficio telegrafico principale.

Questo mondo non esiste più, non esistono più le operatrici, non esistono più i telegrammi di guerra e anche la comunicazione marittima, dal 1999, ha smesso di utilizzare il telegramma. Il telefono, seguito dalla telescrivente, dal fax e fino all’email, rappresentano i principali strumenti di trasmissione nelle comunicazioni ufficiali e private che negli anni anno preso il suo posto. Nel mondo però esistonoancora alcuni paesi, come Svezia, Belgio e Giappone, che hanno mantenuto il servizio degli ex monopoli statali, anche se non viene utilizzato nelle comunicazioni intergovernative, soltanto per un gusto nostalgico. Possiamo dire perciò che il telegramma esiste ancora, con le sue tariffe, ancora legate al numero delle parole che si vuole inviare.

Il telegramma, anzi, si è arricchito nel suo sviluppo tecnologico. Mandare un telegramma oggi è diventato ancora più facile, con i servizi online messi a disposizione da alcune aziende. Anche in Italia: sul sito di Poste Italiane la procedura da fare è semplice e rapida. Anche negli Stati Uniti il telegramma rappresenta ancora uno strumento su cui investire, come nel caso di iTelegram e di American Telegram, i cui affari vanno molto bene.

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