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La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

La storia del cibo spaziale, dalle M&M’s ai pasti caldi

04 Aprile 2013

Sono passati 51 anni dal primo spuntino spaziale. Era il 1962 e John Glenn, a bordo della navicella Friendship 7, gustò del succo di mela spremendolo da un tubetto, a mo’ di dentifricio. Da allora la gastronomia spaziale ha fatto qualche passo in avanti, rendendo i menu degli astronauti più vario, e portando nello spazio profondo prodotti di tutti i giorni come le M&Ms.

Proprio le M&M’s sono state le più votate nel concorso “Space Food Hall of Fame” indetto dalla Nasa, che per l’occasione ha ripercorso la storia del rapporto tra cibo e spazio. Alcuni di questi snack erano in realtà dei pastoni ultraenergetici (di quelli diffusi per uso civile durante e dopo la Seconda guerra mondiale), come Tang, la bibita al gusto di frutta creata dalla Kraft e arrivata sullo spazio (sempre in modalità dentifricio per adattarsi alla gravità zero). Quest’ultimo particolare fu ovviamente sfruttato nelle pubblicità del prodotto, come quella che segue.

Nel 1968 cominciarono le missioni Apollo e le nuove navicelle furono dotate di un piccolo congegno rivoluzionario, lo spoon-bowl (immagine seguente), una pistola in grado di reidratare cibo precedentemente liofilizzato, fornendo al personale di bordo un’ottima alternativa ai cibi da spremere.

Da tempo la Nasa stava lavorando a un alimento da consumare comodamente sullo spazio, a gravita zero, che fosse comodo e sicuro per gli astronauti e le apparecchiature. La risposta si trovò con le “barrette spaziali”, che divennero un must anche sulla Terra e furono inevitabilmente pubblicizzate, sull’onda del fascino per il cosmo suscitato dalla “corsa allo spazio” di quei anni.

E poi arrivò Skylab, la rivoluzione. Era il 1973 e per la prima volta gli astronauti poterono usare una sorta di mini-cucina spaziale, una macchina metà-frigo e metà-fornello con cui era possibile cuocere e conservare le pietanze. Sul sito della Nasa si può leggere una storia di Skylab in tre parti (a, b, c).

Nel 1981 iniziò l’era dello Space Shuttle e l’alimentazione comincia a essere pianificata da terra: gli astronauti concordavano con la Nasa il tipo di “menù” che avrebbero voluto durante la missione, e il tutto veniva organizzato in armadietti e consumato su vassoi speciali. Col tempo, sarebbe arrivato anche il gelato cosmico e le M&M’s spaziali (che la Nasa chiamava «candy coated chocolates» per non fare pubblicità a marchi commerciali). Ma perché proprio le M&M’s? Pare che tutto sia cominciato nel 1996, quando l’astronauta Shannon Lucid, in servizio nella stazione russa Mir, confessò che ciò che gli mancava di più della Terra erano proprio loro, le candy coated chocolates.

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