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La strana vita di un rifugiato siriano in Giappone

Mentre l’accoglienza e la distribuzione dei profughi in fuga da Siria, Libia e altre zone di guerra, è uno dei temi più delicati per l’Unione europea, è meno nota la storia dei rifugiati che arrivano in Giappone. Anche il Paese del Sol levante, infatti, ha accolto dei profughi siriani. Il fatto è che ne ha accolti davvero pochi. Si possono quasi contare sulle dita di una mano: sono sei.

In questo momento, si potrebbe fare notare, molte nazioni stanno chiudendo i confini, dimostrandosi poco ospitali nei confronti dei profughi. Nel caso specifico del Giappone, però, si tratta di un fenomeno ancora più marcato, che ha ragioni storiche e culturali. Il Paese asiatico è uno dei più omogenei al mondo dal punto di vista etnico e culturale, e a lungo ha fatto di questo un motivo d’orgoglio e coesione. Il risultato è che è restio ad accettare i richiedenti asilo, oltre che gli immigrati. Nel 2015 le autorità giapponesi hanno ricevuto più di settemila richieste d’asilo, ma ne hanno accettate soltanto 27, di cui, appunto, sei siriani.

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Proprio per il fatto che sono così pochi, la loro esperienza è inusuale, così il Washington Post ha dedicato loro una storia. Il quotidiano ha intervistato un giovane di 24 anni di nome Jamal, che attualmente vive nella città di Asaka. Prima di arrivare in Giappone, Jamal conosceva il Paese soltanto per via degli anime e dei manga: la sua famiglia era fuggita dalla Siria in Egitto nel 2013, e aveva fatto domanda di asilo politico alla Svezia, ma la richiesta fu rifiutata; così li ha fatti arrivare in Giappone un parente che viveva già lì perché aveva sposato una donna locale. Ora Jamal è spesso intervistato dai media nipponici perché il suo caso è veramente raro.

 L’ambasciatore giapponese in Iraq incontra dei profughi siriani, maggio 2015 (Safin Hamed/AFP/Getty Images); Cittadini festeggiano il compleanno dell’imperatore, dicembre 2004 (Photo by Koichi Kamoshida/Getty Images)
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