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13:23 sabato 13 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco la città, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno contestata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg A quindici anni da The Social Network, l'arduo compito di ereditare il ruolo di Zuckerberg passa a Jeremy Strong, la cui trasformazione fisica, segnata da un inedito capello rosso ossigenato, sta già dividendo i fan tra chi grida al colpo di genio e chi rimpiange l'interpretazione originale.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.
La FIFA aveva imposto il divieto di portarsi la propria bottiglietta d’acqua alle partite del Mondiale ma dopo le proteste dei tifosi e l’intervento di Mamdani è stata costretta a ripensarci Il sindaco di New York si è schierato con i tifosi dicendo che «nessuno dovrebbe rischiare la disidratazione perché i prezzi sono troppo alti».
La nuova impresa di Peter Thiel è una start up AI che aiuta i ricchi a querelare i giornalisti Si chiama Objection.ai e per una cifra che va da un minimo di 2 mila a un massimo di 15 mila dollari permette di smentire un articolo e denunciare un giornalista.

Memorie segrete della reggenza

Il libro-intervista di Cesare Romiti che svela la voglia di aprire il sipario sul privato della classe dirigente

05 Giugno 2012

Quando Giuseppe Berta era responsabile dell’archivio storico della Fiat, inventò un titolo, Bibliografiat, che è diventata un’espressione giornalistica: tutto quello che c’è da dire sulla Fiat e per estensione sul mondo torinese, gli Agnelli, le fabbriche e relativa letteratura. Ogni anno una decina di titoli. Quest’anno ci sono già alcune cose in giro. Per esempio, Il Fatto Quotidiano ha pubblicato una raccolta di articoli in occasione dello sciopero della Fiom del 9 marzo, “Marchionnemente”, ed è appena uscito da Editori Internazionali Riuniti “Vestivano alla marinara” – n.d.r.: vestivano con la enne – storia della Fiat dalle origini a Marchionne di Antonio Sciotto, giornalista del Manifesto (pag. 206, 16 euro). Ma, al momento, il titolo principale della Bibliografiat 2012, nella sua accezione più larga, è il libro intervista di Cesare Romiti, per vent’anni amministratore delegato e presidente della Fiat, con Paolo Madron, il direttore di Lettera43.it. Certo, il libro si intitola “Storia segreta del capitalismo italiano” (Longanesi, pag 287, euro 14,90), si parla di banche e poteri, di retribuzioni e stock-options, si parla molto di Enrico Cuccia, di Carlo De Benedetti (che avrebbe dovuto fare una prefazione, ma poi i due – lui e Romiti – non si sono accordati e il Corriere ne ha pubblicato uno stralcio), ovviamente di Gianni Agnelli, molto di Rcs, di politica e del Romiti privato. Tecnicamente la Fiat non è prevalente nel racconto, perché l’intervistato non ne parla volentieri. Ma in realtà nel bilancio della sua vita, e del racconto che ne scaturisce, la Fiat resta magna pars. Lì è diventato Cesare Romiti, lì ha costruito non solo una carriera, ma anche l’incarnazione di un certo modo fisico di esercitare e rappresentare il potere che comunque gli è rimasto addosso. Anche adesso, l’89enne Romiti nel suo road-show televisivo per promuovere il libro esibisce la fisicità degli anni della sua pienezza, quando la Fiat era egemone nel sistema economico e finanziario italiano e il suo capo operativo teneva il banco.

Libro divertente per gli appassionati, ma non solo per gli appassionati. Con alcune omissioni: un paese dove c’è poca concorrenza, dice Romiti, ma nessuna riflessione sull’acquisizione di Alfa Romeo da parte della sua Fiat (in compenso qualche aneddoto sul rapporto con Romano Prodi, che voleva insegnare alla Fiat di Vittorio Ghidella il mestiere di fare le auto); nessun rimpianto, dice Romiti, ma anche nessun riferimento al rapporto con Ghidella, con Gianluigi Gabetti o con Umberto Agnelli; nessun giudizio su Sergio Marchionne (in questo caso Komarovski, il primo amante di Lara, non parla volentieri di Zivago); e anche nessun ripensamento o considerazione su uno degli aspetti più interessanti della vita di Romiti dopo la Fiat: il tentativo di fondare una dinastia economica, quando uscito dalla Fiat si trova a essere il leader di Gemina, con interessi che vanno dal Corriere della Sera, primo quotidiano italiano e luogo di sintesi delle élite economiche, fino alle grandi opere, affidando ai figli un progetto di continuità che poi non andrà in porto.

Eppure proprio sul versante privato, la storia viene fuori – grazie anche al mestiere di Paolo Madron. Un capitolo dedicato alle donne, agli amori tardivi e alla vita coniugale, che è una interessante testimonianza di come tutto sia cambiato anche nella rappresentazione che le classi dirigenti danno di sé. La separazione tra vita pubblica e vita privata – che è stato un tratto costante dell’establishment politico ed economico primorepubblicano, ancora intriso di cultura risorgimentale, e poi dei tanti pudori del boom, parrocchiali, bernabeiani, comunisti – sfuma nei venti anni successivi e si confonde in una grande vita in diretta dove anche gli amori di un ex-titanico capo azienda fanno capolino mescolati ai sensi di colpa nei confronti di una moglie tradita. Insomma, il bling bling dei tempi moderni, la chiacchiera, il sipario aperto, l’accantonamento della riservatezza, la vita autonarrata, non è solo un affare berlusconiano. E così, in un certo senso, c’è una questione non soltanto formale che viene fuori da queste memorie della reggenza. E cioè se la ri-costruzione di una classe dirigente che sappia guidare un paese da rifondare, debba passare anche dal formulario con cui potenti ed ex potenti ricompongano il loro passato.

Foto: Vittorio Zunino Celotto / Getty Images News

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