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I detenuti di Bollate hanno fatto un album trap e rap interamente scritto, registrato e prodotto all’interno del carcere Si chiama 30 OP, è composto da 13 brani e ed è ora disponibile su tutte le piattaforme musicali.
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Sofia Coppola sta festeggiando i venti anni di Marie Antoinette con una mostra alla Reggia di Versailles Gli spazi del Petit Trianon ospitano costumi, accessori, moodboard, sceneggiature annotate, fotografie, schizzi preparatori, elementi di scenografia e anche alcune sequenze del film proiettate negli stessi ambienti in cui furono girate.
Il fatto che sempre più biblioteche permettano di prendere in prestito gli ebook sta portando a un calo delle vendite delle librerie Una ricerca sostiene che il prestito digitale fa diminuire gli acquisti soprattutto nelle prime settimane dopo l'uscita, quelle in cui si decide il destino commerciale di un libro.
El Niño ha causato delle piogge così intense da far sbocciare migliaia e migliaia di fiori nel deserto di Atacama, uno dei luoghi più aridi del mondo È un fenomeno chiamato "deserto fiorito": 15 ettari di deserto improvvisamente coperti di fiori bianchi, viola e gialli.
Dopo aver riportato al cinema le streghe, i lupi mannari e i vampiri, Robert Eggers farà la stesa cosa con Romeo e Giulietta E siccome gli piacciono gli adattamenti infedeli, il film non si intitolerà Romeo e Giulietta e potrebbe non essere ambientato a Verona.
In Israele sta iniziando a mancare l’acqua potabile perché Israele ha distrutto gli impianti di depurazione a Gaza Dal 7 ottobre 2023 i bombardamenti hanno distrutto il 90 per cento delle infrastrutture idriche e fognarie di Gaza. E adesso questo è diventato un problema anche per Israele.

Stefano Sollima, il fuoriclasse del cinema di genere

Evoluzione del regista che ha cambiato la serialità italiana: da Romanzo Criminale a ZeroZeroZero, la miniserie presentata in anteprima alla Mostra di Venezia.

06 Settembre 2019

Quando era bambino, Stefano Sollima ha frequentato i set del papà, Sergio Sollima, e ha cominciato a imparare i segreti della regia: come ogni cosa, anche casualmente, finisca per allinearsi, per mettersi in ordine, per rispondere a un disegno più grande. La scintilla, ha raccontato a Malcom Pagani su Vanity Fair, è scoccata quando aveva appena 14 anni, e quando tutto gli sembrava vecchio e solenne, e a modo suo impossibile. Giovanissimo, ha iniziato a domandarsi come veder realizzati i suoi sogni. Poi ha cominciato a lavorare come aiuto, dietro le quinte, finché non si è ritagliato il suo posto nelle fiction Rai come La squadra.

Il vero salto, però, Sollima l’ha fatto con Romanzo Criminale – la serie, il big bang della serialità italiana. Aveva intuito qualcosa, e l’aveva inseguito; aveva messo in scena la storia di un gruppo di ragazzacci emarginati e arrabbiati. E aveva creato un racconto epico, sontuoso, in cui bene e male erano solo parole, due sfumature tra mille. Romanzo Criminale cambiò ogni cosa. E non solo per Sollima, ma per l’Italia intera, per Sky che la mandava in onda, e per Cattleya che l’aveva prodotta.

Da quel momento, Sollima è diventato Sollima, il regista, l’innovatore, l’uomo che ha dato i natali alla serialità moderna in Italia; colui che, prima di tutti, ha avuto una visione e ha deciso di inseguirla. ACAB è stato il suo primo film, e anche qui, come in Romanzo Criminale, qualcosa è cambiato: la prospettiva del racconto s’è defilata, e l’importanza dell’intrattenimento, anche in una storia così seria, così terribile, così drammatica, ha rivestito un ruolo centrale.

Nell’idea di Sollima di cinema – e di televisione – lo spettatore è la prima cosa, il primo ricevente, il primo che, messo davanti allo schermo, deve esaltarsi. Non importano la fama («il mio modello», ha detto a Il Messaggero «è Terrence Malick. Uno che nessuno sa che faccia abbia e all’autorappresentazione di sé e alle parole compiaciute, ha sempre anteposto le idee, la sostanza delle cose e il lavoro») o il successo; quelli, se vengono, vengono dopo. E Sollima è riuscito a costruirsi una carriera di conferme, di storie straordinarie, e di titoli che – poco o tanto, velocemente o lentamente – hanno cambiato il mondo che lo circondava.

Una scena di ZeroZeroZero

Dopo ACAB, Sollima ha diretto Gomorra – la serie, ed è stato capace, anche dopo Romanzo criminale, di mettere maggiormente a fuoco quello che, a livello internazionale, sono le serie tv. Ha capito la necessità di un racconto che non mostrasse i cattivi solo come cattivi, ma che ne raccontasse le ombre e le luci, anche se si trattava di criminali incalliti. Ha transennato un piccolo universo nella Napoli più popolare, e lì ha puntato la sua telecamera; ha scelto attori sconosciuti, e ha insistito per una lingua: il napoletano. Una delle cose che disse subito dopo aver visto uno dei primi montaggi di Gomorra fu: «Abbiamo fatto una cazzata». Perché Gomorra era un fulmine a ciel sereno; era pura rivoluzione, pura innovazione, una cosa che, in Italia, non era mai stata fatta prima: il genere, il crime, la violenza. Il suo secondo film, Suburra, è stato – se possibile – ancora più estremo. Ha preso due attori come Alessandro Borghi e Greta Scarano, e li ha trasfigurati: irriconoscibili, meravigliosi, assoluti. Due maschere di genere. Persino Claudio Amendola, personaggio popolare per eccellenza, in Suburra interprete di Samurai, si è trasformato. Il male, il male vero; e poi l’umanità. E sempre quella regola sacrosanta: bisogna appassionare, bisogna dire qualcosa di interessante; bisogna avere una morale, uno scopo, un’intenzione precisi.

Sollima ha plasmato i suoi film e le sue serie a sua immagine e somiglianza. Ha fatto sempre quello che ha voluto. Anche quando è stato chiamato in America per dirigere il sequel di Sicario, Soldado, è riuscito – col solo talento, con la sua visione – a imporsi ai produttori. All’inizio, ha ammesso, aveva paura di dover scendere a compromessi; ma alla fine quello che ha messo in scena, è un film suo, con la sua firma, con la sua visione. Assolutamente riconoscibile. È un western in cui gli elicotteri si inseguono come cavalli lanciati al galoppo, in cui la polvere avvolge ogni cosa, e in cui Josh Brolin e Benicio Del Toro assumono consistenza.

Ora è il turno di ZeroZeroZero, la nuova serie degli Sky Studios, di Canal+ e Amazon Prime Video, prodotta da Cattleya e da Bartlebyfilm e presentata in anteprima alla Mostra di Venezia. È una miniserie, proprio come voleva Sollima, uno così convinto della necessità di raccontare storie compiute e contenute, che dopo la seconda stagione di Gomorra ha deciso di lasciare. In ZeroZeroZero, che ha creato insieme a Leonardo Fasoli e Mauricio Katz, racconta lo spaccio della cocaina come non era mai stato raccontato prima. Almeno non in Italia. La serie è tratta dall’omonimo romanzo-inchiesta di Roberto Saviano, pubblicato da Feltrinelli Editore nel 2013 e arriverà su Sky nel 2020. I primi due episodi, quelli firmati da Sollima, sono puro intrattenimento di genere. Western, crime, drammi. E dentro ci ritrovi tutta la sua storia:  i colori di Gomorra, la sua estetica, la sua flemma; ci ritrovi Soldado, e ci ritrovi pure ACAB. Più storie, più linee temporali, più personaggi.

Sollima è un’eccellenza italiana, un’eccezione, nel nostro mercato. Un’eccezione che merita più spazio e più visibilità, e che è stata notata all’estero e che viene costantemente reclamata (prossimamente girerà un film con Michael B. Jordan, e Colt, da un soggetto di Sergio Leone). È un fuoriclasse, Sollima. È il nostro fuoriclasse, il nostro campione: non il numero 10, ma il numero 9. Quello che ha visione d’insieme e un piano preciso, che insieme al talento innato può contare sull’intelligenza della pratica e dell’esperienza. È il papà della serialità italiana, ed è il nostro migliore regista di genere.

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