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Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

In Corea del Sud c’è un servizio gestito da sole donne che dal 1971 vende yogurt per strada

24 Novembre 2020

A Seul non è difficile vedere delle donne sorridenti con divise beige e rosa sfrecciare su eleganti carretti motorizzati. Sono le “yakult ajumma”, rivenditrici di yogurt diventate un fenomeno pop in Corea del Sud. Sono solo donne e dagli anni ’70 vendono lo Yakult, uno yogurt dolce inventato negli anni trenta in Giappone: in molte comunità del Paese hanno assunto un ruolo sociale, trasformandosi in madri, figlie e zie dei loro clienti. «Io consegno yogurt ma anche gioia e buone energie» ha detto la signora Kang al New York Times, assicurando come alcune persone, specialmente gli anziani, siano entusiasti nell’avere a che fare con donne forti e lavoratrici, pronte a elargire sorrisi e premure.

“Ajumma” è una parola coreana usata in maniera affettuosa per descrivere signore di mezza età con figli (è l’equivalente del nostro “signora”). Nei primi anni Settanta una iper produzione di latte in Corea portò il governo a creare una bevanda probiotica dolce derivante dal latte fermentato, molto pubblicizzato all’epoca per la salute intestinale. L’azienda giapponese partner di Korea Yakult, produttrice della bevanda, aveva già sperimentato nel paese nipponico il servizio a domicilio gestito da donne, che venne adottato anche in Corea del Sud. Le prime impiegate furono madri desiderose di contribuire all’economia familiare, nonostante in principio il lavoro non fosse certo facile, i carretti infatti erano colmi di ghiaccio per rinfrescare le bevande, perciò pesanti e scomodi da manovrare.

Oggi le ajumma yakult in Corea del Sud sono circa 11mila, il che fa di loro una delle più grande reti di vendita e di consegne formata da sole donne al mondo. La metà di loro può essere vista girare per Seul, in sella ai loro eleganti frigoriferi mobili chiamati CoCos, abbreviazione di “cold and cool”, introdotti nel 2015 per combattere al concorrenza di camion refrigerati e negozi molto più economici. Le ajumma hanno preso parte al fenomeno che negli anni Settanta portò molte donne fuori dalle proprie case in cerca di lavoro, come cameriere o venditrici ambulanti, per finanziare l’educazione dei figli o elevare lo status della famiglia. La grinta che permise loro di farsi valere sul luogo di lavoro creò stereotipi che vedevano le donne lavoratrici come aggressive, ma queste “fattorine” di yogurt ribaltarono allo stesso tempo la figura della donna mite e timida dedita ai figli e ai lavori domestici, restituendo dignità a queste instancabili lavoratici. 

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