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16:29 lunedì 24 agosto 2026
C’è un film d’animazione così brutto che sta diventando campione d’incassi perché le persone vanno a vederlo per accertarsi che sia davvero così brutto Niu Lai è il film del momento in Cina, prodotto dell'ingegno di una madre e un figlio senza nessuna esperienza e formazione in cinema d'animazione. E si vede.
Le donne iraniane si stanno togliendo il velo e stavolta il regime è troppo impegnato nella guerra con gli Usa per farci qualcosa La repressione non si ferma, ma ormai le donne che semplicemente rifiutano di mettere l'hijab sono troppe per perseguirle e condannarle tutte.
A Jeff VanderMeer è piaciuta moltissimo la copertina della traduzione italiana del suo ultimo romanzo, Absolution Così tanto che le ha dedicato un post su Instagram, definendo «just stunning» il lavoro di Einaudi e di Lorenzo Ceccotti.
In tutta Europa la vendemmia non è mai iniziata così presto (e sì, anche in questo caso c’entra la crisi climatica) In Sicilia, Franciacorta, Trentino, Toscana, Borgogna, Champagne, Portogallo, Spagna. Si è iniziata la raccolta già a luglio, in alcuni casi.
Grazie al successo dell’Odissea di Nolan, il Met di New York ha deciso di esporre al pubblico la più antica “copia” esistente dell’Odissea di Omero Un papiro risalente all'Egitto tolemaico, che contiene tre versi assenti nella versione canonica dell'opera.
Quattro anni dopo Aftersun, la regista Charlotte Wells ha finalmente annunciato il suo nuovo film Verrà presentato a settembre al New York Film Festival, è un corto che racconta la vita della leggendaria batterista Paula Spiro.
Il più grande baobab del Madagascar sta morendo e la causa della sua morte (ovviamente) è la crisi climatica Ha vissuto per più di mille anni. Poi sono arrivate le piogge eccessive e le infezioni fungine. E adesso non c'è più niente da fare.
Il nuovo film di Jonathan Glazer è un documentario girato con una videocamera dai bambini di Gaza, dell’Ucraina, del Sudan e dello Yemen Joy of Joys, questo il titolo scelto da Glazer per il film, verrà presentato al prossimo New York Film Festival.

X, Y, Glee e Dawson’s Creek: una lotta generazionale

25 Ottobre 2011

Una volta era più facile: c’era la generazione che ha fatto il ’68, quella del ’77 e, più in generale, la categoria dei baby boomers, cresciuta durante il boom economico degli anni ’50 e i primi ’60. Ora non è più così: in tempi di incertezza economica (e non solo: anche culturale e sociale), i confini delle generazioni si sono fatti meno chiari e segnati. L’ultima di cui si ha un ricordo concreto è la Generazione X, non a caso direttamente successiva a quella dei baby boomer (raccoglie quelli nati dal 1965 e il 1980).

La generazione Y, successiva alla X, è invece frastagliata e divisa in fazioni, come sta dimostrando un dibattito nella stampa statunitense tra giornalisti under 45, divisi sulla generation in cui sentono di far parte. Dimenticatevi la MTV Generation: la scorsa settimana, la 27enne Noreen Malone del New York magazine ha spiegato come sia difficile fare parte della Millenian Generation (quella nata a cavallo con il nuovo millennio), fatta di gente sfortunata, il cui destino le costringe ad affrontare questa crisi senza precedenti – ed ereditata dal passato (leggi: generazione X) – rimanendo comunque certa di poterne uscire. E fare di meglio. Sì, anche di meglio della X o della Y.

Un articolo che ha provocato la stizzita replica di Matt Honan di Gizmodo, esponente della Generazione X particolarmente stanco della retorica de “la prima generazione che vivrà peggio dei suoi genitori dopo decenni di prosperità”. Bugie, risponde Honan dal suo blog, allegando pdf esemplificativi su come, dopo tutto, anche negli ’70 bisogna darsi da fare. Riassumendo in una frase, Honan risponde così al pezzo del New York:

La generazione X è stanca delle tue stronzate.

Anche Slate si è così accodato alla polemica proponendo delle micro-generazioni basate sugli show televisivi che più hanno segnato le adolescenze: si va dalla Generation Catalano (dal nome di un personaggio di My So-Called Life, andata in onda negli Usa nel biennio 1994-1995) alla Dawson’s Creek generation, per non dimenticare la Glee generation.

Si diceva all’inizio che i confini tra una generazione (o micro-generazione) e l’altra si fanno sempre più confusi. Pare che le serie televisive adolescenziali diventeranno un’ottime discriminante generazionale, anche se finirà per abbassare la durata di una generazione a circa un paio d’anni (a seconda anche dal successo della serie).

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