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16:03 sabato 14 marzo 2026
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Kim Jong-un e sua figlia vestiti uguali che sparano assieme al poligono di tiro sono la più surreale immagine di genitorialità mai vista La giovane Kim Ju Ae, erede designata del Supremo leader, ha mostrato le sue doti balistiche in una splendida giornata padre-figlia al poligono.
Degli scrittori hanno creato un logo da apporre sui libri per far sapere ai lettori che sono scritti da un umano e non dall’AI La Society of Authors chiede a tutti gli editori di appore il logo "Human Authored" sulla quarta di copertina dei libri, per salvare l'editoria dall'AI.
I Fugazi hanno pubblicato un album “scartato” che avevano registrato trent’anni fa con Steve Albini È la prima versione dell'album che è poi diventato In on the Kill Taker. Tutti i proventi andranno all'ente benefico fondato da Albini, Letters Charity.
Dopo quasi un millennio, l’Inghilterra si è decisa ad abolire definitivamente i seggi ereditari della Camera dei Lord Ne erano rimasti 92, che il governo laburista ha cancellato. Concedendo ad alcuni Lord, però, di diventare parlamentari a vita.
I protagonisti di The Voice of Hind Rajab, candidato all’Oscar per il Miglior film internazionale, non saranno alla cerimonia perché gli Usa vietano l’ingresso ai cittadini palestinesi Ad annunciarlo sono stati gli attori e le attrici del film, con una dichiarazione congiunta pubblicata sui loro profili social.
È stato annunciato il sequel di KPop Demon Hunters ma i registi hanno già detto che ci sarà molto da aspettare prima di vederlo Maggie Kang e Chris Appelhans hanno messo le mani avanti e avvisato i fan: i tempi di lavorazione saranno lunghi, molto lunghi.
La nuova Guida suprema dell’Iran ha detto di aver scoperto di essere la nuova Guida suprema dell’Iran guardando la tv Lo ha fatto nel suo primo messaggio alla nazione, letto da un annunciatore sui canali della tv di Stato. Per il momento, il nuovo ayatollah ancora non si è fatto vedere in pubblico.

Woody Allen e i suoi adorabili cliché

Dal 6 maggio il regista torna al cinema con Rifkin’s Festival, un film pieno di stereotipi invecchiati nella forma e nella sostanza, eppure in qualche modo efficaci.

05 Maggio 2021

Forse dobbiamo a Woody Allen anche la regia occulta del corto “L’anteprima milanese di Rifkin’s Festival”: un gruppo di adulti critici cinematografici si ritrova, dopo circa otto mesi di chiusura delle sale, nel foyer dell’Anteo a metà mattina di un venerdì, per una commedia omaggio al mito del cinephile, piena di citazioni in bianco e nero dei capolavori di Truffaut, Bergman, Fellini, e pure ambientata durante un festival del cinema, quello di San Sebastian. Cosa si può volere di più? Giacche di velluto e spolverini occupano le poltrone vuote per Dpcm, la sala profuma di disinfettanti chic – alla menta piperita, al limone di Sicilia – e le chirurgiche nascondono a malapena i sorrisi entusiasti dei tifosi che tornano allo stadio a vedere la loro squadra, il cinema d’autore, nella sua versione Just Eat, ovvero le commedie romantiche d’amori e tradimenti che il regista americano da anni propone come tappe di una lunga crociera turistica nel “pittoresco” europeo. Come ogni crociera il cibo non è granché – la sceneggiatura surgelata, data di scadenza non rintracciabile – l’experience spesso deludente e prevedibile, ma il panorama e il comfort garantito dagli extra (un fantastico Wallace Shawn che indossa il phisique du rôle di Allen, un paio di dialoghi e battute ciniche pronte per la top ten, Louis Garrel) giustificano il prezzo del biglietto.

Nessun imprevisto, ma c’è comunque qualcosa che affascina oggi in Rifkin’s Festival e nel cinema di Woody Allen, ovvero l’uso reiterato, quasi sfacciato e provocatorio, di cliché ormai giurassici, stereotipi invecchiati nella forma e nella sostanza, eppure così sorprendentemente efficaci. C’è il misantropo, bruttarello e in età (Shawn), professore di cinema che sogna di scrivere il romanzo definitivo, spostato con una bella e più giovane ufficio stampa (Gina Gershon) che non mancherà di rivendicare la proprietà di una serigrafia di Andy Warhol che i due tengono in casa. Il festival spagnolo diventa il set di una crisi di coppia, all’interno di un’appena accennata seduta di psicanalisi, in cui lei s’innamora di un giovane regista impegnato e tanto fico quanto superficiale e antipatico (Garrel dice che il suo film potrà portare finalmente la pace tra Israele e Palestina!), mentre lui e la sua ipocondria vengono sedotti da una dottoressa spagnola che soffre l’infedeltà del marito, bevitore e pittore.

Ecco, sono così démodé, così fuori tempo massimo, i cliché di Allen, da essere quasi illegali. A pensarci bene, qualcuno vorrebbe davvero renderli illegali, perché maschilisti, misogini, tarati su un’idea dei rapporti tra i sessi antica e non paritaria. Eppure basterebbe poco per liberare Allen e i suoi fan dalla gogna, almeno in Italia: guardiamolo come fosse il nostro Checco Zalone, genio della satira e consapevole attore dei nostri peggiori difetti, quelli che una volta sfottuti e fustigati possiamo di nuovo usare come fossero un capo vintage, fuori moda ma “ci siamo affezionati”. Certo la bolla di Woody è più stretta di quella di Checco, i suoi normal people sono perlopiù nostalgici invecchiati o giovani vecchi, ma entrambi non promettono di trasformare i nostri difetti in pregi e il mondo in posto migliore. Per quello oggi c’è l’attivismo degli influencer, e il personaggio di Garrel nel film assomiglia un po’ al Fedez di questi giorni, quando annuncia al suo ufficio stampa di voler dire qualcosa d’importante sulla fame nel  mondo: «Immagino tu sia contrario», gli dice Rifkin/Shawn/Allen, così, perculandolo un po’, sempre dalla parte del torto ovviamente. Ma funziona lo stesso.

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