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06:57 lunedì 26 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Woody Allen e i suoi adorabili cliché

Dal 6 maggio il regista torna al cinema con Rifkin’s Festival, un film pieno di stereotipi invecchiati nella forma e nella sostanza, eppure in qualche modo efficaci.

05 Maggio 2021

Forse dobbiamo a Woody Allen anche la regia occulta del corto “L’anteprima milanese di Rifkin’s Festival”: un gruppo di adulti critici cinematografici si ritrova, dopo circa otto mesi di chiusura delle sale, nel foyer dell’Anteo a metà mattina di un venerdì, per una commedia omaggio al mito del cinephile, piena di citazioni in bianco e nero dei capolavori di Truffaut, Bergman, Fellini, e pure ambientata durante un festival del cinema, quello di San Sebastian. Cosa si può volere di più? Giacche di velluto e spolverini occupano le poltrone vuote per Dpcm, la sala profuma di disinfettanti chic – alla menta piperita, al limone di Sicilia – e le chirurgiche nascondono a malapena i sorrisi entusiasti dei tifosi che tornano allo stadio a vedere la loro squadra, il cinema d’autore, nella sua versione Just Eat, ovvero le commedie romantiche d’amori e tradimenti che il regista americano da anni propone come tappe di una lunga crociera turistica nel “pittoresco” europeo. Come ogni crociera il cibo non è granché – la sceneggiatura surgelata, data di scadenza non rintracciabile – l’experience spesso deludente e prevedibile, ma il panorama e il comfort garantito dagli extra (un fantastico Wallace Shawn che indossa il phisique du rôle di Allen, un paio di dialoghi e battute ciniche pronte per la top ten, Louis Garrel) giustificano il prezzo del biglietto.

Nessun imprevisto, ma c’è comunque qualcosa che affascina oggi in Rifkin’s Festival e nel cinema di Woody Allen, ovvero l’uso reiterato, quasi sfacciato e provocatorio, di cliché ormai giurassici, stereotipi invecchiati nella forma e nella sostanza, eppure così sorprendentemente efficaci. C’è il misantropo, bruttarello e in età (Shawn), professore di cinema che sogna di scrivere il romanzo definitivo, spostato con una bella e più giovane ufficio stampa (Gina Gershon) che non mancherà di rivendicare la proprietà di una serigrafia di Andy Warhol che i due tengono in casa. Il festival spagnolo diventa il set di una crisi di coppia, all’interno di un’appena accennata seduta di psicanalisi, in cui lei s’innamora di un giovane regista impegnato e tanto fico quanto superficiale e antipatico (Garrel dice che il suo film potrà portare finalmente la pace tra Israele e Palestina!), mentre lui e la sua ipocondria vengono sedotti da una dottoressa spagnola che soffre l’infedeltà del marito, bevitore e pittore.

Ecco, sono così démodé, così fuori tempo massimo, i cliché di Allen, da essere quasi illegali. A pensarci bene, qualcuno vorrebbe davvero renderli illegali, perché maschilisti, misogini, tarati su un’idea dei rapporti tra i sessi antica e non paritaria. Eppure basterebbe poco per liberare Allen e i suoi fan dalla gogna, almeno in Italia: guardiamolo come fosse il nostro Checco Zalone, genio della satira e consapevole attore dei nostri peggiori difetti, quelli che una volta sfottuti e fustigati possiamo di nuovo usare come fossero un capo vintage, fuori moda ma “ci siamo affezionati”. Certo la bolla di Woody è più stretta di quella di Checco, i suoi normal people sono perlopiù nostalgici invecchiati o giovani vecchi, ma entrambi non promettono di trasformare i nostri difetti in pregi e il mondo in posto migliore. Per quello oggi c’è l’attivismo degli influencer, e il personaggio di Garrel nel film assomiglia un po’ al Fedez di questi giorni, quando annuncia al suo ufficio stampa di voler dire qualcosa d’importante sulla fame nel  mondo: «Immagino tu sia contrario», gli dice Rifkin/Shawn/Allen, così, perculandolo un po’, sempre dalla parte del torto ovviamente. Ma funziona lo stesso.

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