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13:03 mercoledì 1 luglio 2026
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.
A Balenciaga piace così tanto Substack che è diventata la prima maison di moda a farci una partnership La maison utilizza la piattaforma da tempo: lì ha annunciato l'arrivo di Piccioli e fa anche le dirette streaming delle sfilate
Oltre a quella di Nolan, quest’anno uscirà anche un’altra Odissea: un audiolibro lungo 13 ore narrato dalla voce di Michael Caine clonata con l’AI L'ha fatto l'azienda AI ElevenLabs e sì, Michael Caine ha dato il consenso a clonare la sua voce e no, l'audiolibro non c'entra niente con il film.
Quella per trovare l’ombra, quella per cercare le fontanelle, quella per lamentarsi del caldo e tutte le app di cui abbiamo scoperto di avere un disperato bisogno per colpa dell’ondata di caldo E si chiamano rispettivamente shademaps.app, fontanelle.org e troppocaldo.it. Difficilmente potremo farne a meno nel futuro.
La Filmoteca Española, la Cineteca Nazionale italiana, la Cinémathèque Française e il Filmmuseum di Monaco lavoreranno assieme per ricostruire il leggendario Don Chisciotte di Orson Welles Un'"alleanza" per compiere un'impresa considerata impossibile: portare finalmente a termine il sogno che Welles inseguì per tutta la vita.
Mamdani è riuscito a bloccare per almeno un anno l’aumento dell’affitto di quasi metà delle case di New York «Una vittoria storica per gli inquilini di New York», così il sindaco ha commentato la decisione, ufficializzata dal voto del Rent Guidelines Board.
Dua Lipa ha aperto in Portogallo una biblioteca tutta dedicata a libri censurati o vietati Si chiama Manifesto Library e raccoglie cento libri, divisi in quattro sezioni: potere, controllo, voce e memoria.
Senza il “contributo” degli esseri umani l’ondata di caldo in Europa ci sarebbe stata lo stesso ma la temperatura sarebbe stata di almeno 3,5 gradi più bassa Lo dimostra una ricerca del World Weather Attribution, che ha analizzato i dati climatici di 854 città in 30 Paesi europei.

WikiLeaks e rivolte arabe

29 Aprile 2011

Nulla di nuovo sul fronte occidentale. Qui da noi ce lo siamo detti e ridetti, quando è scoppiata la cosiddetta bomba di WikiLeaks: nessuna bomba, nulla che già non si sapesse. Era forse un segreto che Berlusconi ama i party ed è particolarmente amico di Putin? Era forse un segreto che Robert Mugabe è stato un “disastro economico” (ah gli eufemismi dei diplomatici) per lo Zimbabwe? Era forse un segreto che i Paesi arabi sono terrorizzati dall’atomica iraniana? Per essere al corrente di questi fatti non c’era alcun bisogno di Assange, bastava leggere (e neppure con troppa attenzione) Limes o Internazionale.

Ma sul fronte orientale, le cose cambiano. Se osserviamo l’effetto WikiLeaks nei Paesi arabi scopriamo che pure lì, tutto sommato, la gente (o, meglio, un certo tipo di gente colta e bene informata) non è rimasta gran che stupita dalle rivelazioni di Assange. La differenza, piuttosto, era che prima d’allora in quei Paesi dove la libera stampa è poco più di un’utopia, nessuno era abituato a vedere quelle verità, ovvie o meno, discusse nella pubblica piazza. La bomba è scoppiata, con un effetto liberatorio ai limiti del piacere dionisiaco, perché per la prima volta i cittadini, abituati a sorbirsi le retoriche di regime sempre più astruse dalla realtà e senza il minimo contraddittorio, si sono ritrovati in panciolle a guardare servizi di al-Jazeera che dicevano, nero su bianco: il re è nudo.

Prendiamo la reazione di Sandmonkey, star della blogosfera egiziana, nonché uno dei protagonisti della rivolta anti-Mubarak (sequestrato e menato dalla polizia, sito oscurato, finché ha potuto ha inondato il mondo di informazioni grazie a un twitter pirata via Giordania). Per lui le rivelazioni di Assange sono state come un “bel Karma in azione”: “Grazie a WikiLeaks mi sono sentito come un bambino che per la prima volta poteva ascoltare i discorsi dei grandi. Per anni ho aspettato il momento in cui la retorica araba si sarebbe scontrata con la realtà, e adesso ci sono le prove che l’Egitto sta aiutando Israele nell’isolare Hamas, che Mubarak non nutre altro se non il disgusto più totale nei confronti dei Fratelli Musulmani, e che l’intera regione araba non ne può più delle menzogne iraniane e vedrebbe di buon grado un Iran disarmato, o addirittura bombardato dagli Usa o da Israele.”

Ora, Sandmonkey era uno di quelli che queste cose le scriveva sul suo blog da anni. Ma allora perché tanto entusiasmo? Perché descrivere WikiLeaks come “un momento di gloria per il mondo arabo”? Perché “la dicotomia tra la retorica e le azioni [dei regimi arabi] è stata finalmente smascherata davanti al popolo. Told you, it was glorious!”. E ancora: “Adesso i governi arabi non sanno che pesci pigliare. Senza volere, Assange ha obbligato la Realpolitik del mondo arabo a fare un enorme passo avanti verso il presente.” Adesso è forse un po’ tardi per chiedersi se la bomba WikiLeaks ha svolto, direttamente o indirettamente, un ruolo determinante nello scatenare le piazze arabe. Certo è che, in tempi ancora non sospetti, Sandmonkey scriveva: “Avvisatemi quando scoppia la Terza guerra mondiale. Il pop corn lo offro io”

Tratto dal numero 1 di Studio

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