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Vita segreta di un museo di storia naturale

Nelle immagini dietro le quinte di Klaus Pichler gli animali imbalsamati sembrano acquistare una seconda vita fatta di umorismo, assurdità, malinconia.

18 Novembre 2015

Sfogliando le immagini del libro Skeletons In The Closet ho ripensato al cortometraggio fotografico di Chris Marker, La jetée. «Verso il cinquantesimo giorno s’incontrano in un museo pieno di animali senza tempo», dice la voce del narratore che accompagna la scena di un incontro romantico al museo di storia naturale. I protagonisti, una donna e un uomo persi tra i «paesaggi del tempo interiore» si ritrovano circondati da enormi animali immobili, che rimandano all’ossessione per il tempo del protagonista, che vorrebbe imbalsamare i ricordi come gli animali del museo.

L’evidente e oggettiva fossilizzazione del tempo che si riscontra in un museo di storia naturale è forse la ragione della forte fascinazione che provo per queste installazioni di animali immobili, e probabilmente Klaus Pichler sarebbe d’accordo con me. Il fotografo austriaco, classe 1977, racconta com’è nata l’idea del libro: una sera a Vienna passeggiava casualmente dalle parti del museo di storia naturale e, notando una luce ancora accesa, si è affacciato alla finestra di un seminterrato e ha visto una stanza vuota dove le uniche presenze erano un computer, una scrivania e un’antilope impagliata in un angolo.

Da quel giorno decide di voler curiosare negli spazi meno conosciuti dell’enorme struttura composta da più di 600 stanze e mostrare i retroscena non accessibili al pubblico. Il progetto, che ha occupato il fotografo per quattro anni, presenta più di 60 scatti che ritraggono gli abitanti degli scantinati e dei magazzini del museo. Tra le creature più disparate, uno squalo che sbuca da dietro l’angolo, un orso in ascensore, una rana che sbircia da sotto un telo, un procione che si specchia e una famiglia preistorica che sembra discutere questioni importanti accomodata in un salottino. Con estrema attenzione a non spostare o ri-arrangiare gli oggetti trovati, le immagini di Klaus Pichler sembrano dare agli animali imbalsamati una seconda vita. Come se sbirciassimo dietro le quinte di uno show, la serie ci mostra con umorismo e assurdità creature immortalate che interagiscono tra loro; le immaginiamo infastidite di essere state scoperte e colte di sorpresa.

Sembra sempre che quello che sta dietro alle cose, quello che non possiamo vedere ma solo immaginare, sia molto più interessante di quello che abbiamo davanti, per questo le immagini di Klaus ci affascinano e soddisfano la nostra voglia di curiosare.

Tutte le immagini Klaus Pichler / Anzenberger
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