Hype ↓
02:28 sabato 20 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
All’improvviso Rick Rubin ha annunciato che questo fine settimana torna in Toscana per la seconda edizione del suo Festival of the Sun Anche questa volta l'annuncio è arrivato all'ultimo momento: festival gratuito, basta prenotarsi e presentarsi domenica 21 a Colle Val d’Elsa, vicino Siena.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
Tra le opere meno conosciute di David Hockney ci sono delle bellissime illustrazioni che fece per le sue fiabe preferite dei fratelli Grimm Le realizzò nel 1969 e le tavolo vennero raccolte tutte in un volume, pubblicato un anno dopo, intitolato Six Fairy Tales from the Brothers Grimm.
A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.

Virgil Abloh ha cambiato il mondo

È morto a soli 41 anni il direttore creativo di Off-White e Louis Vuitton, che con il suo approccio multidisciplinare ha ridisegnato l’industria della moda.

29 Novembre 2021

La notizia si è diffusa domenica sera, con un comunicato ufficiale di Lvmh che annunciava la morte, a soli 41 anni, di Virgil Abloh. A stroncarlo una rara forma di cancro, l’angiosarcoma cardiaco, che gli è stato diagnosticato nel 2019 – nel settembre di quell’anno aveva annunciato che si sarebbe preso una pausa e in molti parlarono di “burn-out”, la verità era molto più grave – e che da allora Abloh ha combattuto in privato, fino all’epilogo di ieri. Fondatore di Off-White e direttore creativo della linea maschile di Louis Vuitton dal 2018, Abloh è stato una delle figure centrali nell’industria della moda come la conosciamo oggi e a lui si deve uno dei cambi di prospettiva più grandi che il settore ha vissuto negli ultimi anni. Osservando amici, colleghi, addetti ai lavori ma soprattutto i fan che oggi gli rendono omaggio sui social, l’impatto della sua figura è innegabile. Sarebbe facile, in questo momento, snocciolare i suoi traguardi, ricordare che Kanye West l’ha scelto per guidare il suo collettivo Donda quando aveva solo 22 anni, e che insieme hanno costruito un immaginario, da Been Trill a Pyrex fino a Yeezy e Off-White, dove il merchandising, la musica, il culto della personalità ma soprattutto di un gruppo di creativi, celebravano una specifica scena performativa, di cui tutti avrebbero voluto far parte e che avrebbe stravolto il modo in cui avremmo inteso l’identità culturale di un marchio.

«We are the culture», ha detto West nel 2013 in quell’intervista da Zane Lowe che sembra lontana anni luce, ma in quel “We” c’erano lui e c’era Virgil Abloh, lo studente di Architettura e Ingegneria originario di Rockford, in Illinois, che a Chicago aveva trovato la sua famiglia adottiva, e insieme a loro c’erano tutte quelle persone, artisti, designer, musicisti, che avrebbero dato vita ai tanti progetti su cui i due avrebbero messo la loro firma. Dentro c’era un intero movimento, quello dello streetwear, che esisteva da decenni e che arrivava ora al riconoscimento mainstream che in parte, certo, lo avrebbe snaturato, ma che ne confermava una volta per tutte l’energia esplosiva che lo ha sempre animato.

Quando Giorgio Di Salvo, uno dei suoi collaboratori italiani, lo aveva intervistato per Rivista Studio nel 2018, Abloh gli ha detto una cosa a cui ho ripensato molto da quando ho letto la notizia della sua scomparsa: «Voglio fare delle cose che siano l’incarnazione di un’idea e voglio vedere fino a dove può spingersi quella mano di cui ti parlavo prima. Voglio disegnare un aereo. Voglio disegnare un grattacielo. E voglio che queste cose siano considerate normali [per qualcuno che viene dalla moda, ndr] e non “avant-garde”». In questa frase c’è tutta la filosofia di Virgil Abloh e c’è il senso del suo lavoro, c’è tutta la sua curiosità intellettuale e il suo inesauribile entusiasmo verso il conoscere e l’appropriarsi, in maniera genuina, di tutto quello che non sapeva, lo stesso entusiasmo che si ritrova nelle chat che oggi amici e conoscenti pubblicano su Instagram, una cosa che può essere anche considerata poco elegante, e forse lo è, ma quanti nella posizione di Abloh rispondevano personalmente su Whatsapp ai suoi collaboratori? Quanti erano così alla mano, disponibili, generosi?

Virgil Abloh è stato il primo afroamericano a dirigere una casa del lusso francese, e Louis Vuitton nientedimeno: alla sua prima sfilata per il marchio, nel giugno del 2018, ha invitato più di mille studenti dalle scuole di moda della città (una cosa che succede spesso a Parigi, non a Milano) e ha regalato a ognuno di loro un invito/t-shirt di buon auspicio, per loro e per sé stesso. Il suo senso di comunità non è mai stato storytelling, ma una storia vera e propria, la sua, che nessuno ha saputo raccontare meglio di lui, direttore creativo ma anche dj, seguito da quasi 7 milioni di persone su Instagram.

L’orgoglio dell’appartenenza, la rivendicazione del proprio percorso e del movimento che ha contribuito a ingrandire e rendere così rilevante per persone così diverse fra loro, ma anche l’apertura insaziabile verso il mondo: molte volte gli è stato rimproverato, anche da persone all’interno di quella comunità che volente o nolente si è trovato a rappresentare, quel suo approccio onnivoro, a metà tra l’ingenuità e la scaltrezza che è tipica di quelli che le cose le intuiscono prima degli altri. Ikea, Nike, Dr. Martens, il Museum of Contemporary Art di Chicago, i BTS fra gli altri: l’idea di “collaborare” era naturale per uno come lui, per la sua formazione, culturale e sentimentale, e l’allargamento multidisciplinare la conseguenza logica di un modo di pensare che è sempre stato il suo modo di intendere il mondo. No, Virgil Abloh non era uno stilista né un designer nel senso stretto del termine. Ma la moda non è stata più la stessa dopo di lui.

Articoli Suggeriti
La liquidazione di Sunnei è la prova che non è tutto oro ciò che è in hype

E non è una questione di stile o di creatività, ma di un sistema che non tutela i marchi indipendenti più amati dalla critica.

Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani

Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.