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17:29 martedì 4 agosto 2026
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.
La crisi climatica sta causando un nuovo tipo di gentrificazione e stavolta la vittima non sarà la città ma la provincia Lo dimostra una ricerca della Universitat Autònoma de Barcelona: aree con più verde, meno popolate e lontane dal centro stanno diventando le più appetibili. E costose.
L’unica pasticceria al mondo che ha il permesso dello Studio Ghibli per fare dolcetti di Totoro è quella della cognata di Hayao Miyazaki Si chiama Shiro-Hige’s Cream Puff Factory e ne produce pochissimi alla volta: accaparrarseli è difficile quasi come riuscire a visitare il Ghibli Park.
Uno dei motivi della crisi di Ceuta sarebbe una sentenza della Corte Suprema spagnola che stabilisce che i migranti che arrivano in Spagna a nuoto non possono essere respinti Migliaia di persone sono entrate in una settimana aggirando a nuoto un frangiflutti. Non possono essere respinte perché non hanno aggirato nessuna barriera fisica.
Per festeggiare il 25esimo anniversario di Drukqs, Aphex Twin ha fatto una ristampa del disco in vinile, cd e pure musicassetta Con questa ristampa Aphex Twin raggiunge anche un traguardo personale: ora tutti i suoi album sono disponibili in vinile.

Vedere Hockney a Londra

“A Bigger Picture”, alla Royal Academy fino al 9 aprile. Virtuosismi, ubriacature e novità irritanti

24 Gennaio 2012

“Il più grande pittore britannico vivente”, “Il Maestro con l’iPad”, “L’artista che fa tutto da solo” (contrariamente ai Young British Artists che non sanno tenere un pennello in mano): raramente una mostra di pittura ha ricevuto un battage mediatico più intenso. Londra è in fermento per “A Bigger Picture”, la mostra di David Hockney, che la Royal Academy che ha appena aperto e durerà fino al 9 di aprile. Portatevi un romanzo russo perché c’è la fila.

Hockney ha lasciato la California d’adozione – ci ha vissuto per trent’anni – per tornare nel suo Yorkshire, un posto che dalla California – soprattutto dai suoi colori e dalla sua cultura – non potrebbe essere più lontano: tanto colorato, luminoso e beatamente pop il paesaggio della prima quanto scuro, intenso e severo quello del secondo. È proprio per questo contrasto che se ne fuggì negli anni Sessanta, oltre che per cercare un luogo dove poter vivere in santa pace (si fa per dire) la sua omosessualità.
Qui ha continuato a dipingere con febbrile costanza, dedicando ogni oncia della propria creatività all’osservazione della natura. Il risultato è questa mostra enorme, imponente, più di 150 quadri molti dei quali dipinti negli ultimi otto anni. Non ha resistito all’offerta fattagli dalla RA: le superfici della galleria costituivano una sfida e un onore anche per un colosso come lui.
Colosso, sì. Hockney, a 75 anni d’età e una reputazione inattaccabile, può fare quello che vuole. Dopo tutto, è l’autore di quel A Bigger Splash su cui gioca il nome della mostra e che ormai rivaleggia con le Marilyn e le Campbell Soup di Warhol nel rappresentare l’oggi. Ha dunque letteralmente crivellato le auliche pareti della Royal Academy di paesaggi dello Yorkshire, tele che ti aggrediscono nella loro vastità e delirio cromatico, una sorta di naturalismo lisergico dove i verdi, i gialli, i rosa blu e viola cantano elettricamente il trionfo apparente di una natura contaminata. Le prime tre sale preparano il terreno con alcuni lavori degli esordi, tanto per illustrare il percorso dell’artista da giovane, soprattutto la sua idea paesaggistica, il senso della visione dello spazio, la composizione. Catturano, di questa fase, i collage fotografici degli anni Ottanta, una sorta di cubismo pop che mette in discussione l’idea stessa di percezione spaziale, come Pearblossom Highway, 11-18 April 1986.

Si passa poi a lavori più recenti, fino a quelli commissionati dal museo londinese, ossessive e laboriose analisi della luce e del cambio delle stagioni: alcuni lasciano basiti, altri commuovono, altri ancora irritano. Il climax operistico si tocca in The Arrival of Spring in Woodgate, East Yorkshire in 2011, in cui l’esplosione della primavera viene registrata in 51 stampe dall’Ipad (sì, l’iPad: mai dire a un anziano Maestro, soprattutto uno che ha vissuto in California, che non sa “stare al passo con i tempi”) dominate da un immenso quadro in fondo alla sala.
La mostra è un’ubriacatura pseudonaturalistica in cui la ripetizione ha un ruolo doppio nel definire l’arrogante umiltà di Hockney: commuove l’idea dell’anziano maestro che dipinge en plein air e con il cavalletto ogni giorno si reca davanti al sentiero del bosco natio; irrita la magniloquenza, il soprannumero, il veder questo immenso talento messo al servizio degli alberi anziché degli uomini. Chissà, forse ha pensato – non del tutto a torto – che di alberi non ce ne sono abbastanza mentre di uomini ce ne sono troppi.
Uno show di Hockney sta alla pittura come un nuovo film di Spielberg sta al cinema: è un virtuoso del colore che dipinge in figurativo, ad onta di tutti i critici “astrattolatri” che ininterrottamente, da anni, credono di poter archiviare per sempre la narrazione della realtà. Ma ci sono figure come appunto Hockney, e Lucien Freud prima di lui, a smentire continuamente la fine del figurativo, nonché a dare ai suoi (un po’ bigotti, diciamo la verità) difensori la certezza che solo il pittore che sappia dipingere sia tale. Damien Hirst è stato avvertito.

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