Libri per l'estate ↓
16:42 martedì 28 luglio 2026
La traduttrice dell’Odissea alla cui opera Nolan si è ispirato per il suo film ha detto che Odissea di Nolan è orribile da ogni punto di vista Emily Wilson, autrice della più recente traduzione del poema in inglese, ha firmato una delle più brutali stroncature del film: «Se la sceneggiatura l'avessi scritta io, me ne vergognerei», ha detto.
La devastazione causata dagli incendi in Francia e Spagna è seconda solo a quella causata dalla Seconda guerra mondiale Macron ha parlato di tempeste di fuoco e della situazione più difficile dal '45. Sánchez ha detto che questa ormai «non è più un'eccezione. È la regola».
Un uomo di New York è stato sfrattato dal suo appartamento perché aveva troppi libri Lui si chiama Mendel Uminer, libri posseduti: 10 mila. Sfratti subiti: 1, perché il suo ex padrone di casa considerava tutta quella carta una violazione delle norme antincendio del condominio.
Le colonne di fumo generate dagli incendi in Francia e Spagna sono talmente grandi che al loro interno si stanno formando dei temporali Si chiamano pirocumulonimbus e sono nuvole che si generano direttamente dentro il fumo degli incendi, con tanto di fulmini e raffiche di vento.
L’annuncio di una sua terza e incostituzionale candidatura alla presidenza degli Usa non è nemmeno lontanamente la cosa più assurda fatta da Trump alla Cena dei Corrispondenti Faccette, sfottò, insulti a giornalisti, attori e politici, aneddoti su mucche investite e poi, alla fine, il "grande annuncio".
Se è così difficile vedere un film in IMAX 70mm è perché negli ultimi 50 anni non è stato costruito un solo nuovo proiettore IMAX 70mm E non è stato costruito perché (tra le altre cose) IMAX, l'azienda, ha perso i progetti originali di questi proiettori e ora non sa più come costruirli.
A causa del caldo estremo e della crisi climatica, in Europa c’è una nuova forma di siccità Secondo gli scienziati, questa nuova siccità non è più dovuta alle poche piogge ma alle temperature troppo elevate. E trovare dei rimedi è difficilissimo.
I proprietari di Myspace dicono che Myspace sta per tornare, un’altra volta Lo hanno annunciato Chris DeWolfe e Tim Vanderhook, gli stessi che però avevano annunciato la stessa cosa già nel 2013, con scarsi risultati.

Vedere Hockney a Londra

“A Bigger Picture”, alla Royal Academy fino al 9 aprile. Virtuosismi, ubriacature e novità irritanti

24 Gennaio 2012

“Il più grande pittore britannico vivente”, “Il Maestro con l’iPad”, “L’artista che fa tutto da solo” (contrariamente ai Young British Artists che non sanno tenere un pennello in mano): raramente una mostra di pittura ha ricevuto un battage mediatico più intenso. Londra è in fermento per “A Bigger Picture”, la mostra di David Hockney, che la Royal Academy che ha appena aperto e durerà fino al 9 di aprile. Portatevi un romanzo russo perché c’è la fila.

Hockney ha lasciato la California d’adozione – ci ha vissuto per trent’anni – per tornare nel suo Yorkshire, un posto che dalla California – soprattutto dai suoi colori e dalla sua cultura – non potrebbe essere più lontano: tanto colorato, luminoso e beatamente pop il paesaggio della prima quanto scuro, intenso e severo quello del secondo. È proprio per questo contrasto che se ne fuggì negli anni Sessanta, oltre che per cercare un luogo dove poter vivere in santa pace (si fa per dire) la sua omosessualità.
Qui ha continuato a dipingere con febbrile costanza, dedicando ogni oncia della propria creatività all’osservazione della natura. Il risultato è questa mostra enorme, imponente, più di 150 quadri molti dei quali dipinti negli ultimi otto anni. Non ha resistito all’offerta fattagli dalla RA: le superfici della galleria costituivano una sfida e un onore anche per un colosso come lui.
Colosso, sì. Hockney, a 75 anni d’età e una reputazione inattaccabile, può fare quello che vuole. Dopo tutto, è l’autore di quel A Bigger Splash su cui gioca il nome della mostra e che ormai rivaleggia con le Marilyn e le Campbell Soup di Warhol nel rappresentare l’oggi. Ha dunque letteralmente crivellato le auliche pareti della Royal Academy di paesaggi dello Yorkshire, tele che ti aggrediscono nella loro vastità e delirio cromatico, una sorta di naturalismo lisergico dove i verdi, i gialli, i rosa blu e viola cantano elettricamente il trionfo apparente di una natura contaminata. Le prime tre sale preparano il terreno con alcuni lavori degli esordi, tanto per illustrare il percorso dell’artista da giovane, soprattutto la sua idea paesaggistica, il senso della visione dello spazio, la composizione. Catturano, di questa fase, i collage fotografici degli anni Ottanta, una sorta di cubismo pop che mette in discussione l’idea stessa di percezione spaziale, come Pearblossom Highway, 11-18 April 1986.

Si passa poi a lavori più recenti, fino a quelli commissionati dal museo londinese, ossessive e laboriose analisi della luce e del cambio delle stagioni: alcuni lasciano basiti, altri commuovono, altri ancora irritano. Il climax operistico si tocca in The Arrival of Spring in Woodgate, East Yorkshire in 2011, in cui l’esplosione della primavera viene registrata in 51 stampe dall’Ipad (sì, l’iPad: mai dire a un anziano Maestro, soprattutto uno che ha vissuto in California, che non sa “stare al passo con i tempi”) dominate da un immenso quadro in fondo alla sala.
La mostra è un’ubriacatura pseudonaturalistica in cui la ripetizione ha un ruolo doppio nel definire l’arrogante umiltà di Hockney: commuove l’idea dell’anziano maestro che dipinge en plein air e con il cavalletto ogni giorno si reca davanti al sentiero del bosco natio; irrita la magniloquenza, il soprannumero, il veder questo immenso talento messo al servizio degli alberi anziché degli uomini. Chissà, forse ha pensato – non del tutto a torto – che di alberi non ce ne sono abbastanza mentre di uomini ce ne sono troppi.
Uno show di Hockney sta alla pittura come un nuovo film di Spielberg sta al cinema: è un virtuoso del colore che dipinge in figurativo, ad onta di tutti i critici “astrattolatri” che ininterrottamente, da anni, credono di poter archiviare per sempre la narrazione della realtà. Ma ci sono figure come appunto Hockney, e Lucien Freud prima di lui, a smentire continuamente la fine del figurativo, nonché a dare ai suoi (un po’ bigotti, diciamo la verità) difensori la certezza che solo il pittore che sappia dipingere sia tale. Damien Hirst è stato avvertito.

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