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L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Perché è un bene non rispondere alle mail

14 Gennaio 2019

Nell’odierna società iperconnessa, il “sovraffollamento” della posta elettronica è un problema che riguarda praticamente tutti, ma forse dovremmo cambiare il nostro approccio all’argomento. The Atlantic mette infatti in discussione il modello “Inbox Zero”, coniato nel 2007 dal blogger Merlin Mann per invitare le persone a svuotare continuamente, o meglio a organizzare in maniera certosina le proprie email. Nonostante le centinaia di articoli a tema, la diffusione di programmi ad hoc come Polymail, Superhuman o Slack, riceviamo lo stesso sempre più messaggi, soprattutto dai software creati dalle aziende per contattare i consumatori: nel 2017 nel mondo sono circolate 269 miliardi di mail al giorno, un numero che entro il 2021 potrebbe crescere fino a 333 miliardi. L’articolo, ripreso di recente dal Guardian, sostiene invece che ogni tentativo di organizzazione sia inevitabilmente destinato a fallire, perché è impossibile tenere il ritmo dei messaggi inviati dalle società in possesso dei nostri dati. Inoltre, una risposta provoca un ulteriore aumento della posta in arrivo: come precisa un designer consultato, «rispondendo velocemente dai un’idea di reattività e la gente ti manda più messaggi”; una sorta di circolo vizioso, insomma.

La soluzione migliore è, al contrario, quella dell'”Inbox-infinity”, ossia accettare che la propria casella sarà perennemente intasata di posta, la maggior parte della quale non sarà mai neppure aperta; si risponde ai messaggi finché si può dunque, ignorando il resto. I sostenitori si dicono addirittura felici per le migliaia di messaggi che giacciono nell’account. Un primo step per passare al metodo in questione consiste nell’ammettere pubblicamente di avere troppa posta da gestire per rispondere con puntualità a ogni richiesta; si può cominciare scrivendo a familiari e altri amici, specificando di preferire un contatto telefonico. Un’alternativa è impostare delle risposte automatiche personalizzate tramite i software autoresponder: quella citata dall’Atlantic, usata dallo startupper Ryan Hoover, specifica ad esempio: «nel caso ci siano questioni urgenti, non esitare a contattare (…)». La soluzione prospettata dall’Inbox-infinity non è ovviamente applicabile ai contesti lavorativi, ma se ne evidenziano i vantaggi personali: innanzitutto, un calo dello stress associato all’apertura della posta in arrivo; in secondo luogo, il fatto che diminuendo frequenza e tipologia delle risposte, le persone siano più riconoscenti quando ne ottengono una; infine, la diminuzione del numero di email scambiate e, di conseguenza, del tempo trascorso su gmail & co.

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