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15:27 venerdì 18 settembre 2026
Una ricerca dice che gli investimenti in energie rinnovabili sono arrivati al punto di svolta positivo: producono effetti molto migliori del previsto a un costo molto inferiore delle aspettative Ma i problemi rimangono, perché ancora oggi per ogni euro investito per proteggere la natura se ne spendono 30 per distruggerla, si legge nella stessa ricerca.
L’UE vuole che il Canada diventi un “membro associato” dell’Unione, ma nemmeno l’Unione sa cosa vuol dire diventare un membro associato dell’UE Ursula von der Leyen ha avanzato la proposta, il Canada si è detto interessato, resta solo da capire che cosa comporti questa proposta.
La prima ricerca sul disastro in Nepal ha confermato quello che tutti sospettavano: la crisi climatica c’entra eccome in quello che è successo Lo ha realizzato la climatologa Friederike Otto dell'Imperial College di Londra: per lei, i nepalesi stanno pagando una crisi provocata dalle emissioni di combustibili fossili.
Una città in Belgio ha affidato la cura dei suoi prati a un gregge di pecore e le pecore sono state così brave a curare i prati che ora il Comune assumerà altre pecore per curare i prati Si chiamano Lactose, Rayban, Pils, Domino, Katimini, Maria, Juliette e Puyu. E il Comune di Ixelles non può più fare a meno di loro nella cura del verde pubblico.
Stati Uniti e Israele hanno concluso una delle più grosse compravendite di una delle più grosse bombe di tutti i tempi Bombe che pesano tutte almeno una tonnellata, pensate per distruggere edifici interi e che quando esplodono lasciano crateri profondi 15 metri.
Prima di vincere la Coppa Volpi a Venezia, Mathilde Arcel è dovuta tornare a Copenaghen per presentarsi al centro per l’impiego perché è iscritta alle liste di collocamento e prende il sussidio di disoccupazione È successo subito dopo la prima di Woman Unknown, il film di May el-Toukhy che le è valso il premio per la Migliore interpretazione femminile.
Macklemore ha donato tutti i soldi guadagnati nel tour di Ed Sheeran a organizzazioni umanitarie che aiutano i palestinesi Un milione di dollari a sei diverse organizzazioni umanitarie. «Una vita palestinese non vale meno di qualsiasi altra vita sulla Terra», ha detto.
JD Vance si è lanciato in un incredibile spiegone per dimostrare che Emily in Paris è la miglior serie di sempre e lo «Shakespeare della nostra epoca» Secondo il Vicepresidente la serie è «una grande critica culturale al processo decisionale dei Millennial».

Valentino e l’artificio di una sfilata

Lo show concepito da Pierpaolo Piccioli e Nick Knight è stato uno degli esperimenti più riusciti delle fashion week in formato digitale.

29 Luglio 2020

Mentre eravamo ancora in quarantena, l’eventualità delle fashion week digitali ha evidentemente forzato alcune interessanti riflessioni all’interno delle strategie dei marchi, che hanno portato agli esperimenti che abbiamo visto svolgersi nelle ultime settimane. Se Londra ha faticato più del solito a ritagliarsi uno spazio, i calendari di Parigi e Milano hanno invece offerto alcune prove molto convincenti, sebbene i risultati generali almeno un dubbio l’hanno chiarito, e cioè che le sfilate dal vivo sono decisamente difficili da sostituire. Stando a quanto riporta Business of Fashion, i risultati in fatto di engagement, come si chiama oggi la risposta a un contenuto sui social che misura il successo o l’insuccesso di tale contenuto, sono stati infatti piuttosto fiacchi per entrambe le manifestazioni, tolte alcune eccezioni.

Nonostante le risorse, le collaborazioni, i nuovi format, la maggior parte dei marchi ha registrato un calo significativo del proprio engagement rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, faticando così ad arrivare a un pubblico più ampio. Significa che in questi anni abbiamo tutti sbagliato a interrogarci sulla presunta fine di questo tipo di eventi? Non proprio, considerando come anche chi ha sfilato in presenza (Jacquemus e Dolce & Gabbana, ad esempio), tra polemiche e distanziamento sociale, non ha ottenuto lo stesso ritorno d’immagine di una “normale” settimana della moda. C’era poca voglia di seguire le cose di moda in un momento in cui una parte di mondo cerca di scrollarsi di dosso una pandemia e l’altra la combatte ancora attivamente? Può darsi. Quello che, semmai, le sfilate digitali hanno confermato è quanto sarà difficile, d’ora in poi, conquistarsi quello spazio di rilevanza mediatica e quanti fattori la costituiscono oggi, a patto che si decida di inseguirla.

 

È interessante, allora, guardare alle poche eccezioni, com’è stata la collezione di haute couture per l’Autunno Inverno 2020-2021 di Valentino, che sempre secondo Bof «ha ottenuto prestazioni migliori rispetto alla media complessiva della stagione, indicando che una presentazione avvincente può ancora avere un impatto, anche se è limitata al mondo digitale». La performance, intitolata Of Grace and Light, era il frutto di un dialogo avviato nei mesi di lockdown tra il direttore creativo Pierpaolo Piccioli e il fotografo, videomaker e vero precursore del digitale nella moda Nick Knight. Nel loro caso, l’impossibilità fisica a succedere ha stimolato alcune notevoli riflessioni sull’abito, che si sono incontrate e scontrate – il “sentimentalismo” di Piccioli, come lo chiama lui stesso, e la “freddezza”, forse meglio la precisione, dello sguardo digitale di Knight [su Rivista Studio alcune immagini e un video di backstage esclusivi, nda].

Le silhouette allungate all’inverosimile, che hanno dimostrato ancora una volta la capacità di Piccioli di portare all’estremo le capacità tecniche del suo atelier e le possibilità che l’alta moda può offrire a chi sa maneggiarla, raccontavano bene di quell’impossibilità: si trattava infatti di «abiti in cui è impossibile camminare», come ha spiegato lo stesso direttore creativo in varie interviste. Allo stesso tempo, riportavano al centro della discussione almeno due elementi fondamentali: quello della tecnologia come ispirazione e principio d’azione, e non solo come mezzo – non è casuale fosse coinvolto Knight, che con Alexander McQueen ha molto lavorato sull’innesto tra tecnologico e umano – e quello della moda come pura bellezza, puro escapismo, motore dimenticato di quella parte dell’industria, com’è la couture, che non ha niente di contemporaneo. Non è inclusiva, non è democratica, non si può leggere con gli occhiali del presente senza fraintenderla, eppure Piccioli e Knight hanno dimostrato che si può goderne lo stesso, una cosa che nel clima culturale di oggi è un mezzo miracolo.

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