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Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
C’è una nuova piattaforma streaming su cui vedere centinaia di classici, legalmente, gratuitamente e senza pubblicità Si chiama WikiFlix e riunisce più di 4000 lungometraggi, cartoni animati e cortometraggi, sia famosissimi che sconosciuti.
Trump ha fatto rimuovere la bandiera Lgbtq+ dal monumento di Stonewall, il luogo in cui è nato il movimento Lgtbtq+ Il governo ha poi spiegato che le uniche bandiere consentite nei pubblici monumenti sono quelle che «esprimono la posizione ufficiale» del governo.
La pergamena lunga 36 metri sulla quale Jack Kerouac scrisse la prima stesura di Sulla strada andrà all’asta La basa d'asta è fissata a due milioni e mezzo di dollari, per un oggetto diventato quasi leggendario tra gli appassionati di letteratura americana.
Per addestrare la sua intelligenza artificiale, l’azienda Anthropic avrebbe comprato, scansionato e poi distrutto due milioni di libri usati L'azienda avrebbe approfittato di un cavillo legale e sostiene di avere tutto il diritto di usare in questa maniera libri che ha regolarmente acquistato.
Maison Margiela ha reso disponibile il suo intero archivio, per tutti, gratuitamente, su Dropbox L'iniziativa fa parte del progetto MaisonMargiela/folders, che porterà il brand in Cina con 4 mostre, e una sfilata programmata ad aprile.

Usa: soldi all’Egitto o no?

La reazione pallida di Obama ai fatti egiziani ha aperto un dibattito: l'America deve sospendere gli aiuti al Cairo? Ecco chi è pro e chi contro.

19 Agosto 2013

“Obama cerca un equilibrio sull’Egitto”, “Obama fatica a trovare una politica efficace in Egitto”, “Obama intrappolato nel dilemma Egitto”. I titoli sulle prime pagine dei giornali e siti americani in queste ore raccontano l’impasse in cui si trova l’Amministrazione americana, incerta sulla via da prendere davanti alle violenze al Cairo. Il presidente Barack Obama è sotto attacco di un fronte interno – critico verso un’Amministrazione che non ha mai voluto finora classificare la deposizione dell’ex rais islamista Moahmmed Morsi come un colpo di Stato militare – e un fronte esterno arrabbiato con un’America dalla quale si aspetta un intervento risolutivo. Dopo lo sgombero violento di due sit-in dei Fratelli musulmani mercoledì e gli scontri  che lo stesso giorno hanno causato quasi 600 vittime, Obama ha preso una pausa dalle vacanze per condannare le violenze. “Non prendiamo le parti di nessuno”, ha detto, annunciando giovedì la cancellazione di esercitazioni militari congiunte in programma assieme all’esercito egiziano.

Non è stato abbastanza per tutta quell’opinione pubblica americana, in campo democratico e repubblicano, che chiede da giorni all’Amministrazione la sospensione dei generosi aiuti militari che ogni anno gli Stati Uniti elargiscono al Cairo. L’Egitto è, dopo Israele, il più robusto alleato di Washington in medio oriente. E’ stato mediatore nell’era di Hosni Mubarak nel conflitto israelo-palestinese, sostiene il Trattato di pace firmato con Israele, i generali egiziani hanno interesse al mantenimento di un Sinai libero da forze jihadiste e sostengono Washington nella lotta al terrorismo. I militari ricevono così ogni anno dal 1979, dalla firma del Trattato di Camp David tra Egitto e Israele, 1,3 miliardi di dollari.  Su questi soldi si divide oggi l’opinione pubblica americana: tra chi spinge l’Amministrazione a cancellare gli aiuti per non apparire complice nelle violenze e chi ricorda a Obama come il Cairo sia un alleato indispensabile.

CONTRO AGLI AIUTI

Davanti alle violenze di mercoledì, i due principali giornali liberal americani hanno pubblicato duri editoriali contro l’Amministrazione Obama, che gode solitamente del loro sostegno. “Follia militare al Cairo”, titolava il New York Times. “Il presidente Obama deve chiarire la sua inequivocabile opposizione alla condotta dei militari egiziani”, è scritto nell’articolo che chiede al governo di sospendere gli aiuti.
Il Washington Post arriva fino ad accusare l’Amministrazione d’essere “complice nella nuova orribile sanguinosa repressione” per non aver definito gli eventi di inizio luglio un colpo di Stato militare e insiste sulla cancellazione dei finanziamenti. Catalogare l’intervento dei generali egiziani negli eventi di luglio come golpe porterebbe, secondo una legge federale, alla sospensione di qualsiasi tipo di aiuto al paese.
Su Foreign Policy, Marc Lynch, professore di Scienze politiche alla George Washington University scrive che “il sanguinoso assalto agli accampamenti dei manifestanti – dopo che l’America aveva ribadito la sua opposizione alla mossa – lascia il presidente Obama con poche possibilità se non quella di prendere le distanze dal regime egiziano”.
Il dibattito attraversa la scena politica. I senatori repubblicani Rand Paul, John McCain e Lindsey Graham chiedono la cancellazione degli aiuti.

A FAVORE DEGLI AIUTI

Un altro repubblicano, Eric Cantor, capo della maggioranza alla Camera, ha parlato invece in sostegno delle relazioni con i militari egiziani. Durante una visita in Israele, Cantor ha detto al Jerusalem Post che “non è il momento di tagliare gli aiuti”, e che gli Stati Uniti devono agire spingendo l’Egitto sulla via di una politica capace di includere tutti.
Per il repubblicano Peter King sospendere gli aiuti significherebbe perdere influenza sul governo egiziano che controlla siti strategici come il canale di Suez.
USA Today, il giornale più diffuso in America, sostiene che gli Stati Uniti abbiano bisogno dell’Egitto “per l’accesso a una regione cruciale”. Nell’ultimo anno, scrive, più di duemila aerei militari hanno sorvolato l’Egitto per missioni in Afghanistan e medio oriente.
La rivista conservatrice National Review parla di “orribile violenza” dei militari ma sostiene che l’esercito resti per l’America l’alleato migliore per assicurare gli interessi di Washington nella regione.
Un altro motivo per il quale Washington eviterebbe lo scontro sugli aiuti sarebbe legato a una relazione personale. In questo momento di crisi, l’unico canale di comunicazione tra i due paesi sarebbe quello tra il segretario della Difesa Chuck Hagel e il comandante delle Forze armate egiziane Abdelfattah al Sisi.
A fare pressioni c’è anche l’alleato israeliano. Secondo il New York Times, che cita fonti diplomatiche occidentali, i contatti tra esercito egiziano e Israele sarebbero in queste ore costanti e gli israeliani avrebbero rassicurato i generali sulla tenuta degli aiuti americani. Israele smentisce, ma ammette di aver fatto pressioni su Washington per proteggere quei finanziamenti.

Nella foto: Obama durante il discorso sull’Egitto del 15 agosto (foto Getty Images)

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