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CAM Sugar ha svelato delle foto mai viste prima dello studio di Ennio Morricone Sono state mostrate nella conferenza stampa di presentazione del Festival Internazionale delle Colonne Sonore, organizzato da CAM Sugar e Triennale Milano.
C’è un gioco da tavolo in cui la missione è organizzare e compiere un attentato contro Mussolini Si intitola Attento al dvce! ed è un racconto delle «gesta di poche persone, spesso sole e mal organizzate ma colme di rabbia, coraggio e soprattutto di speranza in un mondo nuovo libero dal fascismo».
Si è scoperto che Peter Thiel ha fondato una società segreta in cui le persone più ricche e potenti del mondo si ritrovano per parlare di argomenti piuttosto strani Tra gli incontri organizzati da questo curioso club figurano "Fondiamo una setta" e "Come va la tua vita sessuale?".
Per combattere l’ondata di caldo, i cinema indipendenti di Parigi hanno lanciato il Cine-clim, cioè proiezioni gratuite nelle sale con l’aria condizionata nelle ore più calde della giornata Dalle 13 alle 16, un film gratis, in una sala fresca, con precedenza a under 25, over 65, donne e persone disabili.
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “collezionare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.

Un’epidemia di riformite

Da Tolstoj a Blair. Le riforme ci vogliono, ma poi ci vuole anche la volontà di far funzionare le cose

23 Agosto 2012

C’è una scena di Guerra e Pace in cui il principe Andrej incontra, a Pietroburgo, il Ministro della Guerra dello zar. Dopo anni di riflessioni nella sua tenuta di campagna, Andrej è convinto di aver messo a punto una riforma del codice militare decisiva per le sorti dell’Impero. Ha fatto esperienza del campo di battaglia, ha studiato i codici militari francesi e prussiani: ora è pronto a mettere le sue idee al servizio del ministro Arakcheev.

Ma quello lo accoglie freddamente: “Vede, ho letto il suo progetto. Lei propone nuove leggi militari? Ma ci sono già molte leggi militari, e nessuno per applicarle. Al giorno d’oggi tutti progettano leggi: è più facile scrivere che agire”.

Fin dall’inizio, Tolstoj presenta il ministro come un personaggio antipatico e supponente, mentre Andrej è l’eroe tragico del romanzo. Eppure, a ben vedere, le parole di Arakcheev contengono una lezione da non sottovalutare.

In Italia abbiamo la passione delle riforme. È un fervore quasi calcistico che nasce nelle aule universitarie, invade le pagine dei giornali e finisce col debordare nei dibattiti politici e nelle chiacchiere da bar. La scuola, l’università, il lavoro: tutti hanno la propria ricetta da suggerire e, benché ciascuno proponga vie d’uscita diverse, tutti sono uniti dalla convinzione che le regole in essere siano stupide, macchinose, controproducenti.

L’opinione generale è che per uscire dal buco nel quale ci siamo cacciati ci vogliano le riforme. Eppure, la verità è che, da una ventina di anni in qua, non abbiamo fatto altro che riformare. Dal titolo quinto della costituzione alla legge elettorale, dalla disciplina del lavoro a quella dell’università, non c’è ministro che non abbia legato il proprio nome a una riforma epocale (perché un sottoprodotto assai apprezzato della riformite è la possibilità, in questi tempi meschini, di fare il proprio ingresso nella storia: come Gentile! come Basaglia!)

Il fatto è che siamo tutti principi Andrej, bravissimi a tracciare disegni ambiziosi, a prefigurare nuovi inizi, a rivoluzionare interi settori. Però poi nessuno si preoccupa di avvitare i bulloni e di far sì che le cose funzionino per davvero.

Nella scuola, nell’università, in molti ambiti del welfare, in campo fiscale, le riforme sono solo il punto di partenza. Chiaro che in alcuni casi ci vogliono, ma nella maggior parte dei casi, si tratta di creare un meccanismo per far accadere cose che è già previsto che accadano e invece per qualche ragione non succedono.

Abbiamo scuole al livello della Finlandia e altre al livello dello Zimbabwe, ospedali da sanità svizzera e ospedali che si vergognerebbero in Guatemala, tribunali efficientissimi e altri da far impallidire Kafka. E guarda caso, tutte queste differenze sopravvivono da decenni, più o meno inalterate, a tutte le riforme e alle controriforme, alle manovre – termine ancor più sinistro – e alle contromanovre che increspano la superficie del mare.

Ecco perché, dopo aver seguito per anni la strada del principe Andrej, forse è giunto il momento di cominciare a dar retta al grigio ministro dello zar. Per un italiano non è facile ammetterlo: ma ci sono momenti nei quali un pedante è più utile di mille geni.

Lo ricorda Tony Blair nelle sue memorie. Nei primi anni di governo è circondato di personaggi brillanti – Peter Mandelson su tutti – lancia idee ambiziosissime, è molto popolare, ma non conclude quasi nulla. Poi nel 2001 chiama un signore molto noioso, che si chiama Michael Barber, e gli dice “Michael, qui stiamo perdendo tempo. Facciamo le riforme, ma non cambia nulla”.

Così Barber certosino mette in piedi, mattone per mattone, la Delivery Unit, l’ufficio dei risultati. Si concentra su quattro settori: la scuola, la sanità, i trasporti e i numeri del crimine e su quelli crea una serie di indicatori. Poi inizia forsennatamente a misurare: scuola per scuola, ospedale per ospedale, distretto di polizia per distretto di polizia. Blair lo incontra una volta a settimana e con tutta la forza del Primo ministro fa in modo che i meritevoli siano premiati e gli incapaci sanzionati.

Una palla mostruosa, niente a che vedere con gli slanci lirici del principe Andrej. Però ha funzionato.

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