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Pur di girare l’Odissea tutto in IMAX, Christopher Nolan si è dovuto inventare una nuova, stranissima, grossissima macchina da presa La cinepresa IMAX è troppo rumorosa e non si può usare per le inquadrature ravvicinate. Almeno, così è stato fino ad adesso, fino all'Odissea di Nolan.
La mattina in passerella, la sera sul red carpet: la rocambolesca storia dell’abito Schiaparelli indossato da Zendaya all’anteprima dell’Odissea La velocità della moda ha raggiunto nuovi livelli: persino gli abiti couture passano immediatamente dalla passerella alle celebrity. A patto di avere Law Roach come stylist.
Il luddismo è talmente tornato di moda che a New York gli hanno dedicato anche un nuovo festival, il Summer of Ludd Ovviamente il festival non aveva né sito né social, quindi per sapere cosa succedeva bisognava chiamare un numero telefonico pubblicato su un volantino.
C’è una lista di tutte le organizzazioni, iniziative e progetti musicali che devolvono i loro incassi in beneficenza a Gaza L'ha fatta Crack Magazine e si intitola "In solidarity with Gaza: A guide to the music and resources that support the humanitarian effort".
Si è sciolto A23, il più grande iceberg del mondo, ed è una buona notizia (anche se non sembra) Era grande quasi 4 mila km quadrati e pesava mille miliardi di tonnellate. Il suo scioglimento farà bene all'oceano, dicono gli scienziati.
Un pantalone di Zara è diventato famosissimo per la sua capacità di far inciampare e cadere le persone Soprannominato "The deadly Zara trousers", a causa della sua fattura ha causato migliaia di infortuni diventando il trend più divertente degli ultimi tempi.
Ford aveva licenziato centinaia di ingegneri per sostituirli con l’AI, ma poi ha scoperto che l’AI non è capace di fare il loro lavoro ed è stata costretta a riassumere gli ingegneri I dirigenti hanno ammesso di aver sopravvalutato l'AI e sottovalutato l'intuito e l'esperienza degli ingegneri.
I membri del nuovo governo di Gaza non possono entrare a Gaza perché Netanyahu glielo vieta Sono 13 palestinesi riuniti nel Comitato Nazionale per l'Amministrazione di Gaza che da gennaio sono bloccati al Cairo su ordine del Primo ministro israeliano.

Make Sinistra Great Again

La sinistra che ha fatto del "tanto peggio, tanto meglio" la sua bandiera è diventata un appoggio per Trump e gli altri populisti. Come è potuto succedere?

di Studio
31 Gennaio 2017

Stefano Fassina, in un tweet pubblicato lo scorso weekend, ha scritto: «Centrosinistra, Ulivo, area progressista sono categorie del paleolitico. Ripartire da patriottismo costituzionale per superare €». Qualunque cosa intenda il fondatore di Sinistra Italiana con la definizione di «patriottismo costituzionale», la sua relativamente recente presa di posizione anti-euro si innesta in un filone contemporaneo di discorsi più ampi, sintetizzabili in una serie di domande: perché una certa sinistra, cosiddetta radicale, finisce per avere sempre più temi e parole d’ordine in comune con la destra sovranista e populista? E per quale motivo quest’area politica è in larga parte allergica alla definizione di «centrosinistra», cioè alla sua incarnazione più liberal, riformista e pragmatica? E cosa significa, questo, nelle evoluzioni del panorama internazionale?

Il “Muslim ban” di Donald Trump ha raccolto, in queste ore, critiche di ogni ambito e provenienza. Le reazioni, tra le altre, hanno visto anche il rifiuto del regista iraniano Ashgar Farhadi di partecipare alla notte degli Oscar, e una petizione online per impedire una visita ufficiale di The Donald nel Regno Unito. In molti alla fine si sono accorti che il prossimo quadriennio della Casa Bianca non sarà una passeggiata, e tra questi ultimi ci sono anche alcuni ravveduti, persone che – per ragioni diverse – durante l’anno scorso avevano attivamente sostenuto un’equiparazione tra l’allora candidato repubblicano e Hillary Clinton.

Donald Trump Is Sworn In As 45th President Of The United States

«Penso a quegli intellettuali radicali che non hanno votato Hillary perché non vedono la differenza coi repubblicani. Ora la vedete?», ha twittato il commentatore politico Francesco Cundari. Il primo e istintivo riferimento è l’attrice Susan Sarandon, che durante il 2016 ha definito sia Trump che Clinton «inaffidabili», rimarcando in diverse occasioni che la prospettiva di una presidenza del miliardario non era «abbastanza» per convincerla a votare democratico. Come lei, in molti hanno più o meno direttamente accolto il verbo trumpiano – prendendolo «seriamente, ma non alla lettera» come da definizione dell’Atlantic – per protestare contro la direzione e le scelte della propria parte politica. In questo modo, col più paradigmatico dei “voti di protesta”, hanno contribuito a far eleggere un demagogo come Trump, contro le cui prime direttive ora, nella maggior parte dei casi, stanno nuovamente protestando. A meno che l’intenzione non fosse creare un circolo vizioso della protesta, la strategia può dirsi fallita appieno.

Oltre a una sinistra che ha paradossalmente accettato la nuova cornice di valori dei populisti e di certi conservatori (il Fassina No Euro appunto, modello Varoufakis; ma anche Bersani che rispolvera il protezionismo, Corbyn nel suo rapporto controverso con la Brexit, Podemos, nel suo generico attacco all’establishment, tra gli altri), esiste anche una sinistra che la destra finisce per favorirla facendo del “tanto peggio, tanto meglio” la propria bandiera, o comunque facendo una pericolosa equivalenza tra riformisti e reazionari. Ma siamo sicuri che per una qualunque persona di sinistra vivere in un’America governata da Clinton o in un’Italia governata da Renzi sia la stessa cosa di vivere sotto Trump o con Grillo al potere? La sovrapposizione riguarda la definizione di un nemico comune: la globalizzazione, le élite di ogni ordine e grado, a volte il politicamente corretto. Questi due processi, anche quando non si sovrappongono, contribuiscono a lastricare le strade che rafforzano il populismo e i miti della regressione.

Cosa fa in modo che una persona di sinistra venga lusingata dai demagoghi?

Ma cosa fa in modo che una persona “di sinistra” venga lusingata dalle sirene del ritorno a un piccolo mondo antico? Forse il problema va ricercato in un modello di sinistra fuori dal tempo, la cui mancanza genera cortocircuiti. Un sintomo di questo pensiero è ciò che Nicola Lagioia scriveva en passant qualche giorno fa su Internazionale, «il discorso della sinistra è troppo privo di forza trasformativa per essere davvero di sinistra, almeno per come siamo abituati a concepirla dalla seconda metà dell’Ottocento» (una sinistra pro-globalizzazione non può essere intesa come «trasformativa», sembra essere la tesi dell’autore). O anche l’atteggiamento a rivalutare in negativo, a giudicare l’esistente sempre non abbastanza; quello che si può leggere in un articolo recente uscito su Jacobin a firma Keeanga-Yamahtta Taylor: «La presidenza Obama non è stata un dono per i neri. Ha rappresentato la continuità dolorosa di razzismo, discriminazione e disuguaglianze che sono sempre state al centro della vita dei neri in America».

Il risultato finale è che si prende per buona la posizione di Slavoj Zizek, secondo cui «magari le politiche di Trump non saranno così male», perché magari, tolto il razzismo, le idee para-fasciste, il vilipendio dei media e del multiculturalismo, il tycoon sarà la scheggia impazzita in grado di conficcarsi in un sistema che non ci rappresenta più come vorremmo, come accadeva una volta. In un senso ben preciso, per alcuni, Trump era genuinamente più “di sinistra” di casa Clinton. In realtà, il mondo non funziona in questo modo, e soprattutto non funzionano così i sistemi politici, dove le schegge non sono quasi mai abbastanza impazzite da portare incidentalmente avanti agende politiche di segno opposto. E, come lo stesso Bernie Sanders, abile agitatore di idee e oltranzismi, si è trovato a dover gridare nel microfono della convention di Filadelfia a un pubblico che protestava, ancora, per il suo endorsement pro-Clinton, «this is the real world that we live in».

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