Il film si intitola T, un omaggio al Tanko, il carro armato con cui i Serenissimi volevano liberare il Veneto, o almeno piazza San Marco, dall’invasore italiano.
Meta ha bloccato la promozione di un adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf in quanto contenente “temi femministi”
Il Teatre Raval di Barcellona ha condiviso la surreale conversazione avuta con Meta riguardo alla censura dei post sullo spettacolo: per risolvere la situazione, Meta ha consigliato di eliminare le «parole chiave», in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l'attivismo».
Per pubblicizzare l’adattamento teatrale di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, il Teatre Raval di Barcellona (un piccolo teatro con 193 posti a sedere, riaperto di recente), ha ovviamente pensato di promuovere l’annuncio dello spettacolo su Facebook e Instagram. Con grande sorpresa, però, ha subito ricevuto un messaggio di Meta: “il tuo annuncio è stato rifiutato”. Questa la motivazione: «qualsiasi menzione di diritti civili, femminismo o riforma sociale viene solitamente classificata dal nostro sistema automatico come “temi sociali” e quindi filtrata». Per risolvere la situazione, Meta ha consigliato al teatro di eliminare dall’annuncio le “parole chiave”, in modo che il testo non sembrasse «incoraggiare l’attivismo». Senza dirlo chiaramente, insomma, Meta suggeriva di rimuovere la parola “femminista”, usata per descrivere lo spettacolo.
Giustamente sconcertati, i lavoratori del teatro hanno pubblicato sui loro social un comunicato, con tanto di screenshot della surreale conversazione avuta con Meta, in cui si legge: «Ci sentiamo in dovere di denunciare l’ingiustizia e la violazione dei nostri diritti nel non poterci essere permesso di promuovere un’opera femminista, in particolare un’opera di Virginia Woolf, nata nel 1882. Cosa possiamo fare? Come teatro dobbiamo pubblicizzare le nostre attività … e dobbiamo servirci dei social media affinché le persone siano informate sulle attività culturali». Il caso è stato ripreso e raccontato anche dal Guardian.
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Lo spettacolo, un monologo interpretato da Clara Sanchis, è un adattamento del famosissimo (e bellissimo) saggio Una stanza tutta per sé, nato a partire da una serie di conferenze tenute da Virginia Woolf nel 1928 a Newnham e Girton, all’epoca gli unici due college dell’Università di Cambridge ad ammettere donne, e pubblicato l’anno successivo. «Per scrivere narrativa di qualità, una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé»: affermava Woolf, e intorno a questa consapevolezza si sviluppano le sue riflessioni sulla condizione delle donne nella società e sul loro accesso all’istruzione. Al suo diario, in quel periodo, la scrittrice confidò che si aspettava di essere criticata per aver scritto un testo inequivocabilmente femminista. E in effetti è proprio questo uno degli aggettivi che vengono utilizzati per definire l’opera, anche da parte del Teatro Ravel: ironica, provocatrice, femminista.
«Non sappiamo se la pubblicità sia stata respinta a causa del nome di Virginia Woolf o della parola femminismo, o di entrambi», ha dichiarato Clara Sanchis a un quotidiano spagnolo. «In ogni caso, è un modo per cancellare dalla mappa conquiste che sono costate secoli. Abbiamo dato ai social media un potere illimitato e ogni giorno possiamo vedere quanto questo sia pericoloso».