E ora qualcosa di completamente diverso: l’Italia che propone agli Oscar un film girato da un giovane regista, indipendente e horror

La commissione dell'ANICA ha deciso che a rappresentare l'Italia agli Academy Awards sarà L'estranea di Paolo Strippoli. È una scelta più che ma insolita e sorprendente per il nostro cinema. E potrebbe essere l'inizio di una necessaria rivoluzione nell'industria.

23 Settembre 2026

L’estranea, il film di Paolo Strippoli, è stato scelto per rappresentare l’Italia ai prossimi Oscar, nella categoria Miglior film internazionale. E quindi, ora, è uno dei titoli papabili per la shortlist della categoria dedicata al miglior film internazionale. L’annuncio della shortlist ci sarà il prossimo 15 dicembre, la cinquina dei candidati al premio verrà annunciata invece il 21 gennaio. Nella motivazione della commissione selezionatrice, composta da Giorgio Carlo Brugnoni, Cristina Comencini, Federica Lucisano, Francesco Melzi D’Eril e Niccolò Vivarelli, si legge che L’estranea «è un film nuovo, di genere, di un giovane autore, che ha da poco iniziato il suo percorso ed è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica nazionale e internazionale». 

Il primo film di Strippoli, diretto insieme a Roberto De Feo, si intitola A Classic Horror Story ed è uscito cinque anni fa, nel 2021. Il primo cortometraggio, invece, risale al 2013. Negli ultimi due anni, Strippoli si è fatto notare con La valle dei sorrisi e, ora, con L’estranea. Insomma, Strippoli non è proprio un esordiente. Scegliendo L’estranea per la corsa agli Oscar, la commissione ha fatto una dichiarazione precisa: L’estranea rappresenta il cinema italiano. E se rappresenta il cinema italiano, allora vuol dire che non è il solo film di genere di questi anni, che da noi l’horror è di casa, che i produttori ci credono, ci credono tantissimo, e che sono pronti a investire. La verità, come sappiamo, è leggermente diversa

Orrore italiano

Fare film horror, nel nostro Paese, continua a essere un’eccezione rispetto a una regola che si è imposta nel corso del tempo, per colpa delle scelte facili, dei risultati non proprio esaltanti e di una miopia diffusa nel sistema cinema – quindi non solo tra i produttori, ma anche tra i distributori, i vari addetti ai lavori e la critica. L’estranea è, a suo modo, un’eccezione nell’eccezione. Al Festival di Toronto è arrivato al secondo posto nell’assegnazione del premio del pubblico della sezione Midnight Madness, ottenendo lo stesso risultato che l’anno scorso aveva raggiunto Obsession di Curry Barker.

All’estero guardano L’estranea e vedono un film con del potenziale, con un’idea, con un punto di vista nuovo e coraggioso. Soprattutto, vedono un film di qualità, interessante, intenzionato a dire qualcosa. Qui in Italia non è esattamente così, anche se la decisione della commissione selezionatrice sembra andare in un’altra direzione. Chissà se ha pesato di più il successo a Toronto o se, per una volta, si è imposta una visione di sistema, pronta a riconoscere il talento e il valore per quello che sono: non una moda passeggera o un insieme di parole da usare per l’ennesimo titolo acchiappaclick, ma una base solida da cui partire. Magari per costruire una nuova tradizione horror, magari per trovare un altro approccio, tanto artistico quanto produttivo, al genere. Magari, anzi, semplicemente per girare dei film diversi, capaci di parlare al pubblico – vediamo – e di rispecchiare la sensibilità degli autori. 

Tutto quello che bisogna fare prima degli Oscar

Essere selezionati dalla commissione dell’ANICA non significa avere automaticamente un posto agli Oscar. Significa, però, avere la possibilità di accedere a una macchina enorme, tritacarne e tritasogni, in grado di fare la fortuna dei cineasti. La speranza, a questo punto, è che L’estranea non venga lasciato solo com’è successo, ahinoi, ad altri film. È fondamentale uno sforzo collettivo, tanto di chi lo ha girato e prodotto quanto di chi si prepara a distribuirlo, per dargli visibilità e per sostenerlo. È fondamentale anche non dimenticarsi che l’8 ottobre, tra poco più di due settimane, L’estranea uscirà nelle sale italiane, distribuito da 01 Distribution. Perché sì, va bene pensare al futuro, agli Oscar e al palcoscenico mondiale del cinema, ma bisogna anche ricordarsi di fare bene qui da noi, in patria. 

Le rivoluzioni, se così le vogliamo chiamare, cominciano innanzitutto dai risultati al box office. In un mercato come il nostro, dove la stessa idea viene ripetuta all’infinito, più e più volte, solo perché una volta è andata bene (e che cosa vuol dire, poi, bene?), la definizione stessa di successo è soggetta a innumerevoli varianti. E tutte queste varianti vanno prese in considerazione. L’estranea di Strippoli merita il successo che sta avendo. È un discorso che, bene o male, va avanti da un po’ di tempo, da quando il film è stato presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. E questo perché, molto semplicemente, L’estranea ci suggerisce un’alternativa al solito modo di raccontare una storia e, soprattutto, ai soliti linguaggi e generi

L’estranea è una sorta di compromesso. Tra il thriller psicologico e l’horror, con un cast pieno di nomi importanti, che fanno parte del sistema cinema da anni. Resiste la visione di Strippoli e di Salvatore De Chirico, che ha co-firmato la sceneggiatura; resistono il talento degli attori – Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi – e resiste anche il desiderio del pubblico di poter vedere qualcosa di nuovo. Non per forza originale o inedito. Ma fresco, coinvolgente e, si spera, sincero. In bocca al lupo a Strippoli e in bocca al lupo al cinema italiano.