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A gennaio 2026 in tutta la Norvegia sono state acquistate soltanto sette auto a benzina E 29 auto ibride, 98 diesel, mentre le elettriche sono più di 2000: queste ultime costituiscono il 96 per cento delle auto acquistate in tutto il 2025.
Per i brand di moda, farsi pubblicità durante il Super Bowl non è mai stato così importante Spot che sembrano corti cinematografici, collaborazioni e persino sfilate: il pubblico del Super Bowl sta cambiando – anche grazie a Taylor Swift – e la moda prende nota.
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L’uscita dell’album di Lana Del Rey è stata rimandata di tre mesi e mezzo per colpa della versione in vinile Il nuovo singolo, invece, creato insieme a Jack Antonoff e scritto insieme alla sorella, il cognato e il marito Jeremy Dufrene, uscirà il 17 febbraio.
Il Segretario generale dell’Onu ha detto che se non la smetteremo di preoccuparci solo del Pil andremo incontro al disastro planetario Per Antonio Guterres, nell'epoca delle crisi climatica il Pil non può più essere l'unico strumento per misurare il progresso e il benessere.
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Il governatore della California Gavin Newsom ha ribattezzato il Super Bowl Sunday in Bad Bunny Day Il governatore democratico ha dato l'annuncio con un messaggio ironico che fa il verso a Donald Trump, da mesi impegnato a parlare male del musicista.
Tra le cose mai viste fatte da Bad Bunny al Super Bowl c’è anche quella di essersi esibito in un total look Zara Camicia con colletto, cravatta, maglia e pantaloni chino: questo il look dagli stylist Storm Pablo e Marvin Douglas Linares.

Tiger King tra true crime e reality show

Su Netflix un viaggio allucinante nell'esotismo americano di cui tutti stanno parlando.

05 Aprile 2020

Cercate Caronte nel “Giudizio universale” di Michelangelo. Scoprire come assomigli a Joe Exotic nonostante l’assenza del mullet biondo ossigenato in testa, potrebbe scatenare su quanti abbiano già consumato i sette episodi della mini serie Netflix, Tiger King, disordini psicologici e turbamenti. Joe Exotic, soprannome di Joe Maldonado-Passage nato Schreibvogel, 57enne, ex proprietario di 1.200 animali esotici e fondatore del Greater Wynnewood Exotic Animal Park Zoo in Oklahoma. Traghettatore «poligamo gay con la passione per i felini e per le armi da fuoco», come si autodefinisce, di un’America bianca esagerata. Di anime omicide suicide dannate disadattate drogate alcolizzate, come quelle di cui si attornia nella docuserie di Eric Goode e Rebecca Chaiklin che, servendosi del filtro da prodotto true crime mescolato al reality show, ha descritto un mondo in cui la definizione di “anti eroe” non è abbastanza: scorcio su quel certo tipo di cultura americana tanto vera quanto cafona e insolente, di chi immerge i gamberi di fiume nella salsa bbq, dell’abiezione morale, del sessismo, dei cuccioli di tigre portati illegalmente dentro ai Casinò di Las Vegas. Della Colt M1911 tenuta a portata di mano. Ed è per tutto questo che, se non l’avete ancora fatto, dovreste guardare Tiger King.

Durante il suo periodo d’oro, a nome di “Tiger King” esistevano maglie, mutande tigrate, plettri per chitarra, preservativi. Venivano venduti direttamente nel parco, prima che Joe Exotic venisse condannato a 22 anni di carcere – si trova momentaneamente in isolamento per essere stato a contatto con detenuti con Coronavirus – per accuse di abuso di animali, di falsificazione di documenti e per tentato omicidio su commissione. Nel 2017 infatti Exotic ha confessato a un agente dell’FBI sotto copertura di aver assunto qualcuno per uccidere la sua nemesi, Carole Baskin, una controversa sempre-tigrata-leopardata animalista proprietaria del parco per grandi felini Big Cat Rescue. Ma al di là della sinossi dello show o di una possibile analisi delle vicende che si susseguono per un totale di quasi sette ore senza rispettare alcuna linea temporale, l’importanza e l’assurdità di Tiger King risiedono nella descrizione di una realtà in cui ognuno è più cattivo del prossimo. Una comunità afflitta dalla megalomania, quella degli appassionati di grandi felini, tanto imponente che negli Usa vi sarebbero molte più tigri in cattività di quante ce ne siano in libertà in tutto il mondo. Da Joe Exotic a Doc Antle, probabilmente tra gli uomini più fastidiosi dell’intera serialità televisiva. Mentore del re delle tigri, con i capelli di Brad Pitt in Vento di Passioni, è il creatore di una sorta di setta all’interno del suo zoo, in cui trasforma le dipendenti in vere schiave sessuali e che a un certo punto, senza manifestare rancore, confessa «ogni tanto mi devo liberare di qualche cucciolo di tigre, perché ne nascono di nuovi e la gente vuole fare le foto con loro finché sono piccoli. Non possiamo tenerli tutti».

E allora perché guardare Tiger King? Perché quella che dispiega è un’America senza gambe, senza denti, senza braccia e senza speranza come le persone di cui si circonda Joe Exotic, manifesto di rapporti sessuali disordinati e talvolta di abusi, di eccessi di metanfetamina, pistole, appropriazione indebita e contrabbando. Della follia americana che quasi ci ipnotizza, in cui il nuovo marito di Carole Baskin, che al matrimonio si fa immortalare vestito da tigrotto al guinzaglio della moglie, appare fin troppo ordinario.

A proposito di manifesto, recensendo la serie, Eddie Kim su Mel Magazine ha scritto che più continuava a guardarla, «più mi rendevo conto che Tiger King è l’esempio perfetto del perché in America abbiamo bisogno di un maggiore controllo sulle armi». Che con un apparente nemico alle porte (gli animalisti), il re delle tigri girava solo se armato. Così come Travis, uno dei mariti di Exotic, che a un certo punto si spara in testa per sbaglio. Come il primo marito milionario di Carole, che per conquistarla usa proprio una pistola, e lei racconta: «Stavo camminando ai lati della strada di notte perché ero arrabbiata, uno sconosciuto si ferma con la macchina, mi fa vedere una pistola appoggiata sul sedile e mi offre un passaggio in auto dicendomi che avrei potuto tenerla puntata alla sua tempia per tutto il tragitto. L’ho fatto, e ci siamo innamorati». Romantico.

Carole Baskin nel primo episodio di “Tiger King”

Joe Exotic canta spesso. Motivetti che se la vostra esperienza con il country si misura con Taylor Swift vi si fisseranno in testa per giorni. E mentre canta, si candida persino a governatore dell’Oklahoma per i liberali, «non me ne frega niente, se verrò eletto continuerò a vestirmi come voglio», con i piercing, i jeans stretti sulle ginocchia, le frange, le camicie iridescenti. E nel suo magnetismo lentamente si sbriciola fino alle telefonate dalla prigione, «sono in gabbia come un animale».

Nonostante il clamore suscitato dalla serie, complice il fatto di essere stata pensata per diventare un meme (ne è un esempio Carole, quando spiega che a lei le cose interessano solo se ci sono i gatti di mezzo), in molti hanno criticato alcuni suoi aspetti. Tra questi, il modo in cui sarebbe stata trattata proprio la figura dell’attivista, «trasformata in un’ipocrita da detestare», scrive Slate, «alludendo che le voci sul fatto che abbia dato in pasto alle tigri il suo primo marito siano vere (quello della pistola, che è davvero sparito nel ’97 ndr)». Tanto che su Twitter è nato l’hashtag #FreeJoeExotic per chiedere una riduzione della pena. Per lui, il re che canta, spara, sbraita e piange in un documentario che stimola il nostro voyerismo e la nostra fame di sapere ancora, cos’è successo davvero, chi è stato, com’è andata a finire: per conoscere tutto quanto c’è di spregevole ed equivoco al mondo, alla maniera in cui lo ha fatto anche Living Neverland.

Tiger King, che è come la raffigurazione di un giudizio universale con tutti i suoi personaggi, visitatori dei loro zoo compresi. Che non risparmia nessuno se non le uniche vittime, gli animali, e che, quasi catartico, ci fa sentire normali attraverso la loro anormalità. Come quando il mondo intero è diventato un gigantesco disastro ferroviario, infernale e angosciante, e l’unica cosa che possiamo fare per distrarci è guardarne uno peggiore.

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