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10:23 sabato 18 aprile 2026
Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Thom Yorke ha interrotto un concerto dopo aver litigato sulla Palestina con uno spettatore

31 Ottobre 2024

È vero che negli ultimi anni ci siamo abituati al fatto che durante i concerti può succedere di tutto (ne avevamo parlato qui), ma è anche vero che quello che è successo durante il concerto di Thom Yorke a Melbourne, mercoledì 30 ottobre, è oggettivamente una stranezza. I fatti: concerto quasi finito, Yorke si prepara a cantare l’ultima canzone (“Karma Police”) ma a un certo punto si ferma, visibilmente infastidito da qualcosa. Da qualcuno, in realtà: uno spettatore che continua a inveirgli contro, nei video fatti dalle altre persone presenti al concerto non si sentono bene tutte le parole che questo spettatore dice ma si distinguono un paio di frasi. La prima: «condanna il genocidio israeliano a Gaza». La seconda: «quanti bambini devono morire prima che tu lo faccia».

Yorke, a un certo punto, perde la pazienza, interrompe il concerto e si mette a litigare con lo spettatore. «Non startene lì, vigliacco, vieni qui a dirmelo. Vuoi rovinare la serata a tutti? Ok, fallo, ci vediamo dopo», dice il cantante. Poi si zittisce, si toglie di dosso la chitarra, interrompe il concerto e se ne va. Il pubblico (o meglio: tutto il pubblico tranne una persona) protesta sempre più rumorosamente, fino a quando Yorke torna sul palco e inizia a suonare “Karma Police”. Nel frattempo, la sicurezza ha portato fuori l’uomo che ha causato l’incidente: testimonianze dirette dicono che ha continuato a litigare con chiunque gli passasse vicino anche fuori dal luogo del concerto, il Sidney Myer Music Bowl.

Non è la prima volta che Thom Yorke e i Radiohead si trovano in mezzo a situazioni come questa. Nel 2017 la band fu criticata per non aver cancellato una serie di concerti in Israele e per non aver aderito alla compagna di boicottaggio lanciata, tra gli altri, dal regista Ken Loach a sostegno della Palestina. «Tenere un concerto in un Paese non vuol dire sostenerne il governo», fu la risposta della band. Anche Johnny Greenwood, nello scorso anno, è stato criticato per aver suonato a Tel Aviv assieme all’artista arabo israeliano Dudu Tassa. «Zittire gli artisti israeliani perché sono ebrei nati in Israele non mi sembra la maniera migliore di avvicinare le due parti di un conflitto apparentemente senza fine».

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