Hype ↓
10:56 mercoledì 18 marzo 2026
La foto di un giornalista ha mostrato cosa resta al Dolby Theatre dopo la cerimonia degli Oscar: una montagna di spazzatura Cibo, cartacce, bottiglie vuote: la foto ha fatto arrabbiare molti per l'inciviltà mostrata dai partecipanti alla cerimonia. La colpa, però, non è delle celebrity.
Una ricerca ha scoperto che, contrariamente a quanto si credeva, la cannabis non ha nessuna efficacia nella cura di ansia e depressione Si tratta della più grande ricerca di questo tipo mai fatta. Secondo i risultati, usare i cannabinoidi per curare ansia, anoressia nervosa, Ptsd o altre dipendenze non serve a nulla.
C’è una petizione per fare della Hoepli una bottega storica di Milano e provare così a salvarla dalla chiusura Petizione che ha già raccolto più di 48 mila firme, tra cui quelle di Eleonora Marangoni, Mario Calabresi, Alessandro Cattelan e Vinicio Capossela.
Tutti aspettavano il ritorno di John Galliano nella moda, ma nessuno si aspettava sarebbe stato una collezione per Zara La collaborazione tra il brand del gruppo Inditex e lo stilista di Gibilterra durerà due anni, e la prima collezione arriverà nei negozi a settembre.
Israele ha detto che agli sfollati libanesi non sarà consentito tornare a casa Secondo le autorità libanesi più di 1 milione di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, a quanto pare definitivamente.
Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.

Breaking Bad sullo Stretto di Messina

The Bad Guy, da poco uscita su Amazon Prime Video, riprende la lezione di Romanzo Criminale e di Gomorra, aggiornandola per l'epoca delle piattaforme streaming.

14 Dicembre 2022

Nel 2014 Gomorra ha aperto un buco nella diga della serialità italiana: e da quel buco, lentamente, sono venuti fuori altri mondi e altre storie, e la nostra televisione, per la prima volta, ha cominciato a parlare una lingua diversa. Più attuale, meno mediata, estremamente sincera. L’artigianalità del mezzo ha ritrovato la sua centralità, e la costruzione del racconto ha finito per essere più aderente a un’idea realistica di messa in scena. Era già successo: nel 2008, su Sky, con Romanzo Criminale. Quello, però, fu classificato come un caso: finite le stagioni e gli episodi; finito il giro di campo festante, non si andò più avanti. E l’Italia, intesa come sistema e industria, fu costretta ad aspettare. Oggi è differente.

Oggi, grazie soprattutto alle piattaforme streaming, serie tv di qualunque tipo e genere, provenienti da qualsiasi paese, vengono distribuite e viste, diventano fenomeni – se hanno qualcosa di speciale e interessante – e tormentoni. The Bad Guy, prodotta da Indigo Film con Amazon Studios, disponibile su Prime Video, è un terremoto. Perché fa una cosa che nessuno, fin dai tempi di Romanzo Criminale, ha provato più a fare nel nostro paese. E cioè impadronirsi di un genere, non avere paura di piegarlo, riscriverlo, di usarlo spudoratamente per arrivare a un obiettivo specifico. Per una certa politica, e la reazione di Matteo Salvini ne è una prova, è un problema: la finzione viene spacciata per cronaca, e le polemiche che ne seguono sono un testacoda di confusione e pregiudizi.

Non è la versione italiana di una storia di Guy Ritchie: qui il ritmo c’è, è vero; ma non è così importante. Giuseppe G. Stasi e Giancarlo Fontana, i due registi, sono partiti da un altro luogo: uno fatto di citazioni e riferimenti, e di tutto quello che hanno visto in questi anni. Perché sia Stasi che Fontana sono giovani – giovanissimi, anzi, se teniamo conto di quella che è la media dei nostri autori. Respirano cinema e televisione, e li conoscono, li amano e non esitano ad ammetterlo.

Con Ludovica Rampoldi e Davide Serino hanno scritto una storia che sa di possibile, ambientata in un futuro prossimo dove il Ponte sullo Stretto è stato costruito (è di questo che si è lamentato Salvini) e la mafia non è ancora stata sconfitta; dove i giudici continuano a essere ammazzati e lasciati soli, e dove la società civile subisce, in silenzio, tutto quello che accade. Il protagonista di The Bad Guy, Nino Scotellaro, interpretato da uno straordinario Luigi Lo Cascio, è un magistrato che viene incriminato e costretto a cambiare. Decide, quando si presenta l’occasione giusta, di vendicarsi. E per farlo è pronto a tutto: anche a diventare un assassino. C’è, come avrete notato, qualcosa di Breaking Bad e di Better Call Saul: il viaggio tragico di un uomo che, da buono, diventa malvagio. Ma in questo caso la trasformazione del personaggio è voluta, non cercata: non parte tutto dalla voglia di vivere liberamente; il principio, e la fine e lo scopo principale, è il desiderio di riscatto, di avere la possibilità di rialzarsi. E così comincia un gioco tra le parti, una messa in scena che mischia siciliano e italiano e che trova velocemente una sua dimensione: gli attori, da Lo Cascio a Claudia Pandolfi, passando per Selene Caramazza, Vincenzo Pirrotta, Giulia Maenza, Ivano Calafato e Alessandro Lui, sono tutti al posto giusto; e non solo si lasciano dirigere e – a tratti – schiacciare dalla visione di Stasi e Fontana, ma si mimetizzano nella trama: sono elementi fondamentali per l’ambientazione. Cornice e contemporaneamente quadro.

Usano qualunque cosa: corpo, voce, silenzi. Claudia Pandolfi, che interpreta un’avvocata abilissima, moglie di Scotellaro e figlia di una vittima di mafia, riesce ad alternare con estrema facilità una tensione più leggera e quasi contenuta a esplosioni di sensualità e paura. È tesa, nervosa, scattante: è l’ago di questa bussola e, quando Lo Cascio non c’è, è in grado di portare il racconto altrove, più avanti, in uno spazio dove non esistono né neri né bianchi ma solo grigi. Poi c’è il montaggio, firmato da Fontana: e che lavoro pazzesco è stato fatto. Ci sono alcune sequenze – soprattutto quelle di, chiamiamole così, azione – che vanno quasi da sole, che funzionano grazie alla musica (firmata da Francesco Cerasi) e alle immagini, e che galoppano, corrono e stravolgono la storia. La camera segue, non indugia; accompagna i movimenti delle figure e non li ostacola. Ogni episodio è veloce e travolgente, ma non frettoloso e nemmeno approssimativo: quello che vediamo è quello che conta.

The Bad Guy, che si conclude con un finale aperto e che aspetta solo di essere rinnovato, è un nuovo buco nel muro del silenzio della nostra serialità; è un passo in avanti e a modo suo una rivoluzione. Non si abbandona alla narrazione piena di cliché e luoghi comuni della mafia e dell’antimafia; anzi, questo elemento lo prende quasi in giro, continuando a riproporre la serie dedicata al padre del personaggio di Claudia Pandolfi. La novità rappresentata da The Bad Guy passa anche dalla composizione delle singole immagini. Quello che ha fatto Gogò Bianchi con la fotografia ha donato alla narrazione un’illuminazione diversa, più dinamica, innovativa. Un po’ come, nel 2014, aveva fatto Vladan Radovic con il primo film della trilogia di Smetto quando voglio. Pure questo è un aspetto da non sottovalutare all’interno del discorso più ampio della serialità italiana. La fotografia, come la regia e la scrittura, ha sempre accompagnato l’evoluzione del linguaggio. Con Gomorra Paolo Carnera ha introdotto l’abbraccio elettrico dei neon. Ne Il Miracolo Daria D’Antonio ha sfruttato i chiaroscuri in una chiave quasi caravaggesca.

The Bad Guy si muove su due livelli: uno metanarrativo, che parla direttamente a noi, agli spettatori, che prova a illuminare un faro sulle possibilità concrete che ha – e che spesso ignoriamo – la nostra industria; e uno più viscerale e basilare, di messa in scena e produzione. Stasi e Fontana hanno già dimostrato in passato quello di cui sono capaci; e stavolta, grazie a Indigo Film, sono andati oltre. Hanno sperimentato e hanno detto quello che volevano dire nell’esatto modo in cui avevano immaginato di farlo. The Bad Guy è una serie coraggiosissima e non per questo meno riuscita; è un esempio, una prova di talento e capacità. Forse, ecco, definirla capolavoro può sembrare eccessivo – i capolavori hanno bisogno di sedimentare nell’immaginario comune e di mettere radici nel dibattito pubblico per essere considerati come tali; ma è sicuramente un punto di svolta, qualcosa da tenere ben presente in futuro. C’è un prima e c’è un dopo The Bad Guy, e questo è importante capirlo, proprio per non perdere altro tempo. La nostra serialità non può vivere di cicli; deve cominciare a muoversi linearmente, secondo una direzione precisa.

Stasi e Fontana, con The Bad Guy, hanno messo insieme un racconto ironico, a tratti cinico, stracolmo di violenza e morte, di dolore e sofferenza. E anche di amore e fedeltà. Hanno sviscerato la mafia, ribaltandola. Hanno sintetizzato, abilmente, temi classici come la famiglia; e poi, armati di idee e intuizioni, si sono avventurati in una giungla fatta di creatività. Con Rampoldi e Serino hanno tracciato – non trovato, attenzione – un nuovo sentiero. E questo, soprattutto produttivamente, è una conquista.

Articoli Suggeriti
La seconda vita di Tracey Emin sembra molto più serena della prima

Oltre a ripercorrere la carriera della rockstar dell’arte contemporanea, la mostra alla Tate Modern di Londra celebra il suo rinnovato amore per la pittura e una pace finalmente raggiunta.

Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

Leggi anche ↓
La seconda vita di Tracey Emin sembra molto più serena della prima

Oltre a ripercorrere la carriera della rockstar dell’arte contemporanea, la mostra alla Tate Modern di Londra celebra il suo rinnovato amore per la pittura e una pace finalmente raggiunta.

Dal 20 marzo torneranno al cinema, in versione restaurata, i film di Béla Tarr

Si comincia con Perdizione, poi Le armonie di Werckmeister, Sátántangó e Il cavallo di Torino. E a seguire verranno tutti gli altri.

In Non scrivere di me Veronica Raimo mostra quanto, nella vita reale, il confine tra amore e violenza possa essere ancora pericolosamente sfumato

Una ragazza con velleità intellettuali si innamora di uno più cool di lei, che la vuole ma in fondo non così tanto, e perde la testa: inizia così il nuovo romanzo di Veronica Raimo, una storia d'amore, dolore e sorellanza.

Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato

È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.

In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera

Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.

A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo

«Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.