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12:29 sabato 3 ottobre 2026
Le case editrici e le tipografie ucraine sono diventate uno degli obiettivi più colpiti dall’esercito russo Una vera e propria strategia, ormai. Tanto che in questi attacchi è andato distrutto un terzo dei libri stampati in Ucraina nel corso dell'anno.
È uscito un videogioco in cui l’unica cosa da fare è andare a un rave illegale e ballare tutta la notte Si chiama Afters, è gratuito e lo ha realizzato un game designer a cui l'idea è venuta dopo una notte passata tutta a ballare a un rave illegale.
La cosa incredibile di questa crisi energetica è che tutti sapevano che prima o poi sarebbe arrivata, perché tutti sapevano che le scorte di petrolio prima o poi sarebbero finite Ed evidentemente nessuno è riuscito a fare nulla per evitare lo scenario peggiore. Che è quello che stiamo vivendo in questi giorni.
Tilda Swinton ha scritto un’autobiografia, ma siccome non voleva fare la solita autobiografia ha deciso di raccontare la sua vita attraverso gli oggetti che ama Si intitola Material Evidence, uscirà nel 2028 e al suo interno ci saranno: un abito da battesimo, una lettera, una gamba di legno, una felpa, una matassa di seta da ricamo, una fotografia, una vita intera.
Per lanciare il loro nuovo album i Fontaines D.C. hanno organizzato dei listening party nei negozi di dischi indipendenti di tutto il mondo e l’Italia è uno dei Paesi in cui ce ne saranno di più Saranno ben 22 e si terranno tutti l'8 ottobre, sparsi dalla Liguria alla Sicilia e molti in "provincia", dentro negozi che sono pezzi di storia delle città.
La storia del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, abbattuto per far posto anche a un supermercato, è molto più complicata e preoccupante di come la si sta raccontando Perché oltre al supermercato verranno costruiti anche una Casa della Comunità, una biblioteca e un polo sociale. E piantati 1350 nuovi alberi.
Negli ultimi cinque anni la Svizzera ha perso un quinto dei suoi ghiacciai Solo nel 2026 è sparito il 5,5 per cento del ghiaccio delle Alpi Svizzere. Gli scienziati parlano apertamente di «un anno catastrofico».
Esiste una mappa che raccoglie tutte le donne, militanti, scrittrici e studiose, che hanno fatto la storia dell’anarchia Si chiama Mujeres Anarquistas e al momento include sette grandi italiane: Virgilia D'Andrea, Luce Fabbri, Giovanna Berneri, Maria Roda, Tina Tomasi Ventura, Anna Maria Mozzoni e Marie Louise Berneri.

6 motivi per cui The Americans è la serie tv da vedere oggi

La Washington degli anni Ottanta, la complessità morale, Keri Russell, la Guerra fredda: perché quello di Joe Weisberg è il titolo da scegliere su Netflix.

09 Novembre 2016

È la fine del 1982, Ronald Reagan è alla Casa Bianca da poco più di un anno e mezzo, la guerra dei sovietici in Afghanistan sta per toccare i tre anni dal suo inizio e il rivoluzionario Commodore 64 è appena stato presentato al mondo. Nella loro casa in un’area residenziale della Virginia del nord, i coniugi Philip ed Elizabeth Jennings sono alle prese con i soliti problemi quotidiani della famiglia americana: rapportarsi a due figli adolescenti – un maschio e una femmina – avere a che fare con un lavoro spesso insoddisfacente, seguire con apprensione gli sviluppi della Guerra fredda e mantenere la copertura che gli permette di portare a compimento gli ordini del Kgb a poca distanza dallo Studio ovale. The Americans è il drama di Joe Weisberg in onda sul canale FX dal 2013; Netflix ha da poco reso disponibile la terza stagione della serie; la quarta – l’ultima uscita negli Stati Uniti – arriverà su Sky il 4 dicembre. Ci sono parecchi motivi per cui dovreste appassionarvi al titolo, e nello specifico almeno sei.

Washington negli Eighties

Nella Washington che da lì a pochi anni sarebbe diventata nota come la “murder capital” dell’intero Paese, il cielo di The Americans è spesso grigio, le Oldsmobile percorrono le strade di DC (che in realtà sono quelle di Manhattan, per merito del grande lavoro del location manager Michael Fucci) e le canzoni dei Fleetwood Mac fanno da sfondo agli inseguimenti. Henry, il figlio minore dei Jennings, gioca con rudimentali prototipi di videogame e custodisce copie di Playboy al riparo da occhi indiscreti. Non sono mai serviti sproni particolari per rivalutare gli anni Ottanta, ma la Washington reaganiana e lugubre di The Americans potrebbe servire perfettamente a questo obiettivo.

La Guerra fredda come prodotto culturale

Soltanto alla fine di giugno del 2010 l’Fbi ha arrestato gli ultimi dieci “illegali”, cittadini nati in Russia che lavoravano per il governo di Putin vivendo sotto falsa identità in America: la più famosa è Anna Chapman, simil Bond-girl oggi diventata star nel suo Paese d’origine, ma del gruppo facevano parte anche Donald Heathfield e Tracey Foley, una coppia di spie che per più di vent’anni si è finta una normale famiglia americana con due figli, Tim e Alex. Gli Heathfield, che avevano vissuto tra Canada, Francia e Stati Uniti, erano in realtà Andrei Bezrukov ed Elena Vavilova, due agenti che avevano assunto l’identità di due bambini morti in Canada anni prima. È questo a cui si è ispirato l’ex agente Cia Joe Weisberg: e la Guerra fredda, per quanto possa apparire straniante a noi Millennial, ha creato anche questo. I prodotti culturali che ne celebrano il fascino controverso sono sempre cosa buona e giusta.

Keri Russell

In una recensione dello show, il Washington Post l’ha definita «finely matured», ma è un eufemismo: Keri Russell, vent’anni dopo la serie tv di J. J. Abrams che l’ha lanciata, Felicity, è diventata una donna bellissima. Quando la sua Elizabeth/Nadezhda osserva con odio in tv il discorso dell’8 marzo 1983 di Ronald Reagan alla National Association of Evangelicals – quello in cui il presidente disse «Let us pray for the salvation of all of those who live in that totalitarian darkness, pray they will discover the joy of knowing God», accostando l’Urss a una sorta di “terra senza dio” – viene quasi da rivalutare la perestrojka (in alternativa, per par condicio: Matthew Rhys, che interpreta Philip/Misha. A complicare ulteriormente i piani, peraltro, i due stanno insieme anche nella vita reale e hanno appena avuto un figlio).

Paige e il rapporto genitori-figli

Il centro della terza stagione appena arrivata su Netflix, volendo dirla senza troppi spoiler, è Paige Jennings, la figlia (quella della fiction) ormai quattordicenne della coppia (quella della fiction, anche se come dicevo… vabbè, non divaghiamo). È lei che acquista un peso e una funzione narrativa precisi, è con lei che i genitori devono misurare la loro etica, è lei che si insinua come un dubbio nella quotidianità follemente rodata di due spie al servizio del Kgb nella capitale americana. The Americans serve anche come tentativo di sdrammatizzazione che conforterà tutti quei padri e madri avviliti dalla difficoltà di interagire coi figli teenager: a voi, si immagina, non capiterà mai di dovergli rivelare che in realtà siete nati a diecimila chilometri di distanza con un altro nome, e che lavorate sotto copertura per un servizio di intelligence straniero.

Non ci sono buoni e cattivi

In The Americans – specialmente nella terza stagione – non ci sono mai buoni e cattivi individuati lungo linee definite; anzi, la forza della serie è nella continua sovrapposizione di contraddizioni e sfumature complesse: Stan Beeman (Noah Emmerich) è un agente dell’Fbi indefesso, ma anche un uomo che trascura la sua famiglia fino a perderla; Elizabeth e Philip dicono ripetutamente di voler «un mondo migliore», ma uno dei personaggi più trasparentemente buoni che incontrano li definisce con naturalezza «malvagi»; il mondo che gravita intorno a loro è stretto in una morsa di fedeltà dolorosa e incapacità di mettere da parte sensibilità e sentimento. I coup de théatre non mancano, ma il vero motore della serie è nel suo carattere antieroico: nessuno è completamente nel giusto, tutti sono interessanti in quanto imperfetti.

Gli attori non protagonisti 

C’è Frank Langella che interpreta Gabriel, un anziano dai modi gentili che riceve a casa sua Philip ed Elizabeth, gli prepara il tè, gli impartisce con inflessibilità le istruzioni del «Centro», il sinistro e spietato direttorato sovietico. Direi che basta questo.

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