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11:55 domenica 25 gennaio 2026
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.
Cameron Winter dei Geese ha tenuto un concerto a sorpresa a un minuscolo evento di beneficenza per Gaza Si è esibito per 250 fortunati e ignari spettatori al Tv Eye di New York, presentandosi pure con un nome falso, Chet Chomsky.

Alcuni dei primi dipendenti di Facebook si stanno “pentendo”

13 Ottobre 2017

Nel 2007 Justin Rosenstein e il suo piccolo team di impiegati provarono a diffondere un po’ di ottimismo su Facebook dando la possibilità agli utenti di esprimere gradimento per i contenuti visualizzati: era la nascita del “like” come lo conosciamo. Tuttavia, oggi Rosenstein ha sperimentato una crescente disaffezione verso i “mi piace”, ha installato un plug-in per ripulire la home del suo profilo dalle notizie e delegato la pubblicazione degli aggiornamenti a un media manager. È solo uno dei molti creativi della Silicon Valley che stanno facendo i conti con le conseguenze delle proprie invenzioni. Nel gruppo ci sono anche altri ex impiegati che hanno aiutato Facebook a diventare quello che è. Alcuni raccontano di non dormire la notte, pensando tutto il tempo ai propri errori passati e a come rimediare a un guaio. Altri si descrivono sopraffatti o preoccupati. Il loro senso di angoscia è aumentato dopo lo scandalo delle inserzioni acquistate dai russi durante la campagna elettorale statunitense: a Menlo Park hanno capito di avere un problema? Sembra di no, perché anche Zuckerberg e lo stato maggiore di Facebook vivono in una bolla che distorce il mondo di fuori.

Secondo l’autore di un articolo comparso su Hive, il magazine di Vanity Fair che si occupa di tecnologia, politica e business, davvero in tanti, ormai, parlano di Zuckerberg come una persona sola, scollegata dalla realtà e circondata da persone accondiscendenti. Sembra infatti che il Ceo non prenda mai una pausa dalla propria creatura e i suoi amici siano soprattutto impiegati alle sue dipendenze, pronti a convenire su tutto. Ad esempio sul fatto che le intromissioni dei russi siano state sopravvalutate o che la guerra politica combattuta a colpi di bufale sul social network non sia poi un problema così grosso. Più in generale, i modi negativi in cui Facebook incide sulla realtà  non sono soppesati nella giusta maniera e la colpa viene scaricata sui politici incompetenti che hanno polarizzato l’opinione pubblica. Non esattamente l’esame di coscienza che tutti ci aspetteremmo da chi è chiamato a rispondere delle sue importanti responsabilità. «Mentre l’obiettivo personale di Zuckerberg può essere la creazione di un’utopica comunità virtuale», conclude l’articolo, «la principale direttiva di Facebook è di massimizzare il numero di persone – Repubblicani o Democratici, russi o americani – che fanno pubblicità sulla piattaforma».

Foto Getty
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