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L’unico Paese entusiasta della decisione di riammettere la Russia alla Biennale di Venezia è la Russia Quasi tutti Paesi europei si sono espressi contro la decisione della Biennale e in tanti hanno già iniziato a minacciare il boicottaggio.
C2C Festival ha pubblicato il set che Nicolas Jaar ha dedicato a Sergio Ricciardone nella serata finale dell’ultima edizione del festival Un set speciale e segreto che ora, nel giorno dell'anniversario della morte del fondatore, si può ascoltare e scaricare gratuitamente sulla pagina Bandcamp di C2C Festival.
La Spagna ha approvato una legge che garantisce assistenza medica gratuita anche ai migranti senza documenti «L'obiettivo è rispondere a un'ondata di odio ribadendo che la dignità non dipende dal possesso di un visto», ha detto la ministra della Salute Mónica García.
A quasi ottant’anni, Arnold Schwarzenegger tornerà a interpretare Conan il barbaro L'attore ha 78 anni ma è prontissimo a indossare di nuovo i panni del re distruttore, che però nel nuovo film sarà anche re vecchio e stanco.
Il sindacato delle librerie indipendenti francesi ha cacciato Amazon dalla Fiera del libro di Parigi Amazon avrebbe dovuto essere il main sponsor del Festival du Livre de Paris, principale fiera letteraria francese. Il Syndicat de la Librairie Française si è opposto.
A Londra hanno aperto due punti di controllo qualità della droga per prevenire overdose e morti Si trovano a Hackney e Camden, li gestisce l'associazione The Loop, assieme al Comune e alla polizia locale.
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Tanya Jones, storia di una stylist

12 Aprile 2011

Sei nata a Tel Aviv nel 1980. Di Tel Aviv ricordo i tramonti fumosi su l’orizzonte infuocato, le nuvole grigie stracciate dagli aerei militari di ritorno dalle missioni ai confini, elicotteri a volo rado sulle teste indifferenti di ragazzi e ragazze dai corpi perfetti, intenti a praticare qualche sport da spiaggia portato a un livello di sviluppo inimmaginabile. Ricordo anche l’afa soffocante, le ragazze col fucile a tracolla e lo zainetto di Winnie the Pooh. Durante il mio viaggio ho conosciuto diverse persone, ma nessun israeliano, quando ci ho provato sono stato trattato con una certa durezza.
Per questo ti intervisto, io di moda non so niente. Voglio imparare una storia e colmare un vuoto.
Mi fai vedere le foto della tua famiglia, la maggior parte le ha scattate tuo padre, si vedono pezzi della casa dove sei cresciuta a Jaffa, l’antico porto arabo sulle cui spiagge è sorta in poco più di un secolo Tel Aviv. Muri sbrecciati, piante rampicanti e una bambina bianca come la neve. Quando nomini tuo padre il tuo volto viene invaso da un senso di malinconica gioia, la bocca e gli occhi sorridono ma qualcosa impedisce loro di brillare.
Mi indichi una foto in cui siete travestiti e mi dici che era carnevale, ma ho l’impressione che per voi due fosse una cosa normale. Tua madre è una stilista, ha lavorato per decenni con Cavalli, tu sei una stylist, lavori nel suo stesso ambiente, ma è di tuo
padre che mi vuoi parlare. Avanti, allora. Mi dici che si chiama Tim, viene dalle midlands inglesi, che è protestante/non praticante, me lo dici per farmi capire che non si è trasferito in Israele per questioni religiose. Ti chiedo il perché e tu mi rispondi che dopo aver studiato sociologia a Londra ha sentito il bisogno di vivere un’esperienza comunitaria in un kibbutz.
Erano gli anni ’70 e come molti era un idealista. Nel kibbutz viveva con gli altri, lavorava i campi, condivideva il cibo con tutti nell’enorme sala da pranzo, camminava a piedi nudi senza mediazioni sulla terra che coltivava, si preoccupava degli altri, prendeva decisioni sulla loro vita nelle riunioni del kibbutz, i figli degli altri erano suoi.
Il suo kibbutz si chiamava Moshav Neviot, era a Nueiba, nella penisola del Sinai che a quei tempi, dopo la guerra dei sei giorni, era territorio israeliano. Il kibbutz, ovviamente, non esiste più. Ma allora era un posto ricco di vita e affamato di futuro. Fu a una festa organizzata al suo interno che i tuoi genitori si conobbero.
Tuo padre era stato accompagnato da una bionda che nel giro di qualche minuto si era dileguata. Rimasto solo, ha visto questa tipa dall’altro lato della stanza che indossava un afro rosso e gli faceva l’occhiolino. Non era ancora abituato alla spudoratezza delle donne israeliane, gli ci volle un’ora prima di decidersi a farsi avanti. Ma quando lo ha fatto tutto cambiò. La sera stessa lasciò il kibbutz e il deserto del Sinai e tornò a Tel Aviv con lei.
Ci pensi un attimo, poi mi dici ridendo che tua madre non stava ammiccando, aveva dimenticato gli occhiali e faceva fatica a vedere.
Nasciamo da eventi casuali, da incomprensioni, da atti di coraggio che vengono da lontano e si compiono proprio in quel momento. Accolgo con un sorriso il mito fondativo della tua famiglia, la sua grammatica rituale, ormai stabile e codificata (estratto dal numero 0 di Studio)

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