Hype ↓
06:50 giovedì 16 aprile 2026
Il governo di Pedro Sánchez rischia di cadere per colpa di Guernica di Picasso Tutto inizia con la richiesta del governo della comunità autonoma dei Paesi Baschi di portare l'opera a Bilbao. Richiesta negata dall'esecutivo Sánchez.
Cosa sappiamo del nuovo film di Sean Baker, a parte che si intitolerà Ti amo! e che sarà molto, molto italiano Il titolo scelto dal regista è di Anora per il nuovo film è Ti amo!, con il punto esclamativo. Secondo le indiscrezioni, potrebbe venire a girarlo in Italia.
Cosa ci fanno Brian Eno, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Patti Smith, Blood Orange (e molti altri) alla Biennale di Venezia? Espongono le loro opere nel padiglione del Vaticano Per l'esposizione "The Ear Is the Eye of the Soul" la Santa Sede ha messo assieme una lineup degna dei migliori festival musicali.
In Russia non solo non si può vedere Heated Rivalry, ma si viene multati anche solo a parlarne Una rivista che aveva "osato" recensire la serie Hbo si è vista recapitare una multa di 500 mila rubli, l'equivalente di circa 6 mila euro.
In dieci anni gli affitti a Berlino sono aumentati del 69 per cento I prezzi sono aumentati in tutta la Germania, ma nella capitale la situazione è nettamente la peggiore.
La petizione per interrompere tutti i rapporti tra Unione europea e Israele ha superato il milione di firme Ora la Commissione europea dovrebbe presentare al Consiglio una proposta formale che, se approvata, porterà alla sospensione dell'accordo di associazione UE-Israele.
Al Festival di Cannes verrà presentato Gli amanti della notte, il primo film tratto da un romanzo di Mieko Kawakami All the Lovers in the Night di Yukiko Sode, tratto dall'omonimo romanzo della scrittrice giapponese, è stato selezionato nella sezione Un Certain Regard.
La Danimarca è diventata il primo Paese al mondo a usare solo energie rinnovabili per un mese intero A marzo del 2025 il Paese è riuscito a soddisfare tutto il suo fabbisogno energetico usando solo l'eolico e il solare, per 31 giorni consecutivi.

Il momento d’oro dello stile nordico

La rivalutazione fashion di Ikea, la nuova strategia di H&M, l'apertura di Arket e molti altri indizi confermano l'ascesa dell'estetica scandinava.

28 Agosto 2017

Quando Balenciaga ha lanciato la versione lusso della comune shopper blu di Ikea, i social sono impazziti. E sebbene fosse difficile districarsi tra le raffinate analisi di semiotica e i commenti buongiornisti sdegnatissimi dal prezzo, una cosa era certa: al di là delle (seppur interessanti) discussioni sul basso che diventa alto, sul designer di moda che si appropria di un simbolo popolare e ne stravolge il significato, la vera morale di quella storia era un’altra, ovvero che la borsa blu aveva vinto ancora una volta. In questi anni di affitti-mutui e mutui che non ci accendono, infatti, la bustona (che si chiama Frakta) è stata la spalla indiscussa del meno fashion scatolone in ogni trasloco che si rispetti, dei viaggi alle lavanderie a gettoni di quelli in affitto che non hanno la lavatrice, dei trasporti occasionali di merci e mercanzie varie nonostante l’evidente contro del caso: è impossibile da chiudere e ha una forma francamente bizzarra, eppure “è capiente”, “ci butti dentro tutto”, “non si rompe mai”, “è indistruttibile”.

Ecco perché oggi Frakta può reclamare quello status che abbiamo già assegnato alle brutte Birkenstock, tanto più ora che conta anche di una sua imitazione luxury per mano dell’alta moda, sempre drammaticamente in ritardo rispetto ai fenomeni della strada, o meglio, dei centri commerciali delle più amene periferie d’Europa. Per via di quella storia che ai ricchi piace vestirsi da poveri, certo, ma anche perché lo stile scandinavo è un po’ il feticcio di quest’epoca, una sorta di sostituto dell’ossessione per l’estetica giapponese che aveva caratterizzato la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta. Dimenticate però il lavoro sartoriale di designer come Issey Miyake, Junya Watanabe o Rei Kawakubo. Dimenticate anche ACNE STUDIOS, che dello Scandi style è l’interprete d’autore, capostipite di tutta una miriade di piccoli marchi molto instagrammabili che il Telegraph Fashion definisce “nordic chic”. Quello per i maglioni da pescatore norvegesi, le magliette bianche e gli interni in legno non è l’unico tra i feticci contemporanei, ma è certamente uno dei più redditizi.

First collection preview. Royal Geographical Society, 1 Kensington Gore, London. 2 June 2017. #ARKET

Un post condiviso da ARKET (@arketofficial) in data:

È difficile stabilire con precisione quando abbiamo iniziato a ritenere accettabili o interessanti cose come i materassi buttati sui pallet e l’hygge, ma è facile individuare le aziende che quell’immaginario, amplificato a suon di hashtag, riviste come Kinfolk Magazine e letteratura sulla natura incontaminata dei fiordi, hanno saputo crearlo, e venderlo nel mondo. Ikea, per l’appunto, che ha spianato “democraticamente” il design degli interni come ha scritto Davide Coppo proprio qui su Studio, e H&M, che insieme agli spagnoli di Zara ha dato il via al fast-fashion così come lo conosciamo oggi. E se Ikea può permettersi di fare meta-ironia nelle sue pubblicità e godere dello status di cui sopra, H&M si ritrova invece ad affrontare una congiuntura tutt’altro che facile, a partire dalla crisi sistemica del retail che ha forzato l’azienda svedese a una decisa politica di revisione della propria rete di negozi nel mondo, annunciata a fine 2016. Esattamente come per Zara, ciò ha significato diverse chiusure importanti, come quella del megastore di Piazza San Babila a Milano (che nel 2003 aveva segnato l’arrivo di H&M in Italia), trasferimenti e una strategia di economizzazione delle location, che come scriveva Pambianco lo scorso maggio ora privilegia «le aperture in spazi dagli affitti flessibili e convenienti e in location dalla maggiore visibilità, con l’obiettivo di arrivare a break even nel minor tempo possibile. Confrontando gli ultimi tre bilanci di H&M, emerge come a un numero di aperture lorde sempre in crescita sia corrisposto anche un valore di chiusure sempre più alto». Senza dimenticare l’enorme discorso sulla sostenibilità del low-cost e sugli sforzi che giganti del genere stanno mettendo in atto per “ripulire” il loro business.

Tutto questo non significa comunque che H&M abbia smesso di investire nel proprio futuro, al contrario. Lo dimostra il successo di COS (che compie dieci anni), & Other Stories, Weekday e Monki, marchi che hanno preso il posto di quelli che definivamo “medi” non troppi anni fa e con i quali si è puntato a specifiche nicchie di consumatori, anche piuttosto diversi da quelli del core-brand. E lo dimostra anche il lancio di Arket, marchio di abbigliamento dall’anima “lifestyle”: dedicato a quelli che già apprezzano il minimalismo di COS, costerà mediamente 100 sterline in più rispetto al suo antesignano e manterrà quel design improntato alla funzionalità che quel tipo di consumatore ricerca. Il primo negozio fisico, che ha anche una selezione di brand non H&M, ha appena inaugurato in Regent Street a Londra, mentre l’e-commerce debutterà in autunno in 18 Paesi europei. Seguiranno le aperture a Bruxelles, Copenaghen e Monaco di Baviera: il nuovo store assomiglia a una sorta di mercatino con tanto di caffè in stile “New Nordic”, dove verranno servite solo specialità del Nord-Europa, e avrà un angolo dedicato alla casa, che si aggiunge così a H&M Home.

Come riassume Graeme Moran di Drapers Magazine a Lauren Cochrane del Guardian, «La Scandinavia sta vivendo il suo momento d’oro»: basti pensare alla nomina di David Hagglund come nuovo direttore creativo di Topshop e Topman. Svedese, già art director di Vogue Paris, Hagglund è a capo di un’agenzia creativa di base a Stoccolma che ha collezionato esperienze con H&M e Hugo Boss fra gli altri. «Topshop ha sempre rispecchiato l’immagine della ragazza dallo stile British» spiega Moran «quindi immagino questo sia un tentativo di dare al marchio un’impronta più internazionale». D’altronde, questa è l’epoca della Cool Scandinavia.

Articoli Suggeriti
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai

È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.

Il nuovo Orient Express La Minerva è un omaggio a Roma meta di tutti i viaggiatori del mondo e della storia

Dall’approdo ottocentesco di Stendhal e Melville alla rinascita firmata dal designer Hugo Toro. L’Orient Express La Minerva non è un hotel, ma un dispositivo di memoria tra miti ed epoche romane, per un Grand Tour contemporaneo.

Leggi anche ↓
L’ultimo trend nel turismo è l’extreme daytrip, cioè viaggi all’estero, con voli low cost, che durano un giorno solo e in cui si visita tutto il visitabile in 24 ore senza fermarsi mai

È la gitarella in giornata portata alle estreme conseguenze. Di stress, di turistificazione e di impatto ambientale, soprattutto.

di Studio
Il nuovo Orient Express La Minerva è un omaggio a Roma meta di tutti i viaggiatori del mondo e della storia

Dall’approdo ottocentesco di Stendhal e Melville alla rinascita firmata dal designer Hugo Toro. L’Orient Express La Minerva non è un hotel, ma un dispositivo di memoria tra miti ed epoche romane, per un Grand Tour contemporaneo.

Il Greatest Hits di Ferrari unisce il meglio di due mondi, la musica e l’automobilismo

Al Museo Enzo Ferrari di Modena, fino a febbraio 2027, una mostra che racconta il legame tra musica e Cavallino, un filo rosso che va da Herbert von Karajan a Tyler, the Creator, passando per Pavarotti, Eric Clapton, Mick Jagger, John Lennon, Madonna e moltissimi altri.

Quanto sono tristi e disperati i nostri tentativi di tornare all’analogico

Il minimalismo digitale e la nostalgia analogica si stanno rapidamente trasformando nell'ennesimo prodotto premium venduto da quel capitalismo digitale che avrebbero dovuto sconfiggere. Un prodotto di cui, ovviamente, ci si va a vantare sui social.

Oggi più che mai essere vegani non significa scegliere una dieta, significa fare politica

Le proteine di origine animale sono diventate un consumo identitario per la "nuova" destra, online e offline. Ma la crisi climatica e la ricerca scientifica ci ricordano che un ripensamento del nostro rapporto con il cibo è sempre più inevitabile.

Non saranno gli apres ski a salvare la montagna dallo spopolamento

Aperitivi, i video dei migliori trail, gli chalet che diventano nuova Arcadia, lo sci e l’arrampicata come status symbol: davvero pensiamo che sia questo il modo di far tornare la montagna a essere un luogo vivo, vero?