Hype ↓
18:32 mercoledì 22 aprile 2026
La giunta militare del Myanmar ha messo al bando gli assorbenti perché convinta che i ribelli li usino per fasciarsi le ferite Secondo le organizzazioni umanitarie, i militari pensano davvero che gli assorbenti vengano usati così perché probabilmente non ne hanno mai visto uno.
Pedro Pascal ha fatto causa a un liquore perché si chiama Pedro Piscal Il liquore in questione è un pisco, la più popolare bevanda alcolica del Cile, paese Natale di Pascal.
In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga Sorte che però non è toccata solo a lui: l'etichetta verrà apposta anche sui libri di Pelevin, King, Palahniuk, Murakami e Steinbeck
La Cnn ha scoperto una vera e propria “accademia dello stupro” su internet, ma nonostante la denuncia nessuno l’ha chiusa Il sito contiene migliaia di video e foto di violenze, oltre a consigli e tutorial su come eseguirle e nasconderle. Ma, a quanto pare, le autorità non possono chiuderlo a causa di un cavillo.
Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.
Disney sta realizzando per la comunità sorda nuove versioni delle canzoni dei suoi film in cui i personaggi usano la lingua dei segni Per il momento si tratta di 3 canzoni: Il passo successivo da Frozen II, Oltre l'orizzonte da Moana 2 e Non si parla di Bruno di Encanto, disponibili su Disney+ dal 27 aprile.
La nuova campagna di Valentino è un omaggio al ’68, ma non a quel ’68 La campagna pre-fall 2026 (con protagonista il cantante Sombr) è ispirata a un anno molto particolare e sorprendente della lunga storia del brand.
Il nuovo Presidente ungherese Péter Magyar ha detto che se Netanyahu metterà piede nel suo Paese lo farà arrestare e consegnare alla Corte Penale Internazionale Magyar annulla così la decisione dal suo predecessore Viktor Orbán, che si era sempre rifiutato di eseguire il mandato d'arresto che la Corte Penale Internazionale che pende su Netanyahu.

Il Sorrentino del futuro

La tv, i film in cantiere, l'apertura ai social: progetti e trasformazioni del regista più internazionale d'Italia.

07 Agosto 2019

Non esiste un solo Paolo Sorrentino. Ce ne sono tanti, come tanti sono i suoi film. C’è quello ancora profondamente legato a Napoli, che la mostra e la rimira, che la racconta e la rende immortale; e c’è quello romano, più maturo, che ha fatto fortuna vincendo un Oscar. Ma c’è anche il Paolo Sorrentino cinematografaro (non cinematografico, attenzione), e il Paolo Sorrentino televisivo (anche se, dice lui, quelli che gira sono sempre film, mai serie tv).

C’è il Sorrentino drammatico e innamorato, di un romanticismo da torcersi le budella, e c’è il Sorrentino divertente e divertito, che ammicca, sfotte, ride; che quando meno te l’aspetti infila una battuta in un monologo serissimo, e ti scalza. C’è il Sorrentino felliniano, c’è il Sorrentino più sorrentiniano, e c’è il Sorrentino più selvaggio, animale di mezzo, che oramai lavora più con l’America e con gli americani che con gli italiani.

C’è il Paolo Sorrentino ultras, tifoso del cuore del Napoli, che per scaramanzia elimina una scena da The Young Pope; e c’è il Paolo Sorrentino laico, poco fedele, molto razionale. Lui dice: tutte le mie storie sono storie d’amore. E anche Loro, epopea berlusconiana in chiave grottesca, con un Toni Servillo fuori scala, lo è. Da una parte c’è l’uomo, innamorato, narciso, autodistruttivo; dall’altra c’è la donna, la Veronica Lario di Elena Sofia Ricci.

Infine, ci sono il Sorrentino del presente, quello del passato e quello del futuro: uno che è, uno che è stato e sempre sarà; e uno che sta per essere. È il Sorrentino di Youth, che pronto a esordire in televisione già si schermava con un bellissimo monologo a tema affidato a Jane Fonda. Il Sorrentino del futuro è il Sorrentino che ha girato The New Pope, che si prepara a tornare a Venezia per presentare una serie tv; che lavora con Wildside e Lorenzo Mieli, che va e viene da Los Angeles, che ha trovato in Sky la sua nuova casa.

Ma il Sorrentino del futuro è anche quello che è stato chiamato per dirigere Mob girl, il nuovo film con Jennifer Lawrence (e co-prodotto dalla società dell’attrice). È il regista con cui, ammette Woody Harrelson, gli piacerebbe lavorare. È un genio, un visionario, un artista (parole riprese a caso, in nessun ordine, di Jude Law. È pure il regista che dovrebbe – dicono, non si sa; forse – dirigere la messa in scena televisiva della Elvira di Toni Servillo, amico-fratello-papà. Ed è pure quello che, mai fermo, sta già pensando a un nuovo film con Nicola Giuliano di Indigo. Ma è soprattutto, questo Sorrentino dell’avvenire, lo scrittore di Hanno tutti ragione, che musicava le parole come un compositore.

Questo Paolo Sorrentino, questo regista, è il regista che più e meglio d’altri, in questi anni più recenti, sta portando il nostro cinema ovunque nel mondo; che è riuscito a confermarsi, senza farsi odiare, quando è passato al piccolo schermo. Vorrebbe dirigere un action, e una volta, in conferenza stampa, scherzò dicendo che gli piacerebbe firmare uno 007. È uno pronto al cambiamento, e infatti per Mob girl non scrive lui, ma lascia che sia qualcun altro a mettere insieme la sceneggiatura (e poi, chissà, la ritoccherà).

Il Sorrentino del futuro è l’insieme di tutti gli altri Sorrentino che abbiamo già elencato, che in più si apre ai social network (il suo arrivo su Instagram, sorpresa delle sorprese, è stato salutato come un piccolo miracolo); che è più attento alla comunicazione e al contatto con l’esterno (il Sorrentino del passato, forse, non avrebbe accettato di sedersi con Raffaella Carrà, mentre era al lavoro su una serie difficile come “The New Pope”). È un insieme d’etichette e d’etichettature, e questa cosa la sa, la sa bene; se ci combatte, oramai ci combatte silenziosamente. Ai critici – alti, bassi, quelli della carta stampata e quelli online – piace scrivere di lui; ed è un piacere malvagio, sincero, un piacere che spesso si conclude con una recensione ferocissima, e che sembra riportarci tutti in un’epoca andata: quella in cui un certo giornalismo contava, ma contava sul serio.

Metteteci i premi, metteteci i libri; metteteci le imbeccate delle interviste, e poi l’ironia – il lungo cortometraggio con i The Jackal, prima dei David di Donatello, ne è un ottimo esempio. Eccovelo, quest’uomo del futuro: regista, napoletano d’origini, romano d’adozione; armato di camera, artigianale, profondamente scrittore.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
In Russia adesso le biografie di Bulgakov vengono vendute con un’etichetta che le definisce propaganda a favore della droga

Sorte che però non è toccata solo a lui: l'etichetta verrà apposta anche sui libri di Pelevin, King, Palahniuk, Murakami e Steinbeck

Il boom è già finito, la crisi non è ancora iniziata, ma nel frattempo fare fumetti in Italia è diventata una faccenda molto complicata

La crescita iniziata durante la pandemia si è fermata, l'aumento dei costi, la crisi delle edicole e il perenne cambiamento delle abitudini dei lettori stanno riscrivendo le regole del mercato per l'ennesima volta negli ultimi anni. Ne abbiamo parlato con chi i fumetti li fa di mestiere.

Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah e altri mille artisti hanno chiesto di boicottare l’Eurovision se anche quest’anno a Israele sarà permesso di partecipare

Hanno firmato una lettera aperta per boicottare la manifestazione, chiedendo l’esclusione immediata di Israele.

Disney sta realizzando per la comunità sorda nuove versioni delle canzoni dei suoi film in cui i personaggi usano la lingua dei segni

Per il momento si tratta di 3 canzoni: Il passo successivo da Frozen II, Oltre l'orizzonte da Moana 2 e Non si parla di Bruno di Encanto, disponibili su Disney+ dal 27 aprile.

di Studio
Soft Matters, il design che dimentica l’etichetta

Per la Milano Design Week, Secolo e TABLEAU presentano la loro prima collaborazione, Soft Matters. Un progetto che nasce dal prodotto ma si espande fino a diventare spazio, gesto e immaginario condiviso. Tra divani oversize, schiume di scarto e fiori disegnati a occhi chiusi.

Più di 200 scrittori francesi hanno abbandonato la casa editrice Grasset per protestare contro le posizioni destrorse del suo proprietario, il miliardario Vincent Bolloré

Gli scrittori, 230 per la precisione, hanno anche annunciato che faranno causa all'editore per riprendersi i diritti di tutti i loro libri già pubblicati.