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L’Ukip vuole usare un nuovo logo elettorale praticamente identico alla croce di ferro della Germania nazista È la seconda volta che il partito di estrema destra guidato dal personal trainer Nick Tenconi cerca di far approvare un simbolo che richiama apertamente l'iconografia del Terzo Reich.
Su GTA Online è apparsa una missione in cui i giocatori giocano l’omicidio di Charlie Kirk Apparsa e già scomparsa: i moderatori hanno cancellato tutto e inserito anche le parole “Charlie Kirk” all’elenco dei termini proibiti.
In Uganda hanno deciso che l’unico modo per avere elezioni regolari e pacifiche è chiudere internet In tutto il Paese è impossibile connettersi già da martedì 13 gennaio e sarà così fino alla chiusura delle urne, prevista per la sera del 15.
C2C Festival festeggia il suo venticinquesimo compleanno svelando la line-up della seconda edizione del festival a New York L'8 maggio 2026 C2C Festival torna al Knockdown Center con un programma ancora più ambizioso. Tra gli ospiti più attesi Arca, Los Thuthanaka ed Elias Rønnenfelt.
Su Bandcamp sarà vietata la musica prodotta con l’intelligenza artificiale Con un post su Reddit, la piattaforma ha anche invitando gli utenti a segnalare tutte le canzoni sospettate di essere state fatte con l'AI.
Grazie al suo amore per i blockbuster, Zoe Saldaña è diventata l’attrice che ha “incassato” di più nella storia del cinema Dopo il successo del terzo Avatar, che si aggiunge a quello dei film Marvel e di Star Trek, l'attrice ha stabilito un record.

Sorrentino, Berlusconi, noi e Loro

Esce la pellicola del regista napoletano sul Cavaliere: più che un film, pezzi di cose italiane che sono successe. E che ci riguardano tutti.

24 Aprile 2018

La prima volta che viene chiamato per nome, guardi l’orologio ed è già passata un’ora. «Dove cazzo sei, Silvio?». Paolo Sorrentino lo fa dire a Riccardo Scamarcio, che è l’immaginario Sergio Morra, che sarebbe il vero Gianpaolo Tarantini. A due terzi del primo capitolo di Loro, Berlusconi ancora non s’è visto, è questa l’idea di Paolo Sorrentino. Non c’è e però è sempre stato lì, nelle feste, tra le ragazze, dentro il sogno «mollo la Puglia e magari divento qualcuno», è quello che spera Scamarcio. Era in quelle tre lettere che compaiono sugli schermi dei vecchi telefonini a conchiglia: LUI, che sarebbe potuto essere il titolo alternativo del film.

Alla proiezione per la stampa, ventiquattr’ore esatte prima dell’uscita nelle sale (oggi), c’è la calca e lo stordimento delle grandi occasioni. «La promozione è stata scarsissima», dice una. «Sorrentino racconta Berlusconi: non si fa abbastanza pubblicità da solo?», replica un’altra. Quegli altri si domandano perché il film non sia a Cannes come da previsioni: non è piaciuto a Frémaux, il direttore del festival; no, Frémaux aveva chiesto a Sorrentino un montaggio esclusivo per il festival e non ha funzionato; no, Sorrentino proprio non aveva finito di montarlo. Chissà. Azzardo: un film nella cui scena più divertente compare – attenzione: spoiler – Fabio Concato nei panni di se stesso potranno mai capirlo i francesi e gli stranieri tutti? Non credo.

Il punto di Loro è precisamente questo: è una storia che riguarda noi. Loro. Lui. Noi. Si fa confusione coi pronomi, perché da più di vent’anni non sappiamo mai quale usare, è sempre roba di qualcun altro. Il titolo starebbe a dire appunto questo: riguarda gli altri. Quelli che non conosciamo. Quelli fuori dalla bolla. Quelli a cui ti devi rivolgere come se parlassi a un bambino che fa la seconda elementare, dice un personaggio del film. E invece no: è tutta roba nostra. Forse per questo Silvio non c’è, dove cazzo è Silvio. Arriva dopo un’ora e noi però ci eravamo già raccapezzati, il suo mondo ha i contorni che conosciamo bene, i ministri, i provini, i soldi, le escort, le cene, la cocaina, i comunisti. È il mondo di Berlusconi senza Berlusconi, è sempre stato così e sempre lo sarà.

Quando Silvio (cioè Toni Servillo) entra in scena, una maschera a metà tra il Bagaglino e il teatro kabuki, diventa tutto meno interessante. C’è, prima e dopo, il pettegolezzo locale: il vulcano a Villa Certosa, le scarpe con la soletta rialzata, Veronica che legge i libri Adelphi, i quiz di Mike Bongiorno, Noemi Letizia che canta i neomelodici napoletani, il sottofondo di Mariano Apicella, le poesie di Sandro Bondi. È un mondo senza spessore, piatto come siamo abituati a immaginare «il principale esponente dello schieramento a noi avverso» (noi, loro) che oggi è per tutti uno di casa. Un Divo, nuovo ed eterno. Silvio è come quelle bamboline di carta a cui ogni volta appiccichi addosso un vestitino diverso, basta una battuta, il trapianto di capelli, le barzellette, la bandana, l’amico Putin. Non serve approfondire.

Che poi è il limite di Sorrentino, visivamente più cauto ma con gli stessi vizi di sempre: la sintesi fatta di quadri fissi e carrelli mobili, qualche scorsesismo troppo facile, i soliti feticci che sembrano usciti da quel generatore automatico di suoi film che gira online (gli animali: qui due pecore, un rinoceronte, un ratto). Stavolta sembra premergli di più il ruolo di dialoghista, Silvio e Veronica come Raimondo e Sandra che hanno sostituito la passione con la malinconia, il simil-Gianpaolo Tarantini e la simil-Sabina Began (che sarebbe Kasia Smutniak) fatti parlare come dei figuranti di Uomini e donne, «è dura la vita quando non sai fare niente», «le ragazze come me fanno dei sogni stupidi».

A chi piacerà Loro? Probabilmente non a noi, sicuramente non a loro, ovviamente non a lui. Forse, in modo subliminale, a tutti. Più che un film, sono dei pezzi di cose che ci sono successe, dette male o forse no, superficiali come in fondo lo sono state per davvero, kitsch, paracule, noiose, sciatte, spassose, misere, italiane. È come se Stanley Kubrick avesse girato The Crown quando, rispetto a Elisabetta II, non c’era ancora la distanza con cui oggi si contempla l’eroina di un film in costume (non sto dando a Sorrentino del Kubrick, chiusa parentesi). Loro è il Grande Romanzo Italiano che nessuno scriverà mai, neanche Sorrentino in fondo ci è riuscito. Forse, molto semplicemente, serve a sbatterci davanti agli occhi quello che sappiamo già da un pezzo: riguardava tutti, ci riguarda ancora. Loro, a pensarci bene, non esistono.

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