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06:07 giovedì 1 gennaio 2026
Martin Scorsese ha scritto un editoriale sul New York Times in cui spiega perché Misery è il miglior film di Rob Reiner In un commosso editoriale, Scorsese ha individuato nel thriller del 1990 l’apice della filmografia del collega, ricordando la loro amicizia.
Dopo il documentario su Diddy arriverà un documentario sui figli di Diddy che parlando di Diddy Justin e Christian Combs racconteranno il rapporto col padre in una docuserie che uscirà nel 2026 e di cui è già disponibile il trailer.
La crisi climatica sta portando alla velocissima formazione del primo deserto del Brasile La regione del Sertão sta passando da arida a desertica nell'arco di una generazione: un cambiamento potenzialmente irreversibile.
L’episodio di Stranger Things in cui Will fa coming out è diventato quello peggio recensito di tutta la serie E da solo ha abbassato la valutazione di tutta la quinta stagione, nettamente la meno apprezzata dal pubblico, almeno fino a questo punto.
Il progetto europeo di rilanciare i treni notturni sta andando malissimo Uno dei capisaldi del Green Deal europeo sulla mobilità, la rinascita dei treni notturni, si è arenato tra burocrazia infinita e alti costi.
Un’azienda in Svezia dà ai suoi lavoratori un bonus in busta paga da spendere in attività con gli amici per combattere la solitudine Il progetto, che per ora è solo un'iniziativa privata, prevede un’ora al mese di ferie e un bonus di 100 euro per incentivare la socialità.
Diverse celebrity hanno cancellato i loro tributi a Brigitte Bardot dopo aver scoperto che era di estrema destra Chapell Roan e altre star hanno omaggiato Bardot sui social per poi ritirare tutto una volta scoperte le sue idee su immigrazione, omosessuali e femminismo.
È morta la donna che restaurò così male un dipinto di Cristo da renderlo prima un meme, poi un’attrazione turistica Nel 2012, l'allora 81enne Cecilia Giménez trasformò l’"Ecce Homo" di Borja in Potato Jesus, diventando una delle più amate meme star di sempre.

La lettera di un soldato ucraino da Mariupol assediata

19 Aprile 2022
Serhiy Volyna è il comandante della 36esima Brigata dei Marines ucraini, uno dei soldati che in questo momento sono rimasti a difendere Mariupol dall’attacco dell’esercito russo. Per cercare di raccontare al mondo che cosa sta succedendo nella città (che è impossibile da raggiungere per i giornalisti), Volyna ha scritto una lettera che in queste ore sta girando moltissimo sui social.

«Vi scrivo da Mariupol assediata», comincia così la sua testimonianza. Sono quasi due mesi (cinquanta giorni, per l’esattezza) che Volyna e il resto delle forze ucraine di stanza a Mariupol difendono la città dagli attacchi russi che vanno avanti ormai senza sosta. Secondo il sindaco della città, almeno 10mila persone sarebbero morte dall’inizio dell’assedio. Il governatore della provincia di Mariupol ha detto che «la città è stata cancellata dalla faccia della Terra». Ma, scrive Volyna, «Mariupol è ancora una città ucraina, nonostante la propaganda russa racconti il contrario». È ancora una città ucraina grazie a uno sforzo difensivo che Volyna definisce «sovrumano», soprattutto considerando l’enorme differenza di forze e risorse a disposizione di una parte e dell’altra. «Ma abbiamo bisogno del vostro aiuto», aggiunge il comandante, rivolgendosi esplicitamente a tutti i leader occidentali.

«Il nemico ha circondato la città e tiene in ostaggio centinaia di migliaia di civili. Nei nostri bunker ci sono donne che si nascondono assieme ai figli, talvolta anche neonati. La maggior parte di queste persone sono parenti dei nostri soldati e sono ricercate dai russi. Siamo senza riscaldamento, acqua, cibo. Ogni giorno, i nostri feriti muoiono tra dolori inimmaginabili a causa della mancanza di medicine, disinfettanti e anestetici». Dalla città è impossibile fuggire. Anche per i civili, ai quali in teoria dovrebbe essere garantito un passaggio sicuro attraverso corridoi umanitari. Con la mediazione del Presidente turco Erdoğan, Ucraina e Russia avevano infatti raggiunto nelle scorse settimane un accordo proprio sull’istituzione dei corridoi. Accordo che i russi non stanno rispettando, scrive Volyna: «Vi imploriamo di aiutarci a salvare i feriti, i bambini, le donne […] Chiediamo ai politici, alle figure pubbliche e religiose di non essere indifferenti di fronte alle persone che sono finite nella trappola di Mariupol».

Volyna aggiunge anche di non credere alla promessa dei russi di garantire un “corridoio verde” per permettere ai militari di lasciare la città dopo la resa. Il comandante ribadisce che lui e i suoi hanno intenzione di rimanere e combattere. Ma, anche in questo caso, chiede l’aiuto dell’Unione Europea e degli Stati Uniti: «Abbiamo bisogno di armi pesanti. […]. Mariupol si può salvare. Siamo pronti a combattere fino alla fine. Ma dobbiamo sapere che il mondo ha fatto tutto il possibile per noi. Noi siamo pronti a fare anche l’impossibile per il nostro Paese». Negli scorsi giorni, Volyna aveva anche scritto una lettera (pubblicata poi dal giornale Ukrainska Pravda) a Papa Francesco, descrivendo Mariupol come «l’inferno in Terra».

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