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19:48 martedì 9 giugno 2026
In Svezia la denatalità è così grave che si sta pensando di introdurre la fecondazione assistita “di Stato” Al momento il Servizio Sanitario Nazionale copre i costi per sei tentativi alle persone senza figli. L'attuale governo vuole coprire i costi di tutti i tentativi, per tutti.
Il nuovo disco degli Xiu Xiu è un “adattamento musicale” di Eraserhead di David Lynch Dopo aver dedicato un disco a Twin Peaks, la band ne fa uno tutto incentro sull'opera prima di Lynch. Esce il 10 luglio, si intitola Eraserhead Xiu Xiu.
I Mondiali negli Stati Uniti stanno avendo un grosso problema con i permessi di soggiorno e i controlli agli aeroporti Visti negati a calciatori e arbitri, controlli severissimi, tifosi che scoprono all'improvviso di non poter più entrare negli Usa. Senza che ci sia una spiegazione ufficiale.
A Roma e Firenze si terranno i raduni dei gratuitisti, “allievi” di Mark Fisher che vogliono la settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1560 € e reddito di base universale Rispettivamente il 12 e il 13 giugno, due incontri a base di un po' meme, un po' di politica e un po' di filosofia per immaginare un mondo postlavorista.
Se vi è piaciuto Obsession di Curry Barker, sappiate che su YouTube si può vedere gratuitamente il suo primo film, Milk & Serial Prima di sbancare il botteghino, Barker ha pubblicato questo lungometraggio su YouTube, accumulando più di tre milioni di visualizzazioni.
Yorgos Lanthimos ha detto che da ora in poi vuole fare il fotografo perché il cinema l’ha fatto andare in burnout «In questo momento mi chiedo: farò altri film? Non lo so, vedremo», ha detto in un'intervista al Financial Times.
Ci sono molte cause giudiziarie strane, ma poche sono strane come quella tra il brand Patagonia e la drag queen Pattie Gonia Il brand sostiene che l'artista avrebbe violato il diritto d'autore, l'artista accusa il brand di voler limitare la sua libertà d'espressione. Vedremo che cosa ne pensa il giudice.
A Palermo non tutti sono stati proprio felici e contenti del matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner Piazze chiuse, strade sbarrate, polizia ovunque: diversi cittadini hanno preso piuttosto male il grande evento, ricordando che Our square is not your living room.

Sick of Myself, ammalarsi di se stessi

Il film di Kristoffer Borgli, in questi giorni al cinema, è una parabola che mescola dark humor e body horror per descrivere i mostri che siamo diventati.

13 Ottobre 2023

Quanto è diventato noioso sottolineare per la miliardesima volta quanto i social ci hanno reso egocentrici, narcisisti, egoisti, imbarazzanti, patetici e spietati? Tanto, tantissimo. Sarà anche per questo che il mezzo che riesce meglio a riflettere la nostra mostrificazione è il cinema. Non prediche, ma parabole. Show, don’t tell, si diceva una volta a chi voleva fare lo scrittore. Sick of Myself, una specie di versione norvegese, delirante, body horror e contemporanea di Time di Kim-Ki duk è un film del 2022 di Kristoffer Borgli, arrivato nei cinema italiani nello stesso periodo in cui su Mubi è arrivato il delizioso Rotting in the Sun di Sebastián Silva, che col film condivide sia le vibe satiriche e grottesche (comedy thriller, li chiamano: sono angoscianti ma fanno anche ridere) che la scelta di conferire a un medicinale il ruolo più importante del film: in Sick of Myself è il Lidexol, un ansiolitico russo che ha come controindicazione una misteriosa e gravissima malattia della pelle (per sponsorizzare il film gli è stato creato un finto sito, e un finto profilo Instagram) in Rotting in the Sun è il Pentobarbital, un veleno che invece esiste veramente e viene usato sia per il suicidio assistito che per la pena di morte.

Presentato in concorso nella sezione Un Certain Regard all’ultimo Festival del cinema di Cannes, Sick of Myself  è piaciuto così tanto agli americani che il nuovo film di Borgli, regista 38enne, sarà stato prodotto da Ari Aster, verrà distribuito da A24 e avrà come protagonista Nicolas Cage (si chiama Dream Scenario e nei cinema americani uscirà a novembre, da noi chissà). E in effetti Sick of Myself (Syk Pike, in originale norvegese) è un gioiello di regia, sceneggiatura e montaggio (tutti di Borgli, che ha iniziato con i video musicali). Ma sembra anche un prodotto creato apposta per circolare sui feed Instagram e TikTok delle sad girl: vedi l’immagine scelta per la comunicazione, con la protagonista che fuma su una sedia a rotelle, occhiali da sole, testa completamente bendata come se si fosse sottoposta a un’invasiva operazione di chirurgia estetica.

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Non è così: Signe (Kristine Kujath Thorp) ha una strana malattia che si è provocata da sola, assumendo un farmaco acquistato illegalmente che ha come effetto collaterale degli intensi e irreversibili sfoghi cutanei, soprattutto sul viso. Il perché di questo suo gesto apparentemente masochista è ciò che definisce la sua personalità, una personalità molto simile a quella del suo fidanzato Thomas, un artista visivo le cui opere d’arte sono fatte con mobili di design rubati. Se all’inizio del film la coppia appare sbilanciata, con Thomas che si gode il successo ottenuto grazie alle sue doti di scammer dell’arte contemporanea e Signe barista che vive nella sua ombra, riuscendo a rubare un po’ d’attenzione soltanto fingendosi gravemente allergica alla frutta secca, le cose presto cambiano. Dopo un po’ di tentativi semi-falliti di trovare il modo per emergere tra le loro conoscenze in comune – compreso il vantarsi di aver salvato la vita a una donna morsa da un cane – Signe capisce che forse quello che sa fare, quello in cui eccelle, è la malattia. Una scelta che, metaforicamente, apre una parentesi enorme: come succede su TikTok, dove molti adolescenti si auto-diagnosticano disturbi mentali (ne parlavamo qui), a chi vuole diventare famoso ma non sa fare niente non resta che stare male. Stare male pubblicamente e artisticamente.

Perché il piano funzioni alla perfezione, Signe decide di ammalarsi davvero ma di una malattia misteriosa, così da essere sicura di attirare l’attenzione non solo degli amici architetti e giornalisti ma di un pubblico decisamente più ampio. Il problema è che la malattia della pelle da lei selezionata, una malattia che sarebbe dovuta apparire esteticamente non troppo disturbante, anzi, perfino carina secondo i canoni estetici odierni, presto si trasforma in qualcosa di decisamente non fotogenico né instagrammabile. Tra le descrizioni body-horror dell’evolversi della malattia cutanea (qualcuno ha citato La mosca di Cronenberg) e l’acutissima, riuscitissima, super realistica satira del mondo dell’arte contemporanea e della moda (qui invece bisogna pensare a Östlund), che raggiunge l’apice nelle scene in cui Signe viene scelta per girare lo spot di Regardless, un brand inclusivo che sostiene di promuovere la diversity, emergono le scene in cui la protagonista, come ogni narcisista che si rispetti, fantastica su due cose: il suo funerale (mentre fa sesso con Thomas) e i suoi successi, da quando finisce sulla copertina di Dazed a quando il suo memoir, dal titolo Sick of Myself, diventa un bestseller.

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