Hype ↓
14:40 lunedì 7 settembre 2026
Il governo inglese ha esortato la popolazione a iniziare a far scorte di cibo e acqua per prepararsi agli eventi climatici estremi causati dal Super El Niño «Chi avrà delle scorte se la caverà molto meglio di chi non ne ha», ha detto la Ministra dell'Ambiente Angela Eagle.
È valsa la pena seguire tutti gli Emmy solo per vedere Rob Reiner vincerne uno storico, da record Ha vinto il premio per Outstanding guest actor in a comedy series per la sua interpretazione nella quarta stagione di The Bear.
L’ultima volta che un partito di estrema destra ha governato in Germania era QUEL partito di estrema destra Con la vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt il Brandmauer, il muro che ha tenuto l'estrema destra fuori dai governi dal dopoguerra a oggi, potrebbe crollare.
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.

Si Newhouse, l’uomo che amava i giornali

È morto a 89 anni il padre di Condé Nast, l'editore di Vogue, del New Yorker e di Vanity Fair.

di Studio
02 Ottobre 2017

Samuel Irving Newhouse, più comunemente noto come Si, morto ieri domenica 1 ottobre nella sua casa di Manhattan, New York, all’età di 89 anni, è l’uomo cui si deve gran parte dell’industria moderna di magazine e riviste, così come li abbiamo conosciuti negli ultimi quarant’anni. Era, infatti, il proprietario del gruppo editoriale Condé Nast, quello di Vogue, Vanity Fair, GQ e il New Yorker fra gli altri, di cui è stato direttore generale per cinquant’anni, trasformandolo di fatto da piccola casa editrice in un colosso globale e influente come pochi altri nella storia del ‘900.

A capo di Condè Nast, Si Newhouse era arrivato ereditandone la guida dal padre, un avvocato figlio di russi ebrei che nel 1922 aveva deciso di investire i suoi pochi risparmi in un piccolo quotidiano, The Staten Island Advance, costruendo da lì un polo di giornali locali. L’acquisizione di Condé Nast avviene solo trentasette anni più tardi, nel 1959, e sarà un regalo alla moglie Mitzi, infatuata di Vogue, rivista di moda e punta di diamante del gruppo. I figli di Mr Newhouse, Si e il fratello minore Donald, si spartiranno in due l’eredità costruita dal padre: al più giovane i quotidiani, a Si Vogue e Condé Nast. È sotto la sua guida che Condé Nast diventa Condé Nast, il gruppo di giornali periodici più influente del mondo in un periodo storico in cui questi hanno in larga parte determinato l’immaginario, i sogni, le aspirazioni e i gusti di buona parte della popolazione occidentale.

newhouse

I pilastri della Condé Nast di Newhouse sono stati essenzialmente due: le testate e i loro direttori. Vero e proprio uomo di giornali, a Si Newhouse si devono, infatti, l’acquisizione negli anni ‘60 di Gentlemen’s Quarterly – quel GQ che nei decenni successivi diede vita a una competizione con Esquire che cambiò per sempre l’editoria maschile, ospitando i migliori scrittori del mondo e contribuendo non poco a dare vita al fenomeno del new journalism – e quella leggendaria del New Yorker nel 1985, che rese il gruppo editoriale il più importante del mondo. Tre anni prima, nel 1982, aveva riportato in vita una vecchia rivista che Condé Nast aveva smesso di pubblicare nel ’36, Vanity Fair, affidandola, dopo un altro tentativo, a una giornalista inglese trentacinquenne, Tina Brown, la quale divenne, con la notevole affermazione di Vanity Fair, una delle direttrici più potenti e celebri del mondo.

Già, i direttori: fu Newhouse in persona a volere al timone di Vogue prima Diana Vreeland e poi Anna Wintour, donne leggendarie, come fu lui ad affidare a Graydon Carter Vanity Fair dopo l’uscita di Tina Brown, alla quale affidò più tardi il rilancio del New Yorker. Direttori diventati star, che non a caso Si Newhouse invitava a comportarsi come le celebrities che mettevano sulle copertine dei loro giornali. Uomo riservato e non amante dei riflettori, gran lavoratore (non c’è storia su di lui che non ricordi come amasse arrivare in ufficio prima dell’alba) Si Newhouse «amava i giornali per quello che erano, come oggetti e come business», ha scritto in un ricordo Graydon Carter su Vanity Fair.

L’attuale chairman di Condé Nast, Jonathan Newhouse (che di Si è cugino di primo grado, nonostante la notevole differenza d’età), nel ricordarlo a poche ore dalla scomparsa, ha raccontato: «All’inizio del 1981, stavamo pranzando presso il suo ufficio (ero un tirocinante 28enne allora) quando mi raccontò di come Vanity Fair fosse stato pubblicato da Condé Nast dal 1914 al 1936 per poi chiudere i battenti durante gli anni più bui della Grande Depressione. “È sempre stato il sogno di questa azienda reintrodurre Vanity Fair” – mi confidò. Sogno – è proprio quella la parola che pronunciò. Funzionava così a quei tempi! Prima ancora che prendesse forma il piano aziendale, la strategia di marketing, la missione d’intenti, c’era…un sogno. E Si Newhouse era un sognatore. Un sognatore che ha trasformato quei sogni in realtà».

Nelle foto: Si Newhouse col fratello Donald; Si Newhouse con Tina Brown (Getty Images)
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.