Hype ↓
14:42 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Si Newhouse, l’uomo che amava i giornali

È morto a 89 anni il padre di Condé Nast, l'editore di Vogue, del New Yorker e di Vanity Fair.

di Studio
02 Ottobre 2017

Samuel Irving Newhouse, più comunemente noto come Si, morto ieri domenica 1 ottobre nella sua casa di Manhattan, New York, all’età di 89 anni, è l’uomo cui si deve gran parte dell’industria moderna di magazine e riviste, così come li abbiamo conosciuti negli ultimi quarant’anni. Era, infatti, il proprietario del gruppo editoriale Condé Nast, quello di Vogue, Vanity Fair, GQ e il New Yorker fra gli altri, di cui è stato direttore generale per cinquant’anni, trasformandolo di fatto da piccola casa editrice in un colosso globale e influente come pochi altri nella storia del ‘900.

A capo di Condè Nast, Si Newhouse era arrivato ereditandone la guida dal padre, un avvocato figlio di russi ebrei che nel 1922 aveva deciso di investire i suoi pochi risparmi in un piccolo quotidiano, The Staten Island Advance, costruendo da lì un polo di giornali locali. L’acquisizione di Condé Nast avviene solo trentasette anni più tardi, nel 1959, e sarà un regalo alla moglie Mitzi, infatuata di Vogue, rivista di moda e punta di diamante del gruppo. I figli di Mr Newhouse, Si e il fratello minore Donald, si spartiranno in due l’eredità costruita dal padre: al più giovane i quotidiani, a Si Vogue e Condé Nast. È sotto la sua guida che Condé Nast diventa Condé Nast, il gruppo di giornali periodici più influente del mondo in un periodo storico in cui questi hanno in larga parte determinato l’immaginario, i sogni, le aspirazioni e i gusti di buona parte della popolazione occidentale.

newhouse

I pilastri della Condé Nast di Newhouse sono stati essenzialmente due: le testate e i loro direttori. Vero e proprio uomo di giornali, a Si Newhouse si devono, infatti, l’acquisizione negli anni ‘60 di Gentlemen’s Quarterly – quel GQ che nei decenni successivi diede vita a una competizione con Esquire che cambiò per sempre l’editoria maschile, ospitando i migliori scrittori del mondo e contribuendo non poco a dare vita al fenomeno del new journalism – e quella leggendaria del New Yorker nel 1985, che rese il gruppo editoriale il più importante del mondo. Tre anni prima, nel 1982, aveva riportato in vita una vecchia rivista che Condé Nast aveva smesso di pubblicare nel ’36, Vanity Fair, affidandola, dopo un altro tentativo, a una giornalista inglese trentacinquenne, Tina Brown, la quale divenne, con la notevole affermazione di Vanity Fair, una delle direttrici più potenti e celebri del mondo.

Già, i direttori: fu Newhouse in persona a volere al timone di Vogue prima Diana Vreeland e poi Anna Wintour, donne leggendarie, come fu lui ad affidare a Graydon Carter Vanity Fair dopo l’uscita di Tina Brown, alla quale affidò più tardi il rilancio del New Yorker. Direttori diventati star, che non a caso Si Newhouse invitava a comportarsi come le celebrities che mettevano sulle copertine dei loro giornali. Uomo riservato e non amante dei riflettori, gran lavoratore (non c’è storia su di lui che non ricordi come amasse arrivare in ufficio prima dell’alba) Si Newhouse «amava i giornali per quello che erano, come oggetti e come business», ha scritto in un ricordo Graydon Carter su Vanity Fair.

L’attuale chairman di Condé Nast, Jonathan Newhouse (che di Si è cugino di primo grado, nonostante la notevole differenza d’età), nel ricordarlo a poche ore dalla scomparsa, ha raccontato: «All’inizio del 1981, stavamo pranzando presso il suo ufficio (ero un tirocinante 28enne allora) quando mi raccontò di come Vanity Fair fosse stato pubblicato da Condé Nast dal 1914 al 1936 per poi chiudere i battenti durante gli anni più bui della Grande Depressione. “È sempre stato il sogno di questa azienda reintrodurre Vanity Fair” – mi confidò. Sogno – è proprio quella la parola che pronunciò. Funzionava così a quei tempi! Prima ancora che prendesse forma il piano aziendale, la strategia di marketing, la missione d’intenti, c’era…un sogno. E Si Newhouse era un sognatore. Un sognatore che ha trasformato quei sogni in realtà».

Nelle foto: Si Newhouse col fratello Donald; Si Newhouse con Tina Brown (Getty Images)
Articoli Suggeriti
Tutto casita e chiesa: l’improbabile ma non impossibile crossover tra Bad Bunny e Papa Leone a Madrid

In questo fine settimana il Pontefice e la popstar più famosa del mondo saranno entrambi a Madrid. E le rispettive "diplomazie" stanno facendo di tutto per favorire un incontro.

Dua Lipa ha pubblicato gratuitamente su YouTube il film concerto di Radical Optimism nonostante avesse ricevuto offerte milionarie dalle piattaforme streaming

Si intitola Dua Lipa - Live From Mexico, dura due ore e in nemmeno una settimana ha già superato i due milioni di visualizzazioni.