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Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
Le persone che si sono accaparrate i biglietti per le prime proiezioni di Dune 3 li stanno rivendendo su eBay a migliaia di dollari Su eBay si trovano biglietti per gli spettacoli in IMAX venduti al 1500 per cento del prezzo originale.
Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Secondo i big data Shakespeare aveva molti co-autori

21 Febbraio 2017

The New Oxford Shakespeare, una recente edizione britannica delle opere di William Shakespeare curata da Gary Taylor, un noto studioso americano, si distingue soprattutto per due caratteristiche. Primo perché, per la prima volta, inserisce ben 14 altri drammaturghi come coautori: Christopher Marlowe è indicato come co-autore della trilogia su Enrico VI, mentre figurano anche i nomi di Thomas Nashe, George Peele, Thomas Heywood, Ben Jonson, George Wilkins, Thomas Middleton, e John Fletcher. Un altro dato interessante, poi, è come il ruolo di questi co-autori è stato scoperto, studiato e creditato: un’analisi computerizzata dei pattern linguistici in un database di opere teatrali contemporanea al corpus shakespeariano.

«Shakespeare è finalmente entrato nell’era dei big data», ha dichiarato Taylor in un comunicato stampa a ridosso della pubblicazione dell’edizione, avvenuta lo scorso autunno. Più recentemente, il New Yorker ha pubblicato un approfondimento di Daniel Pollack-Pelzner sul lavoro di Taylor e altri studiosi che hanno analizzato il rapporto di Shakespeare coi suoi contemporanei e collaboratori. Il dare spazio alle altre figure che hanno apportato il loro contributo alle sue opere, spiega Pollack-Pelzner, non significa accusare Shakespeare di plagio: semplicemente, «gli studiosi hanno riconosciuto che scrivere un’opera teatrale nel Sedicesimo secolo era un po’ come scrivere una sceneggiatura cinematografica oggi, con molte mani che revisionano un prodotto che appartiene a un’azienda».

Shakespeare co-autori

È dagli anni Ottanta che Taylor cerca non tanto di ridimensionare la figura di Shakespeare, quanto di metterla in un contesto più ampio: in Reinventing Shakespeare, per esempio, aveva decostruito l’immagine del drammaturgo come genio assoluto, sostenendo che «Shakespeare era una stella, ma non la sola stella della galassia». Quanto al suo recente utilizzo di analisi computerizzata, il New Yorker esprime qualche dubbio: «Il New Oxford Shakespeare sostiene che il suo algoritmo possa estrapolare il lavoro di una singola mano: una possibilità, certo, ma esistono ragioni di essere scettici davanti a questa metodologia computazionale».

Piuttosto è qualcos’altro che rende l’edizione di Taylor interessante: «La canonizzazione di Shakespeare ha fatto ché il suo modo di raccontare storie – e in particolare la sua visione monarco-centrica della storia – oggi ci sembri la norma, mentre in realtà ci sono altri modi di raccontare storie, e altri modi di metterle in scena, in cui magari altri autori erano più bravi. Se gli adoratori Shakespeare hanno raccontato una storia al fine di screditare i suoi rivali contemporanei, il New Oxford Shakespeare sta raccontando una storia per offrirgli un riconoscimento postumo».

Un’edizione del 1623 esposta durante un’asta a Sotheby’s, Londra (Scott Barbour/Getty Images)
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