Hype ↓
15:38 lunedì 26 gennaio 2026
Un attivista irlandese ha pubblicato su internet l’identità di migliaia di agenti dell’ICE Lo ha fatto su un sito che si chiama ICE List, al momento ci si trovano 4500 nomi, indirizzi email e numeri di telefono di agenti dell'anti immigrazione.
In Iran i morti potrebbero essere 30mila in due giorni, la strage più efferata dalla Seconda guerra mondiale L'unico precedente paragonabile sarebbe l'eccidio di Babyn Yar dove, tra il 29 e il 30 settembre del 1941, i nazisti uccisero 33 mila ebrei ucraini.
Mentre a Minneapolis si scatenava il caos, Trump era alla Casa Bianca a vedere in anteprima il documentario sulla moglie Melania Una proiezione esclusiva, con contenitori di popcorn brandizzati, tra gli invitati il Ceo di Apple e, per qualche ragione, anche Mike Tyson.
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.

Settimane della moda — Firenze

La collezione di Juun.J, la collaborazione di adidas e White Mountaineering, il progetto speciale di Marco De Vincenzo: le cose più interessanti di Pitti Uomo.

15 Gennaio 2016

Dopo Londra, la moda maschile arriva in Italia per l’89esima edizione di Pitti Uomo, che dal 12 al 15 gennaio ha riunito a Firenze i principali addetti del settore, tra buyer, giornalisti, stylist e fotografi. Il più grande salone di moda maschile, quest’anno dedicato alla “simultaneità” degli stili, ha selezionato 1219 marchi, di cui 536 stranieri, che qui hanno presentato le collezioni per l’Autunno-Inverno 2016-17: può essere perciò a buon diritto considerato una menswear convention, utilizzando le parole dette da Claudio Marenzi, presidente di Sistema Moda Italia, a Business of Fashion.

Quella di Pitti, infatti, è a oggi una formula mista che sembra adattarsi alla contemporaneità del settore meglio rispetto a quella della classica “settimana della moda”, che invece appare da molto tempo sofferente, come ha raccontato Véronique Hyland in un articolo su nymag.com. Dalla Camera nazionale della moda italiana al British Fashion Council, infatti, le fashion week sono state più volte ripensate negli ultimi anni e appaiono ancora in fase di transizione. Inoltre, i marchi hanno sempre più collezioni da presentare e spesso scelgono posti che non sono New York, Londra, Milano o Parigi per farlo, oppure ritornano in quelle città in momenti dell’anno diversi da quelli fissati dai calendari prestabiliti.

'Designer Project adidas Originals By White Mountaineering' Presentation - 89. Pitti Uomo

Succede soprattutto per le collezioni resort, che si stanno trasformando in appuntamenti fissi laddove il mercato è più reattivo. Per fare qualche esempio: lo scorso maggio, Dior era in Costa Azzurra e Louis Vuitton a Palm Springs, mentre Gucci, dopo New York, per il 2017 ha scelto Londra, città dove il turismo da shopping rimane un fattore importante. Nelle ultime stagioni, Chanel ha portato le sue resort a Seoul, Dubai e negli Emirati Arabi, mentre lo scorso dicembre ha scelto Roma e Cinecittà per la sua collezione itinerante Métiers d’art Paris-Rome, orchestrata come sempre da Karl Lagerfeld. Sono tanti, poi, i marchi che hanno scelto di rinnovare la formula del runaway show, ovvero la sfilata classica, orientandosi verso presentazioni studiate ed eventi lontani dal calendario tradizionale, spesso più interessanti sia per giornalisti e buyer (che riescono a farsi un’idea precisa dei capi) che per l’immagine stessa del marchio, che ne guadagna in ricerca e strategia.

Pitti, invece, in virtù della formula mista di cui sopra, ha saputo negli anni mettersi alla prova e cambiare: oltre all’esposizione fieristica vera e propria, risultato di un’attenta selezione alla quale si accede solo su invito, ci sono anche i grandi happening, ovvero sfilate (poche e ben calibrate) e presentazioni speciali, che possono disporre delle meravigliose location che Firenze offre, c’è infine lo scouting costante di giovani marchi e designer, italiani e non (quest’anno arriva a Firenze anche International Woolmark Prize). C’è persino lo streetstyle (quello sì, anche qui parodistico, ma per fortuna in parabola discendente).

Per l’appuntamento di gennaio, oltre alla fitta rassegna di marchi on display, si sono rivelati particolarmente interessanti i progetti selezionati come ospiti della manifestazione: Juun.J come Guest Designer nel menswear, la collaborazione di adidas Originals con il marchio giapponese White Mountaineering come Designer Project e il sempre bravo Marco De Vincenzo nel womenswear.

Alla stazione Leopolda, lo show di Juun.J si è aperto sulle note di Heroes di David Bowie e, al di là del tributo alla recente scomparsa dell’artista, la personalità multiforme di Bowie è sembrata quasi accordarsi con l’idea di uno streetwear futuristico e senza barriere portata avanti dal designer coreano. L’esplorazione del genere rimane allora il tema centrale della collezione, e se il riferimento a Bowie in questo senso appare quanto mai azzeccato, i capi visti in passerella sono rivisitazioni “apocalittiche” di alcuni capisaldi del guardaroba maschile, dal bomber al cappotto lungo fino al giubbotto da motociclista.

I numeri finali sono positivi: Pitti 89 si chiude con un’alta affluenza di compratori e il record di espositori

È invece uno sportswear più classico, sintesi ragionata di spirito outdoor ed esigenze di stile, la collezione di adidas Originals e White Mountaineering, disegnata da Yosuke Aizawa, il designer classe 1977 che ha lanciato il suo brand nel 2006, dopo l’esperienza nel team di design di  Junya Watanabe. La scelta di una complicata scenografia di luci e simboli ha quasi distratto dai capi in sé, frutto di un design funzionale che mescola elementi sport, militari e streetwear. Ma nel complesso entrambi i progetti si sono rivelati scelte appropriate per Pitti, che dimostra ancora una volta come l’attenzione per la curatela sia la chiave di volta nella riuscita di una manifestazione di questa portata.

Il tema di quest’edizione, dicevamo, era quello della simultaneità degli stili nella moda, espressa dalle Pitti Generation(s) che a Firenze si ritrovano: l’ideale filo conduttore, dunque, era il racconto leggero e ironico di «un mondo dove l’età è sempre più uno stato mentale che anagrafico, con uomini maturi in jeans e t-shirt e giovani dalle barbe vittoriane appassionati di vintage».  Il progetto, a cura di Oliviero Baldini, si è articolato per il salone attraverso diverse modalità di rappresentazione, partendo dal concept di promozione dei vari saloni, affidato alla regia e fotografia di Pasquale Abbattista.

'Marco De Vincenzo' Women's Fashion Installation Fall/Winter 2016/2017 - 89. Pitti UomoCome nota Angelo Flaccavento su Moda 24: «È significativo che lo shuffle delle età dello stile avvenga proprio all’interno di Pitti Uomo, accompagnato da un video di Pasquale Abbatista che a suon di morphing liquefà il volto della cinquantenne in quello del ventenne per poi trasformarlo nel viso del saggio canuto e prendere subito le fattezze della ex modella dal fascino senza tempo, in un ciclo infinito di mutazioni plastiche che sconfiggono i limiti ormai vetusti della fisiognomica. A Pitti oggi si celebra lo stile transgenerazionale perché è proprio nello scenario di Pitti Uomo che il fenomeno per primo si è imposto agli occhi degli osservatori». Così, accanto ai marchi del “su misura” non stonano le ultime novità dello streetwear, sia nella loro versione più commerciale che in quella dell’interpretazione autoriale, alla ricerca di un guardaroba fluido, espressione di alcuni movimenti nella società che ancora fatichiamo a comprendere. Nel solco del ripensamento delle modalità tradizionali, allora, funziona bene la scelta di Marco De Vincenzo di utilizzare il suo budget come womenswear Guest Designer per rimettere a nuovo il Teatro Niccolini, chiuso da vent’anni, all’interno del quale ha presentato undici look. Divisi fra il palcoscenico e la platea, gli abiti dialogavano con lo spazio in una sorta di omaggio-installazione alla bellezza del luogo recuperato: nessuno ha sentito la mancanza di una sfilata.

A Pitti, però, non ci sono solo i designer affermati, ma anche quelli emergenti: innanzitutto nella selezione dei marchi presenti nelle varie sezioni, quindi attraverso la piattaforma Pitti Italics, dove la Fondazione Pitti Discovery promuove e supporta le nuove generazioni di designer che progettano e producono in Italia, che quest’anno ha scelto Vittorio Branchizio (già vincitore di “Who Is On Next? 2015”) e Federico Curradi. Prima volta a Firenze, inoltre, dell’International Woolmark Prize, premio istituito nel 1953 che celebra l’eccellenza stilistica nell’utilizzo della più importante fibra naturale australiana: la giuria d’eccezione (nella quale quest’anno figuravano Haider Ackermann, Suzy Menkes e Imran Amed fra gli altri) ha premiato all’unanimità l’indiano Suket Dhir.

I numeri finali, diffusi in mattinata, sono insospettabilmente positivi: Pitti 89 si chiude con un’alta affluenza di compratori (23mila, pari al +5%, quelli registrati alle 12 del 13 gennaio, di cui quasi 15mila italiani, +8%) e il record di espositori, a fronte di un’edizione condizionata dalla pesante situazione internazionale (molti department store americani e giapponesi, infatti, avevano invitato i loro buyer a ridurre i viaggi: si è temuto perciò che in molti non sarebbero venuti in Italia) e da una ripresa economica ancora troppo lenta. Eppure Pitti, superata agilmente questa edizione, si prepara al 90esimo traguardo di giugno.

In copertina e testata: immagini dalla sfilata di Juun.J (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images). All’interno: la sfilata adidas Originals by White Mountaineering (Vittorio Zunino Celotto/Getty Images) e la presentazione di Marco De Vincenzo (Stefania D’Alessandro/Getty Images).
Articoli Suggeriti
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee

Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police

L’unica moda che vince oggi è quella che gioca sporco

Vestiti insozzati, mangiati dalla muffa, nemici della perfezione e per questo pieni di vita: li ha mandati in scena Prada all'ultima fashion week di Milano, ma ne ha parlato anche una recente mostra al Barbican di Londra, Dirty Looks..

Leggi anche ↓
L’ultima sfilata di Jonathan Anderson per Dior è ispirata (anche) a Mk.Gee

Il polistrumentista del New Jersey ha anche fornito la colonna sonora allo show, con due brani presi dal suo album del 2024, Two star & the Dream Police

L’unica moda che vince oggi è quella che gioca sporco

Vestiti insozzati, mangiati dalla muffa, nemici della perfezione e per questo pieni di vita: li ha mandati in scena Prada all'ultima fashion week di Milano, ma ne ha parlato anche una recente mostra al Barbican di Londra, Dirty Looks..

Valentino ha costruito un mondo in cui l’unica cosa che conta è la bellezza

A 93 anni è morto il maestro che ha dedicato tutta la sua vita a una missione soltanto: dare alle donne quello che vogliono, «perché io lo so, cosa vogliono, vogliono sentirsi belle».

È morto Valentino Garavani

«Si è spento nella serenità della sua residenza romana, circondato dall’affetto dei suoi cari», si legge nella nota stampa della fondazione Valentino.

Il fallimento di Saks è l’ennesimo segno della fine del sogno americano

La vicenda di Saks Fifth Avenue ci parla di come sono evoluti i grandi magazzini americani del lusso e di quanto siamo cambiati noi, che quella mitologia l’abbiamo assimilata di fronte a uno schermo televisivo.

La tuta indossata da Maduro mentre veniva sequestrato dagli americani è diventata uno dei capi più desiderati del momento

Lo certificano i meme, ma anche Google Trend, che nel weekend ha riscontrato un’impennata di ricerche collegate al completo di Nike Tech.