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17:32 lunedì 4 maggio 2026
Quest’estate arriveranno nei cinema italiani quattro film inediti di Hirokazu Kore-eda Dal 14 maggio all'1 luglio BIM porterà in sala quattro opere giovanili del regista, mai distribuite prima nel nostro Paese.
Un tribunale cinese ha stabilito che le aziende non possono licenziare i lavoratori per sostituirli con l’AI «L’intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per creare lavoro, promuovere l’occupazione e migliorare i salari», si legge nella sentenza.
Palantir ha lanciato la sua giacca da lavoro anche se nessuno l’ha chiesta e nessuno la vuole Anche perché non costa neanche poco: 239 dollari per un oggetto brandizzato da una delle aziende più controverse e criticate del mondo.
Fred Again ha messo tutti i pezzi che ha suonato nel suo USB002 tour in un video lungo 108 ore e l’ha pubblicato su YouTube Secondo gli storici di YouTube, è il video più lungo mai pubblicato dalla piattaforma. Anche uno dei più belli, ci permettiamo di aggiungere.
Costruirsi un cyberdeck è diventata l’ultima forma di protesta contro la prepotenza di Big Tech Sono piccoli computer "artigianali", costruiti con pezzi vecchi, economici e di seconda mano, e personalizzati in ogni modo possibile e immaginabile.
Tolti gli Stati Uniti, l’Italia è il Paese in cui Il diavolo veste Prada 2 sta incassando di più in tutto il mondo Il film sta infrangendo record su record al botteghino italiano: ha già superato il milione di presenze in un solo fine settimana di programmazione.
Si è svolta in Colombia la prima conferenza dei Paesi che vogliono abbandonare per sempre i combustibili fossili Vi hanno preso parte 57 Paesi (compresa, a sorpresa, l'Italia). L'obiettivo è liberarsi della dipendenza dal fossile immediatamente.
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.

La seconda stagione di The Handmaid’s Tale è una delusione

Il triste declino di una serie che ci era piaciuta.

03 Maggio 2018

L’aspettativa, ok, era forse un po’ troppo alta: la prima stagione di The Handmaid’s Tale è stata una gran figata. Magari non una delle serie migliori di sempre, magari un po’ dell’entusiasmo era dovuto al tempismo, al fattore-Trump (evviva le distopie) e al movimento #MeToo (evviva il femminismo), però prima stagione di The Handmaid’s Tale meritava davvero. Per la seconda, abbiamo dovuto aspettare un anno, ci aspettavamo qualcosa di bello, e invece è stata una delusione: peccato. Nelle prime due puntate (per il momento ne sono uscite tre), succede poco, quello che succede è poco interessante e, questa è la cosa che dà più fastidio di tutto, il quadro generale che ne esce è zeppo di un difetto che prima non c’era: la morbosità gratuita.

Il compito, a volere essere onesti, non era facile: come in molti sanno, The Handmaid’s Tale è la trasposizione del romanzo omonimo di Margaret Atwood, già portato al cinema con un film bruttino ma ben recitato, e per il teatro da niente popò di meno che Harold Pinter. Il racconto dell’Ancella (questo il titolo italiano, edito da Ponte alle Grazie) era in soldoni una distopia (una “distopia femminista”, come l’ha definito qualcuno, anche se all’autrice il termine non piace) era una distopia, si diceva, ambientata in un’immaginaria teocrazia sorta dalle ceneri degli Stati Uniti d’America, dove le altre cose viene introdotta una classe di donne-schiave, le “ancelle” appunto, costrette a sfornare figli dei notabili del regime, concepiti attraversi rapporti sessuali forzati e ritualizzati. Il problema è che la trama del libro era stata esaurita dalla prima stagione, dunque la seconda ha dovuto partire da zero.

stagione 2 handmaid tale

Non che la missione fosse impossibile. Anche Games of Thrones la serie, ad esempio, si è discostata Games of Thrones i libri, e il risultato è stato ottimo. Nessun purismo dell’adattamento dunque, nulla vieta di ispirarsi a qualcosa e poi di aggiungerci dell’altro, un po’ come la realtà aumentata fa con la realtà. Anzi, per chi è stato un fan del romanzo e della prima stagione, questa cosa semmai rendeva ancora più curiosi. Creare da zero, insomma, era una sfida, non un handicap. A me, per esempio, piaceva l’idea di vedere le “colonie”, cioè le terre radioattive dove il regime manda a morire i dissidenti, i gay e le donne inutili. Poi, c’era la fuga della protagonista, che nel romanzo era una sorta di finale aperto ma che adesso i creatori della serie potevano mettere in scena: era davvero una fuga, o era un rapimento? La ragazza ce la fa o non ce la fa?

La seconda stagione parte proprio da quella fuga. Si scopre che in effetti era (spoiler) un rapimento. C’è una mock execution, una finta esecuzione, in questo caso di massa, dove un paio di dozzine di ancelle vengono bendate e messe sulla forca, salvo poi restare in vita, così, per spaventarle. Una tecnica, quella delle finte esecuzioni, particolarmente amata dall’Isis, dagli studenti iraniani seguaci degli ayatollah e dai torturatori di Abu Ghraib. Qui però è un po’ gratuita. Più che altro, diventa gratuita se seguita da quello che in effetti segue. Nell’ordine: una lunga e dettagliata scena di auto-mutilazione; una lunga e dettagliata scena di una mano bruciata come punizione corporale; una lunga e dettagliata scena di un’unghia che si stacca lentamente per colpa delle radiazioni; e, per non farsi mancare nulla, una crocefissione. Tutto un po’ superfluo, tutto un po’ pornografico, come l’ha definito The Cut. Anche Slate ha avuto un giudizio negativo: le nuove puntate sono «guardabili», però era meglio fermarsi alla prima stagione. Nel frattempo Hulu, la piattaforma di streaming che qui è anche la casa di produzione, ha annunciato che di stagione ce ne sarà anche una terza: magari, chissà, ci sarà modo di recuperare.

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