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22:28 mercoledì 13 maggio 2026
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.
È in lavorazione un film sulla storia di C’era una volta in America di Sergio Leone «È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.
L’Unione europea ha finalmente approvato delle sanzioni contro i coloni israeliani Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. Sono state approvate grazie alla rimozione del veto fin qui imposto dall'Ungheria.
È uscito il primo trailer di Tony, “l’antibiopic” che racconta un anno della vita di Anthony Bourdain prima che diventasse Anthony Bourdain Il film, prodotto da A24, è ambientato nell'estate del 1975 a Provincetown (Massachusetts), in un momento che si rivelò formativo per il futuro chef.
La comunità scientifica continua a dire che sta arrivando un evento climatico catastrofico ma nessuno le dà ascolto né fa niente Si chiama El Niño, è un innalzamento della temperatura dell'oceano e potrebbe avere conseguenze apocalittiche in tutto il mondo.
Ci sono Alice Rohrwacher e Josh O’Connor che presentano La chimera in una biblioteca di Stromboli E ha rivelato che all'inizio il film lei avrebbe voluto girarlo proprio a Stromboli, ma fu costretta a ripensarci per questioni di tempi e di logistica.

Se 24 miliardi di dollari vi sembrano pochi

28 Aprile 2011

Tutto è iniziato come un disguido.  A un certo punto – ormai più di una settimana fa – il network di Playstation (PSN); la piattaforma su cui si davano quotidianamente appuntamento per giocare online milioni di appassionati gamer da tutto il mondo ha accusato un malfunzionamento: la rete, di fatto, era saltata. Niente più sfide a Fifa tra persone sparse sui cinque continenti, niente più missioni a Call of Duty con squadre composte da cinesi, americani, russi, italiani e brasiliani. Sulle prime i più se ne sono fatti una ragione, salvo poi, col protrarsi del guasto per svariati giorni, iniziare a lamentarsi e ad accusare i più comuni sintomi di astinenza da gioco. Ora si scopre che la faccenda potrebbe essere molto più seria e che dietro al “disguido” potrebbe non esserci un semplice guasto ma un vero e proprio attacco informatico che non avrebbe semplicemente interrotto le “comunicazioni” ma rischia di aver rubato dati, anche bancari, a un numero di persone imprecisato: potenzialmente oltre 70 milioni (tanti sono gli abbonati al servizio).

E c’è già chi fa i conti in tasca a Sony, che potrebbe – secondo la stima di Forbes – trovarsi a dover rispondere per un danno di 24 miliardi di dollari.

Ma c’è anche chi, giustamente invita alla prudenza sulle cifre, come il sito Kotaku, una delle maggiori risorse online sul gaming; il quale fa giustamente notare che:

The mathematicians at Forbes have put a worst-case scenario price tag on the breach: $24 billion USD. That gargantuan figure was derived by multiplying the number of PlayStation Network accounts (77 million) by the “cost of a data breach involving a malicious or criminal act,” which according to the Ponemon Institute, averaged $318 last year. Of course, not every PSN account has current credit card data or accurate personal information attached to it, meaning the actual figure would likely be much, much less.

In ogni caso, comunque si chiuda questa vicenda, un bel danno per l’immagine e per il credito di fiducia del servizio PSN. E non a caso, in Giappone dove la Sony e la Playstation rappresentano una percentuale non trascurabile del PIL; il caso è ormai una notizia di prima pagina; come e più di Fukushima.

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