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19:49 martedì 19 maggio 2026
Se siete in Sicilia e incontrate Mick Jagger, sappiate che è lì perché interpreta il padre di Josh O’Connor nel nuovo film di Alice Rohrwacher La sua parte però sarà piuttosto breve, poco più di una scena accanto a Kyo, il personaggio interpretato da Josh O'Connor.
Il prezzo del desideratissimo Royal Pop di Swatch e Audemars Piguet è già crollato ma era assolutamente prevedibile Molti reseller stanno dunque scoprendo solo ora che passare ore in fila ad aspettare forse non è stata la più sensata delle decisioni.
Cate Blanchett produrrà l’adattamento cinematografico di Fashionopolis, il famosissimo libro-denuncia sul fast fashion di Dana Thomas Lo farà con la sua società di produzione, Dirty Films. Il film verrà scritto (e co-prodotto) dalla stessa Dana Thomas e diretto da Reiner Holzemer.
La Presidente irlandese Catherine Connolly ha detto di essere orgogliosa di sua sorella Margaret, medico di bordo della Global Sumud Flotilla arrestata dalle forze armate israeliane Lo ha detto durante un incontro con re Carlo a Buckingham Palace. E ha aggiunto di essere anche «molto preoccupata».
Sta per uscire un gioco da tavolo in cui interpreti un lavoratore che deve sopravvivere alla vita in ufficio senza andare in burnout Si chiama Burnout e lo hanno ideato due ragazzi che hanno lasciato il loro lavoro per dedicarsi solo al game design. E anche per scampare al burnout.
Dopo 55 anni di oblio e censura, a Cannes verrà finalmente presentata la versione restaurata de I diavoli di Ken Russell E dopo la prima a Cannes, a ottobre verrà una nuova distribuzione nelle sale e soprattutto una nuova versione home video da collezione.
Sempre più scrittori inseriscono apposta dei refusi nei loro testi per non essere accusati di usare l’AI È una sorta di test di Turing al contrario: adesso sono gli esseri umani a dover dimostrare di non essere delle macchine.
Le città di pianura è tornato al cinema ed è di nuovo uno dei film che sta incassando di più Tornato in sala dopo il trionfo ai David, il film di Francesco Sossai è attualmente quinto al botteghino e ha incassato più di 2 milioni di euro.

Una giornata per essere clear

Cronache dall'inaugurazione della nuova, enorme sede di Scientology a Milano. Che atmosfera si respira al gran gala di una setta?

02 Novembre 2015

E se la via della fede fosse un viale? Viale Fulvio Testi, una delle principali arterie del traffico sull’asse Milano-Monza, in questa mattinata di sole e cielo terso ospita i seguaci italiani di Scientology, il culto religioso fondato da Lafayette Ronald Hubbard. L’occasione è l’inaugurazione della nuova ciclopica sede milanese dell’organizzazione, sita al civico 327, a due passi tanto dal Parco Nord quanto dal confine con Sesto San Giovanni. Per raggiungerla prendo la linea metropolitana M5 fino al capolinea Bignami, e sulla mia carrozza inizio ad accorgermi di un certo affiatamento tra gli altri passeggeri. Una coppia di mezza età in compagnia di una donna più giovane parla di «giornata storica», e una volta arrivati mi basta seguire il trio per qualche decina di metri per trovarmi di fronte all’edificio che stavo cercando.

Lo stabile in cui si trasferisce la «Chiesa di Scientology di Milano continentale», come si definisce ufficialmente, vanta una superficie di diecimila metri quadri, più del doppio dell’estensione della sede di Padova, la cui apertura qualche anno fa aveva già mobilitato gli scientologi del Belpaese. Edificato negli anni Sessanta, il palazzo è stato ristrutturato di recente ed è stato rilevato da Scientology tre anni fa, dopo essere appartenuto in passato a Philips e all’ormai defunta società informatica Sun. Le coccarde rosse che incorniciano la facciata severa, su cui spiccano già da qualche giorno le croci a otto punte simbolo della religione, le ho già viste in alcuni palazzi del potere cinese nel periodo passato a Pechino, e, altra consonanza, anche l’organizzazione e il servizio d’ordine dell’evento paiono particolarmente efficaci. In uno spiazzo usato da Atm come interscambio è stato allestito una specie di teatro en plein air, con molti posti a sedere (qualche migliaio, occhio e croce) e un palco con due schermi. Supero una piccola folla di curiosi intenti a fotografare la scritta «Chiesa di Scientology» sull’ingresso aggettante del compound ed entro in una prima zona transennata, al di là della quale un attento e nervoso servizio catering sta allestendo un banchetto. Scorgo salumi, formaggi, olive, salatini e tartine per adepti gourmet.

Una persona impressionabile e ingenua, capace di cedere alle lusinghe di una setta. Eppure, voi l’avete mai vista, una setta?

L’atmosfera è rilassata e gioviale. Se avete letto Going Clear. Scientology, Hollywood and the Prison of Belief (da qualche giorno edito in Italia da Adelphi col titolo La prigione della fede) o visto l’omonimo documentario che ha ispirato, potreste pensare che l’adepto di Scientology sia una sorta di automa pronto a credere acriticamente alle improbabili cosmogonie di Ron Hubbard e a dilapidare patrimoni in corsi che dovrebbero (teoricamente) portarlo a una condizione spirituale superiore. Una persona facilmente impressionabile e ingenua, insomma, capace di cedere alle lusinghe di una setta. Eppure, voi l’avete mai vista, una setta? Oggi a Milano il colpo d’occhio rivela persone di ogni estrazione: cinquantenni molto eleganti con famiglie al seguito, universitari in tuta sportiva, donne sui quaranta, coppie di anziani, qualche bambino. Tutti sembrano felicissimi di trovarsi qui e desiderosi di aumentare le proprie conoscenze: c’è chi presenta la sorella, chi chiede lumi sull’assenza del marito o dell’amico conosciuto anni fa. Si fanno commenti sul bel tempo, sull’affluenza; soprattutto si sorride molto. Se questa gente crede che in noi dimorino demoni malvagi che sono la causa ultima di ogni nostro problema esistenziale, osservandola tenderei a dargli torto.

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Via Twitter.

Per accedere ai posti a sedere bisogna attraversare un breve corridoio, anch’esso transennato e delimitato da due file ordinate di gazebo, dove il personale della Chiesa controlla la presenza dell’ospite nei registri degli invitati. Sui gazebo sono stati appesi fogli di carta recanti le scritte «Milano e Missioni» o «Torino Verona Modena», e gli accenti della folla di scientologi paiono effettivamente di provenienza disparata. Due adolescenti di aspetto mitteleuropeo mi superano di fretta parlando fra loro in inglese. Le parole di una bimba richiamata da un genitore rimasto al di qua della zona con le transenne spiegano la prassi a una signora che non comprende: «Vai lì [indicando i gazebo], dici come ti chiami e di che org sei, e ti danno il bollino». Le «org» sono le molteplici sezioni di Scientology, che negli anni ha saputo diversificare le sua attività in una vasta gamma di enti che vanno dalla Sea Org – fondata da Hubbard nel 1967 a bordo della flotta di navi con cui salpò per i mari di mezzo mondo, e oggi riservata agli alti funzionari; vi si accede firmando un contratto della durata di un miliardo di anni – alla Citizen Commission on Human Rights, un gruppo impegnato a combattere «gli abusi dei diritti umani» della psichiatria, una scienza particolarmente invisa ai seguaci.

Un gruppo di trentacinquenni si ferma a parlare con una conoscente, una coetanea che ha già completato l’iter di accredito. Con tono a metà tra il serio e il faceto, uno di loro accosta l’evento odierno all’inaugurazione del «palazzo Super Power», il Flag Bulding aperto nel 2013 a Clearwater, Florida, sfarzosissimo quartier generale scientologo, così ribattezzato per via dell’omonimo corso che porterebbe gli adepti di lunga data a sviluppare facoltà sovrannaturali. Qualcuno chiede se il centro sarà già «operativo» domani e gli viene risposto che basta aspettare il pomeriggio. Due uomini di mezza età parlano della vecchia sede di Scientology a Milano, quella nella zona di via Farini in cui, come un rappresentante della Chiesa avrebbe rivelato, i fedeli «non entravano più»: che fine farà? Molti dei mobili rimarranno lì, dice il primo, che spiega che aiuterà personalmente col trasloco. L’altro sa da fonti certe che David Miscavige, il venerato leader del culto nonché delfino di Ron Hubbard, ieri è stato avvistato nel parcheggio della struttura e interverrà sul palco. Al suo amico Milano non piace; non si trova a suo agio, dice: seguirà un corso nella sede di Copenaghen. Invidia all’interlocutore il suo essere entrato in Scientology qualche anno prima di lui, in un periodo per qualche motivo più indicato, e poi, con una metafora medica, si lamenta degli effetti di un programma che sta seguendo: «Se io ho bisogno della Vitamina A, tu non puoi darmi la Vitamina B».

Il rapporto dei fedeli con la loro comunità e i culti che officia sembra però entusiasta, e difficile da far collimare con quel complesso sistema di ricatti e controllo descritto da Wright e gli altri detrattori di Scientology. Perlomeno in superficie, s’intende. Mariangela (il nome è di fantasia), una donna bassa e robusta sulla cinquantina, racconta di essere entrata nella chiesa «quindici anni fa», e di non essersene mai pentita. Cosa ne pensa delle polemiche, del libro di Wright, del documentario Hbo? «Queste leggende circolano da sempre, servono ai giornali per vendere qualche copia e ai fuoriusciti famosi a fare soldi», risponde lei senza fare un plissé. L’intimità raggiunta nei nostri trenta secondi di conversazione non mi permette di farle domande più personali (quali attività frequenta nella sua org? E quanto ha speso per prendervi parte? Adesso si sente meglio?), ma Mariangela ha tutto l’aspetto di essere una persona felice. Dal palco parleranno rappresentanti dei vigili e del Comune, e anche un consigliere di Rifondazione comunista della Zona 9, il cui benvenuto chiamerà una piccata e un po’ dadaista precisazione da parte del segretario cittadino del suo partito: «Rifondazione comunista è abissalmente distante dalle pratiche manipolatorie della setta di Scientology».

Faccio un ultimo giro di ricognizione lungo il perimetro dell’edificio. Gli scientologi si accalcano anche vicino alle transenne della seconda entrata, quella più prossima all’ingresso della nuova sede. Un paio di operai si affrettano a fissare gli ultimi sostegni e mi chiedono una mano per far passare un laccio all’esterno della recinzione. Gli addetti di Protezione civile e Carabinieri pattugliano la strada sotto le loro pettorine, e uno di loro a un certo punto parla senza rivolgersi a nessuno in particolare: «È proprio una giornata meravigliosa», dice. Chissà se i clear venuti fin qui oggi se la stanno godendo più degli altri.

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