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16:24 giovedì 23 luglio 2026
Il film più strano della prossima Mostra del Cinema di Venezia è senza dubbio Joie de vivre di Luca Guadagnino, un documentario su Bernardo Bertolucci lungo più di 7 ore Nel presentarlo, il direttore della Mostra Alberto Barbera ha assicurato che «si rimane inchiodati allo schermo per sette ore, noi abbiamo fatto questa esperienza senza riuscire a staccare un attimo lo sguardo».
In Spagna è stata costruita una nuova “superciclabile”: è lunga 2180 km e attraversa 168 Comuni Oltre che due parchi nazionali, sette parchi naturali, due geoparchi riconosciuti dall’Unesco, tutti nella regione di Castilla-La Mancha.
Uno scultore italiano ha speso 100 mila dollari per scolpire una statua di Charlie Kirk che però nessuno gli ha chiesto e nessuno vuole Sergio Furnari ha lanciato un crowdfunding per coprire i costi dell'opera (che vuole esporre a Times Square). Finora ha raccolto 8 mila dollari. Su 150 mila richiesti.
Il presidente dei Marvel Studios ha detto che Adam Driver lo chiama spesso per dirgli che non ha nessuna intenzione di fare un film Marvel Lo ha detto Kevin Feige in persona: lui e Driver si sentono regolarmente su Zoom e Driver gli dà sempre la stessa risposta, cioè no.
Ad aumentare il rischio di incendi adesso c’è anche il fatto che sui “mercati predittivi” si può scommettere sugli incendi Quanti acri consumeranno le fiamme, quali quartieri verranno raggiunti, quando gli incendi saranno domati: ci sono piattaforme sulle quali si può scommettere su tutto questo.
Barry Jenkins si unisce all’ormai lunghissima lista di grandi registi che hanno firmato una campagna per Prada La campagna si intitola Simple Stories e tra i protagonisti ci sono Hunter Schafer, Kelvin Harrison Jr, Troye Sivan e Chen Haoyu.
Un rider ha vinto il più importante premio letterario della Cina, con una raccolta di poesie sui rider della Cina Wang Jibing si è portato a casa il Premio Letterario Lu Xun con la raccolta di poesie Low Flight, basata su 200 interviste fatte a colleghi rider.
Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.

Storie di leader che sbroccano

Addio culto del manager geniale. Da Elon Musk a Trump al caso Deciem, gli uomini di potere collezionano deliri in pubblico.

22 Ottobre 2018

Si sta disintegrando la leggenda del fondatore-Ceo? L’idolatria che a lungo ha accompagnato manager geniali, esuberanti, ricchissimi oggi sembra un abbaglio collettivo. Negli ultimi anni si è creata una congiuntura quasi perfetta, grazie al diffondersi di una mitologia tecnologica saldata e supportata da venture capital, ed ecco che il super-Ceo si è trovato ad avere il controllo assoluto della propria creatura. Ma l’essere visionario e anticonvenzionale alla lunga può portare a perdere di vista il contesto: i deliri di onnipotenza, le nevrosi narcisistiche, le uscite social scriteriate non sono tollerate dal sistema economico-finanziario.

L’allarme l’aveva già lanciato quattro mesi fa il Wall Street Journal in un articolo intitolato “Why the age of tech superheroes must end“: è arrivato il momento di mettere da parte la venerazione, anche perché Steve Jobs e Jeff Bezos rappresentano più l’eccezione che la regola, e smetterla di investire i Ceo di «privilegi sovrumani», che portano a una gestione del potere da monarchia, in cui gli amministratori delegati condividono il rischio con gli altri azionisti, ma decidono in solitario. Nello stesso periodo Elon Musk mostrava i primi importanti segni di squilibrio comunicativo che, sommati a una nuova serie di inquietanti errori commessi nelle ultime settimane, hanno trascinato giù il titolo di Tesla. Uno degli episodi più eclatanti: il grottesco annuncio – via Twitter – del ritiro di Tesla dalla Borsa con conseguente marcia indietro e multa.

Non si tratta di un caso isolato. Si è conclusa per vie legali la vicenda di Brandon Truaxe rimosso dal suo ruolo di Ceo dell’azienda di cosmetici Deciem. Il caso è interessante non solo per le farneticazioni paranoidi dell’uomo, ma perché racconta come un modello di business vincente possa essere eclissato – se non rovinato – dai deliri di chi non è in grado di gestire la pressione e seguire le regole della comunicazione. Cinque anni fa Truaxe, che nasce come programmatore, fonda a Toronto Deciem. Il successo arriva subito e in maniera impressionante, grazie al marchio di prodotti per la pelle Ordinary (per intenderci, anche Kim Kardashian fa sapere di amare uno dei sieri). Estée Lauder acquista il 28 per cento delle quote. Tutto sembra andare per il meglio, poi quest’anno Truaxe comincia a perdere il controllo. Allontana collaboratori e licenzia improvvisamente il suo braccio destro Nicola Kilner. Soprattutto, comincia a usare il profilo Instagram dell’azienda per insultare i fan, dare ordini ai suoi dipendenti, interrompere collaborazioni. Finché, in un video sempre su Instagram, porta a compimento l’autodistruzione: «Questo è l’ultimo post di Deciem. Spegneremo tutte le operazioni. Per favore, prendetemi sul serio». E poi: «Quasi tutti a Deciem sono stati coinvolti in attività criminali importanti, tra cui reati finanziari». Il messaggio sconclusionato è accompagnato da una didascalia in cui Truaxe chiama in causa hotel, ristoranti, altre compagnie cosmetiche, Brad Pitt, George Clooney, Tom Ford, Mark Zuckerberg, Donald Trump, Richard Branson, Tim Cook e Leonard Lauder, il patriarca della compagnia Estée Lauder. Preoccupati per gli effetti delle azioni di Truaxe – che sarebbe stato anche internato in una struttura psichiatrica canadese – Estée Lauder lo ha portato in tribunale, ottenendo pochi giorni fa la sua estromissione dalla società.

Gli spettacolari suicidi mediatici di Musk e Truaxe ricalcano un copione che riguarda più in genere gli uomini e le donne di potere. Che, complici l’immediatezza dei social media e (verrebbe da pensare, almeno in alcuni casi) un utilizzo altalenante di psicofarmaci, sembrano sempre più inclini a sbroccare in pubblico. Il twittatore compulsivo e senza filtri per eccellenza è, naturalmente, Donald Trump: a un certo punto c’è stato persino il timore che potesse scrivere un tweet che la Corea del Nord avrebbe interpretato come una dichiarazione di guerra, ha detto Bob Woodward in un’intervista. Poi, c’è stato il caso di Roseanne Barr, creatrice e attrice principale di una delle serie tv di maggior successo di quest’anno, che ha rovinato la sua carriera con un tweet delirante e razzista: poi ha dato la colpa all’Ambien, uno psicofarmaco. E che dire di Kanye West, i cui crolli in pubblico sono ormai parte integrante del suo personaggio? Essere esuberanti può essere un valore aggiunto, o può semplicemente umanizzare la figura del ceo. Pensiamo a Steve Ballmer, amministratore delegato di Microsoft per oltre quattordici anni. I video in cui balla o canta alle convention o in cui urla a ripetizione “developers” sono dei classici. Ma, per quanto anticonformista e controverso, Ballmer ha sempre saputo rispettare il galateo quando ci si siede ai tavoli dei mercati. Cosa che, evidentemente, non si può dire di Musk o di Truaxe.

Abbondano, in questi anni, gli studi secondo cui c’è una preoccupante incidenza di sociopatici tra i Ceo: stando a una stima dello psicologo newyorchese Paul Babiak, gli amministratori delegati delle grandi società americane hanno quattro volte le possibilità di essere sociopatici rispetto alla popolazione generale, dove l’incidenza è del 4 per cento; secondo una recente ricerca australiana (su cui però è stato gettato qualche dubbio) addirittura il 20 per cento dei Ceo sarebbe composto da sociopatici. A questo tema aveva dedicato un libro di cui s’è molto parlato, qualche anno fa, il giornalista e scrittore inglese Jon Ronson: la sua tesi è che, in questa società, i tratti tipici della sociopatia, come la spregiudicatezza, il fascino superficiale e la mancanza di empatia, sono premiati nel mondo degli affari (The Psychopath Test è stato un caso editoriale in UK e Usa nel 2012 e portato in Italia con minore fortuna da Codice, col titolo Psicopatici al potere).

Certamente il problema di natura psichica e farmacologica esiste (vedi il caso Ambien, di cui sopra). Così come esiste, certo, una questione di gestione del potere da monarchia assoluta.  Però la parabola di Elon Musk, Brandon Truaxe, Roseanne Barr e di molti altri racconta bene soprattutto come i guai recenti di molti uomini e donne di potere sono legati alla loro incapacità di utilizzare i social media come strumento di marketing e di comunicazione. La follia non è sempre un valore, e anzi può essere una sciagura. Specie per chi guida aziende con fatturati multimiliardari e ha accesso a Twitter.

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