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13:38 mercoledì 25 febbraio 2026
Una battaglia di palle di neve organizzata in un parco di New York è degenerata quando i partecipanti hanno iniziato a prendere a palle di neve la polizia Degenerata nel vero senso della parola: due agenti sono finiti al pronto soccorso e la polizia sta dando la caccia a due degli "aggressori".
È morto Giancarlo Politi, il fondatore di Flash Art e uno dei critici d’arte più influenti del ‘900 Editore e critico, con la sua rivista ha creato un punto di riferimento per l’arte internazionale, lanciando molti nomi della scena contemporanea.
Il momento più commentato della prima serata di Sanremo è stato un refuso in una grafica nella quale la repubblica è diventata “la repupplica” L'errore è stato corretto abbastanza velocemente. Ma non abbastanza per evitare ore di scherno sui social.
Uscirà un film su Colazione da Tiffany e a interpretare Audrey Hepburn sarà Lily Collins La protagonista di Emily in Paris, abbastanza a sorpresa, è stata preferita a Rooney Mara e ad Ariana Grande.
Secondo un report dell’Onu, sono 606 i migranti morti nel Mediterraneo soltanto nei primi due mesi del 2026 Per l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni si tratta del peggior inizio di anno da quando si è iniziato a tenere traccia di queste tragedie.
Tra le ultime aggiunte alla prestigiosissima Criterion Collection c’è anche KPop Demon Hunters Sarà contento Park Chan-wook, che ha detto di essere anche lui un grande appassionato di KPop Demon Hunters.
C’è un sito che digitalizza vecchie musicassette trovate per caso in tutto il mondo Si chiama Intertapes e ogni musicassetta viene catalogata non solo per la musica o le registrazioni che contiene ma anche per la grafica e i colori.
La bandiera di One Piece è arrivata anche a Sanremo grazie a Tommaso Paradiso Il cantante è un fan sfegatato del manga di Eiichiro Oda e ha deciso di portarsi questa sua passione anche sul green carpet dell'Ariston.

La rivincita delle ragazze tristi

Oltre a essere un ricco compendio dell'estetica della "sad girl", da Sofia Coppola a PJ Harvey, il libro di Sara Marzullo esplora l'ossessione culturale e sociale nei confronti delle giovani donne.

30 Gennaio 2024

Sfruttando per l’ennesima volta l’incipit più abusato nella storia del giornalismo culturale (e capovolgendolo) scriverò che tutte le ragazze infelici sono uguali, mentre ogni ragazza felice è felice a modo suo. Qualche giorno fa, io e una mia amica abbiamo cercato di spiegare a un maschio etero in cosa consiste l’estetica girlhood e coquette mostrandogli immagini, meme e video TikTok. Dopo qualche minuto lui ha capito e ha definito il nostro moodboard un po’ “dark”. Non ci ha stupito. Ci ha invece disorientato immaginare un algoritmo completamente privo di scene di film di Sofia Coppola (l’articolo del New York Times “Sofia Coppola and All The Sad Girls” definisce i suoi film «un manuale stilistico» che insegna alle ragazze come «essere tristi, o perlomeno deluse, nell’era moderna»), torte rosa infestate di formiche, sigarette decorate con fiocchetti rosa, ragazze bellissime che piangono in primo piano, composizioni di libri disposti su un copriletto a fiorellini (Ariel di Sylvia Plath, una selezione di poesie di Emily Dickinson intitolata Wild Nights, l’onnipresente volume di Ottessa Moshfegh), psicofarmaci conservati in scatoline a forma di cuore. Il nostro sentirci diverse, sole e fragili ci ha rese tutte uguali. Nel suo libro Sad Girl. La ragazza come teoria, appena uscito per 66thand2nd, Sara Marzullo esplora le ombre e le complessità dell’identità che coincide con quest’estetica. Anche se, a differenza di molte altre community, quella delle ragazze tristi non ha reali momenti di ritrovo (a parte i concerti di Lana Del Rey, forse, aggiungo io), è estremamente uniforme e coesa, perfettamente riconoscibile grazie ai suoi consumi culturali.

Il tema della ragazza scomparsa, l’industria della prima persona, il capitale erotico, la jeune-fille, l’eterna adolescenza delle pop star, l’illusione della vita online, questo libro si impegna a riunire tutte le teorie sviluppate negli ultimi anni (e soprattutto mesi, come ha sottolineato tra gli altri The Cut, definendo il 2023 “The Year of the Girl”, in un articolo che, significativamente, sul sito ha il titolo “Woman in Retrograde“), intorno al concetto di “ragazza”. Discorsi ed estetiche che, nell’era del trionfo del femminismo pop, si sviluppano in un’atmosfera pesante e claustrofobica: «Tutto questo dolore ci sarà utile, a patto che lo capitalizziamo», scrive l’autrice, oppure, «Libertà di fare cosa se nessuna delle scelte che prendiamo sembra condurre a qualcosa, fosse anche alla nostra distruzione?». Un labirinto senza uscita che mi ha ricordato il senso di disagio provato guardando il film Barbie, sensazione che a sua volta mi ha ricordato lo sconforto di fronte alla scritta “Pensati libera” indossata da Chiara Ferragni l’anno scorso al festival di Sanremo, e da mille altri prodotti e messaggi creati appositamente per fornirci un’illusione di libertà e riscatto in cambio di attenzione, visualizzazioni, like, engagement, soldi.

«Mi trovo alla fine di fronte a milioni di rappresentazioni, di doppioni e doppelgänger che mi chiamano a loro, che mi chiedono di essere guardate, e non so bene se quello che vedo è il mio viso o quello di un’altra, se posso distinguere la mia esperienza da quella delle altre, non perché sia comune o universale, ma perché è intercambiabile, perché io mi presto a diventare un oggetto intercambiabile; mi domando se l’attenzione di cui godono le ragazze sia qualcosa di cui gioire o una colla vischiosa da cui non ci si può liberare», scrive l’autrice trentenne nelle ultime pagine del libro, che si apre invece con una descrizione della tristezza che l’avvolgeva quando aveva vent’anni, per cui sceglie di servirsi dello stesso aggettivo, «vischiosa». Una ripetizione significativa, che ben rispecchia la complessità di quest’indagine che si sforza di indagare e smontare gli archetipi e gli stereotipi da una posizione per forza di cose non distaccata, anzi, più simile a quella di Bella Baxter nel meraviglioso film Poor Things, (l’anti-Barbie diretto da Yorgos Lanthimos), una ragazza che scopre cosa significa esserlo non tanto attraverso l’emotività, quanto tramite l’osservazione quasi scientifica della sua stessa esperienza.

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The Fall-Off è un altro, l’ennesimo, bel disco di J. Cole ed è proprio questo il suo peggior difetto

Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.

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