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17:38 giovedì 2 aprile 2026
Nel 2025 per la prima volta su internet sono stati pubblicati più testi scritti dall’AI che dagli esseri umani L'ennesima splendida notizia per gli esseri umani che hanno ancora la velleità di guadagnarsi da vivere con la scrittura.
Il mondo sta scoprendo Stefano Rapone grazie a un’intervista ai doppiatori di Super Mario Galaxy in cui quello che doppia Luigi gli dice che il suo Luigi preferito della storia è Luigi Mangione La puntata speciale di Tintoria con il cast del film è diventata viralissima, grazie alle domande di Rapone che hanno lasciato interdetto e divertito il cast.
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Un bambino di sette anni ha disegnato la mascotte che gli astronauti di Artemis II stanno portando con loro verso la Luna Si chiama Rise (la mascotte, non il bambino) ed è stata selezionata in un concorso a cui hanno partecipato 2600 bambini da 50 Paesi del mondo.
Paul McCartney è stato bannato da Reddit per aver postato le foto del suo concerto nel suo subreddit con il suo profilo Non è chiaro perché è successo, però. A quanto pare, McCartney non ha violato nessuna linea guida della piattaforma. Ma è stato bannato lo stesso.
Jacquemus sta finanziando il restauro della Fontana del Bagno delle Ninfe di Versailles Si tratta di una fontana XVII secolo il cui restauro richiederà un anno di lavori. Il designer torna così nella reggia francese, dove aveva già ambientato due sue sfilate.
L’anno perfetto delle Città di pianura e di Francesco Sossai si conclude con il record di candidature ai David di Donatello Sono 16 le nomination ottenute dal film, più di tutti gli altri. Adesso bisogna aspettare la cerimonia del 6 maggio.
Durante un incontro con la stampa di New York, Mamdani ha fatto tutto il suo discorso usando l’autotune In realtà era una parodia dei suoi veri discorsi, una gag a cui si è prestato in occasione dell'Inner Circle Dinner, un evento benefico organizzato dalla stampa newyorchese,

La rivincita delle ragazze tristi

Oltre a essere un ricco compendio dell'estetica della "sad girl", da Sofia Coppola a PJ Harvey, il libro di Sara Marzullo esplora l'ossessione culturale e sociale nei confronti delle giovani donne.

30 Gennaio 2024

Sfruttando per l’ennesima volta l’incipit più abusato nella storia del giornalismo culturale (e capovolgendolo) scriverò che tutte le ragazze infelici sono uguali, mentre ogni ragazza felice è felice a modo suo. Qualche giorno fa, io e una mia amica abbiamo cercato di spiegare a un maschio etero in cosa consiste l’estetica girlhood e coquette mostrandogli immagini, meme e video TikTok. Dopo qualche minuto lui ha capito e ha definito il nostro moodboard un po’ “dark”. Non ci ha stupito. Ci ha invece disorientato immaginare un algoritmo completamente privo di scene di film di Sofia Coppola (l’articolo del New York Times “Sofia Coppola and All The Sad Girls” definisce i suoi film «un manuale stilistico» che insegna alle ragazze come «essere tristi, o perlomeno deluse, nell’era moderna»), torte rosa infestate di formiche, sigarette decorate con fiocchetti rosa, ragazze bellissime che piangono in primo piano, composizioni di libri disposti su un copriletto a fiorellini (Ariel di Sylvia Plath, una selezione di poesie di Emily Dickinson intitolata Wild Nights, l’onnipresente volume di Ottessa Moshfegh), psicofarmaci conservati in scatoline a forma di cuore. Il nostro sentirci diverse, sole e fragili ci ha rese tutte uguali. Nel suo libro Sad Girl. La ragazza come teoria, appena uscito per 66thand2nd, Sara Marzullo esplora le ombre e le complessità dell’identità che coincide con quest’estetica. Anche se, a differenza di molte altre community, quella delle ragazze tristi non ha reali momenti di ritrovo (a parte i concerti di Lana Del Rey, forse, aggiungo io), è estremamente uniforme e coesa, perfettamente riconoscibile grazie ai suoi consumi culturali.

Il tema della ragazza scomparsa, l’industria della prima persona, il capitale erotico, la jeune-fille, l’eterna adolescenza delle pop star, l’illusione della vita online, questo libro si impegna a riunire tutte le teorie sviluppate negli ultimi anni (e soprattutto mesi, come ha sottolineato tra gli altri The Cut, definendo il 2023 “The Year of the Girl”, in un articolo che, significativamente, sul sito ha il titolo “Woman in Retrograde“), intorno al concetto di “ragazza”. Discorsi ed estetiche che, nell’era del trionfo del femminismo pop, si sviluppano in un’atmosfera pesante e claustrofobica: «Tutto questo dolore ci sarà utile, a patto che lo capitalizziamo», scrive l’autrice, oppure, «Libertà di fare cosa se nessuna delle scelte che prendiamo sembra condurre a qualcosa, fosse anche alla nostra distruzione?». Un labirinto senza uscita che mi ha ricordato il senso di disagio provato guardando il film Barbie, sensazione che a sua volta mi ha ricordato lo sconforto di fronte alla scritta “Pensati libera” indossata da Chiara Ferragni l’anno scorso al festival di Sanremo, e da mille altri prodotti e messaggi creati appositamente per fornirci un’illusione di libertà e riscatto in cambio di attenzione, visualizzazioni, like, engagement, soldi.

«Mi trovo alla fine di fronte a milioni di rappresentazioni, di doppioni e doppelgänger che mi chiamano a loro, che mi chiedono di essere guardate, e non so bene se quello che vedo è il mio viso o quello di un’altra, se posso distinguere la mia esperienza da quella delle altre, non perché sia comune o universale, ma perché è intercambiabile, perché io mi presto a diventare un oggetto intercambiabile; mi domando se l’attenzione di cui godono le ragazze sia qualcosa di cui gioire o una colla vischiosa da cui non ci si può liberare», scrive l’autrice trentenne nelle ultime pagine del libro, che si apre invece con una descrizione della tristezza che l’avvolgeva quando aveva vent’anni, per cui sceglie di servirsi dello stesso aggettivo, «vischiosa». Una ripetizione significativa, che ben rispecchia la complessità di quest’indagine che si sforza di indagare e smontare gli archetipi e gli stereotipi da una posizione per forza di cose non distaccata, anzi, più simile a quella di Bella Baxter nel meraviglioso film Poor Things, (l’anti-Barbie diretto da Yorgos Lanthimos), una ragazza che scopre cosa significa esserlo non tanto attraverso l’emotività, quanto tramite l’osservazione quasi scientifica della sua stessa esperienza.

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