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14:12 martedì 17 marzo 2026
Sempre più persone vanno dallo psicologo dicendo di essersi ammalate di depressione per colpa della politica Stress cronico, spaesamento, ansia. La cura più efficace, al momento, sarebbe l'attivismo, quello vero.
Il creatore di Fortnite sta usando i miliardi guadagnati con il videogioco per comprare foreste e salvarle dall’abbattimento Tim Sweeney sta usando il suo patrimonio personale per salvare milioni di chilometri quadrati di foresta, sottraendoli alla speculazione immobiliare.
Agli Oscar due film hanno vinto lo stesso premio e così molte persone hanno scoperto che agli Oscar si può pareggiare e che è già successo sette volte in passato È avvenuto nella categoria Miglior cortometraggio live action, dove il premio lo hanno vinto sia The Singers che Two People Exchanging Saliva.
In Voce Triennale arriva Equinozio, tre giorni e tre notti di concerti, performance e talk per festeggiare l’inizio della primavera Da venerdì 20 a domenica 22 marzo «una lunga e leggera progressione di danze», come l'ha definita il curatore Carlo Antonelli.
Macron ha usato una canzone dei Justice come colonna sonora del video in cui presenta il nuovo arsenale nucleare francese Il post è stato successivamente modificato per rimuovere la canzone, lasciando solo le parole nette del Presidente sull’invincibilità delle armi nucleari francesi.
Il siparietto tra Anna Wintour e Anne Hathaway sul palco degli Oscar è la miglior trovata della campagna promozionale del Diavolo veste Prada 2 Non c'è ancora la certezza matematica della sua partecipazione al sequel, ma sul palco degli Oscar di ieri si è molto immedesimata nel ruolo di Miranda Priestly.
A Sean Penn importa così poco di aver vinto l’Oscar che non si è presentato alla cerimonia e non ha mandato nessuno a ritirare il premio al posto suo «Non ha potuto essere qui questa sera, o non ha voluto, quindi ritirerò il premio a suo nome», ha detto Kieran Culkin, che ha ritirato il premio per lui.
Il “No to War and Free Palestine” di Javier Bardem è diventato il momento più rivisto e commentato di questi Oscar L'attore è salito sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles per presentare il premio al Miglior film internazionale. Ma prima ha voluto lanciare un messaggio.

La rivincita delle ragazze tristi

Oltre a essere un ricco compendio dell'estetica della "sad girl", da Sofia Coppola a PJ Harvey, il libro di Sara Marzullo esplora l'ossessione culturale e sociale nei confronti delle giovani donne.

30 Gennaio 2024

Sfruttando per l’ennesima volta l’incipit più abusato nella storia del giornalismo culturale (e capovolgendolo) scriverò che tutte le ragazze infelici sono uguali, mentre ogni ragazza felice è felice a modo suo. Qualche giorno fa, io e una mia amica abbiamo cercato di spiegare a un maschio etero in cosa consiste l’estetica girlhood e coquette mostrandogli immagini, meme e video TikTok. Dopo qualche minuto lui ha capito e ha definito il nostro moodboard un po’ “dark”. Non ci ha stupito. Ci ha invece disorientato immaginare un algoritmo completamente privo di scene di film di Sofia Coppola (l’articolo del New York Times “Sofia Coppola and All The Sad Girls” definisce i suoi film «un manuale stilistico» che insegna alle ragazze come «essere tristi, o perlomeno deluse, nell’era moderna»), torte rosa infestate di formiche, sigarette decorate con fiocchetti rosa, ragazze bellissime che piangono in primo piano, composizioni di libri disposti su un copriletto a fiorellini (Ariel di Sylvia Plath, una selezione di poesie di Emily Dickinson intitolata Wild Nights, l’onnipresente volume di Ottessa Moshfegh), psicofarmaci conservati in scatoline a forma di cuore. Il nostro sentirci diverse, sole e fragili ci ha rese tutte uguali. Nel suo libro Sad Girl. La ragazza come teoria, appena uscito per 66thand2nd, Sara Marzullo esplora le ombre e le complessità dell’identità che coincide con quest’estetica. Anche se, a differenza di molte altre community, quella delle ragazze tristi non ha reali momenti di ritrovo (a parte i concerti di Lana Del Rey, forse, aggiungo io), è estremamente uniforme e coesa, perfettamente riconoscibile grazie ai suoi consumi culturali.

Il tema della ragazza scomparsa, l’industria della prima persona, il capitale erotico, la jeune-fille, l’eterna adolescenza delle pop star, l’illusione della vita online, questo libro si impegna a riunire tutte le teorie sviluppate negli ultimi anni (e soprattutto mesi, come ha sottolineato tra gli altri The Cut, definendo il 2023 “The Year of the Girl”, in un articolo che, significativamente, sul sito ha il titolo “Woman in Retrograde“), intorno al concetto di “ragazza”. Discorsi ed estetiche che, nell’era del trionfo del femminismo pop, si sviluppano in un’atmosfera pesante e claustrofobica: «Tutto questo dolore ci sarà utile, a patto che lo capitalizziamo», scrive l’autrice, oppure, «Libertà di fare cosa se nessuna delle scelte che prendiamo sembra condurre a qualcosa, fosse anche alla nostra distruzione?». Un labirinto senza uscita che mi ha ricordato il senso di disagio provato guardando il film Barbie, sensazione che a sua volta mi ha ricordato lo sconforto di fronte alla scritta “Pensati libera” indossata da Chiara Ferragni l’anno scorso al festival di Sanremo, e da mille altri prodotti e messaggi creati appositamente per fornirci un’illusione di libertà e riscatto in cambio di attenzione, visualizzazioni, like, engagement, soldi.

«Mi trovo alla fine di fronte a milioni di rappresentazioni, di doppioni e doppelgänger che mi chiamano a loro, che mi chiedono di essere guardate, e non so bene se quello che vedo è il mio viso o quello di un’altra, se posso distinguere la mia esperienza da quella delle altre, non perché sia comune o universale, ma perché è intercambiabile, perché io mi presto a diventare un oggetto intercambiabile; mi domando se l’attenzione di cui godono le ragazze sia qualcosa di cui gioire o una colla vischiosa da cui non ci si può liberare», scrive l’autrice trentenne nelle ultime pagine del libro, che si apre invece con una descrizione della tristezza che l’avvolgeva quando aveva vent’anni, per cui sceglie di servirsi dello stesso aggettivo, «vischiosa». Una ripetizione significativa, che ben rispecchia la complessità di quest’indagine che si sforza di indagare e smontare gli archetipi e gli stereotipi da una posizione per forza di cose non distaccata, anzi, più simile a quella di Bella Baxter nel meraviglioso film Poor Things, (l’anti-Barbie diretto da Yorgos Lanthimos), una ragazza che scopre cosa significa esserlo non tanto attraverso l’emotività, quanto tramite l’osservazione quasi scientifica della sua stessa esperienza.

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