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Mamdani ha detto che farà tutto ciò che è in suo potere per far arrestare Netanyahu quando andrà a New York a settembre Ha detto anche che lui non ha l'autorità per farlo, ma "sfida" il governo federale, cioè Trump, a eseguire l'arresto.
Per celebrare la memoria di Sam Neill i fan stanno comprando tutte le bottiglie del vino che Sam Neill produceva Two Paddocks, il vino che l'attore produceva in Nuova Zelanda, è passato dal 423° al 5° posto tra i vini più venduti del Paese, un aumento del 1828 per cento.
Un generale iraniano ha detto che l’Iran si bombarderà da solo pur di non farsi invadere e occupare dagli Usa Lo ha dichiarato alla tv di Stato iraniana il generale di brigata Mohammad Akrami-Nia, secondo il quale «questa è la logica della guerra».
Il Comune di Barcellona ha eliminato il bike sharing privato perché le persone abbandonavano sempre le bici in mezzo alla strada e non pagavano mai le multe Spariranno dalle strade 4500 bici delle flotte private. Ma resteranno 8 mila del servizio di bike sharing fornito dal Comune stesso.
Jennifer’s Body è diventato un film cult per la Gen Z ed è per questo che si è deciso di farne un sequel, con le stesse protagoniste dell’originale Le riprese del nuovo capitolo del film del 2009, con Megan Fox e Amanda Seyfried che ritornano ai ruoli di Jennifer e Needy, inizieranno a ottobre.
A Londra ci sarà la prima maratona corsa dentro un negozio Ikea Consiste nel fare 17 giri da un kilometro e mezzo. I posti disponibili sono 80 e non è ammesso il pubblico.
Sarà una coincidenza, ma negli USA durante i Mondiali si è registrato un grandissimo aumento delle richieste di giorni di malattia Il giorno dopo il Knockout Tuesday, la sconfitta negli ottavi di finale contro il Belgio, negli uffici c'era il 26 per cento di presenti in meno.
In Giappone hanno inventato i frigoriferi per tenere al fresco gli esseri umani durante le ondate di calore Costano 9 mila euro, all'interno c'è una sedia, la temperatura è a 15 gradi Celsius, quando ti siedi l'aria fresca viene soffiata verso testa, collo, spalle e schiena.

Salvarsi da Trump

The Donald esce dal dibattito incredibilmente ancora in piedi. Il suo obiettivo non è solo Hillary ma anche il partito repubblicano, che rischia di uscirne demolito.

10 Ottobre 2016

Donald Trump si è presentato al secondo debate al punto più basso della sua popolarità, con il Partito repubblicano in rivolta, le «chiacchiere da spogliatoio» in cui lui parla in termini espliciti del suo rapporto con le donne riprese, analizzate, ripetute senza sosta per 48 ore: sembrava politicamente defunto – come già lo è sembrato in passato – e invece è uscito vivo dal confronto, persino ringalluzzito, come già è accaduto in passato. La tenacia di Trump, la sua capacità di andare oltre qualsiasi dichiarazione, fatto, polemica, bugia che ucciderebbe chiunque, è già materia molto dibattuta, ma a meno di un mese dal voto quel che conta, per lui e per la dinamica elettorale, è che la partita con Hillary Clinton non è chiusa. Incredibilmente, si potrebbe dire. Eppure.

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Trump ha usato l’arsenale che non aveva voluto schierare al suo primo debate con Hillary: le amanti di Bill Clinton, la brutalità di Hillary con le amanti, lo scandalo delle email, i rapporti dei Clinton con Wall Street e con i poteri forti, l’incapacità di Hillary di fare qualcosa di concreto in trent’anni di vita politica – lei chiacchiera, io farò – citando anche la battuta-mantra dell’elettore trumpiano: Hillary dovrebbe essere in prigione. Per ferire la sua rivale Trump non ha soltanto usato l’arma delle donne di Bill, ma anche le frasi di Bernie Sanders, in particolare quella sul «bad judgement» di Hillary che il senatore del Vermont ha ripetuto spesso durante le primarie (sembrava un corteggiamento all’elettore sandersiano, insofferente nei confronti di Hillary e magari comunque tentato dall’idea di dare un voto antisistema: i populismi s’assomigliano, si sa, ma forse il salto in questo caso è invero lunghissimo).

La mancanza di pertinenza, un’altra caratteristica della retorica di Trump, l’ha fatta da padrona: il candidato repubblicano ha usato le stesse frasi denigratorie in ogni momento, indipendentemente dal contesto. Ha iniziato subito, definendo il fuorionda sul suo voler possedere le donne (eufemismo) una «chiacchiera da spogliatoio», e poi si è messo a parlare dello Stato islamico, come a dire: loro tagliano le teste, io al limite provo a «grab» le donne «by the pussy», non vorrete mica paragonarci. Ci sono stati alcuni momenti surreali, altri in cui Hillary non s’è difesa benissimo ma l’obiettivo di Trump è stato quello di consolidare il suo elettorato, che il candidato repubblicano non vuole tradire, anche se il suo partito, attorno a lui, cerca un’alternativa last minute e disperata. Anzi, l’obiettivo di Trump, oltre a Hillary, era proprio il suo partito: potete continuare a considerarmi un corpo estraneo, voi «ipocriti», ma non vi libererete di me.

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La tentazione – tardiva, suicida quasi – del Partito repubblicano negli ultimi giorni è proprio questa: provare a levare di torno il proprio candidato, dopo un anno di tentativi falliti. Almeno 57 membri del Partito repubblicano tra deputati e governatori hanno detto che non voteranno per Trump, con 39 che hanno annunciato il loro “non sostegno” da quando la registrazione sulle donne è stata pubblicata, venerdì. Durante il dibattito, Bill Kristol, direttore del magazine neocon Weekly Standard che si è dissociato da Trump fin dall’inizio e ha sperato in una presa di coscienza collettiva dei conservatori fin dalla primavera scorsa, ha scritto: «Tutto è così deprimente che non ho nemmeno la forza di fare tweet presumibilmente arguti». Kristol come molti altri spera che l’emorragia continui, come se questo fosse un piano alternativo alla candidatura di Trump: gira voce che Paul Ryan, speaker del Congresso, voglia dissociarsi ufficialmente da Trump.

Durante il dibattito alcuni hanno addirittura sperato che a dissociarsi fosse il compagno di ticket, il candidato vicepresidente Mike Pence: parlando della Siria, Trump ha detto di non aver parlato con il suo vice e di non essere d’accordo con lui. Uno sgarbo in diretta, può Pence sostenerlo?, si interrogavano speranzosi i commentatori su Twitter. Probabilmente no, ma ormai non è questo il punto. L’istinto di sopravvivenza scoppiato all’ultimo miglio non salva la vita. Come ha scritto il Washington Post, «la campagna turbolenta di Trump ha danneggiato ben più delle sue prospettive presidenziali. Rischia di sminuire un’intera generazione di leader repubblicani che sono rimasti con lui nonostante le sue dichiarazioni». Tutto quel che Trump tocca muore, dicono i guru del Partito repubblicano, e adesso il tentativo di sfilarsi potrebbe non essere sufficiente. Certo non per cambiare il candidato o la corsa alla Casa Bianca, ma forse nemmeno per salvarsi.

Immagini del dibattito di Jim Bourg/Afp/Getty Images
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