Vengono battuti per milioni di dollari dalle più prestigiose case d'asta del mondo e acquistati da miliardari che si sono un po' stufati delle "normali" opere d'arte.
Nelle università americane è nato un nuovo trend: subissare di fischi chiunque faccia l’elogio dell’AI
È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
Se siete tra quelli convinti che l’umanità avesse già abbastanza problemi prima dell’invenzione dell’AI, le scene che stiamo per raccontarvi le avete già viste, probabilmente sono già passate sui vostri schermi nelle scorse settimana. In una c’è il Ceo di Google, Eric Schmidt, che tiene il tradizionale discorso che nelle università americane questo o quel personaggio pubblico, di fama locale, nazionale o internazionale, viene invitato a tenere come commiato per i neo laureati. Schmidt parla agli ormai ex studenti della University of Arizona, a un certo punto il suo discorso verte sulla cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale, cioè l’intelligenza artificiale. «Toccherà tutti i mestieri, tutte le aule scolastiche, tutti gli ospedali, tutti i laboratori, tutte le persone e tutti i rapporti che avete». Dal pubblico si levano subito i fischi, che si moltiplicano, diventano un muro sul quale si schianta la retorica tecnottimista di Schmidt. Lui cerca di salvare il salvabile dicendo che capisce la paura, il terrore di non trovare lavoro, o di perderlo, perché è più conveniente far fare la stessa cosa a una macchina. I fischi continuano.
@mothershipsg Facing 10,000 graduates at the University of Arizona’s graduation ceremony, commencement speaker and former Google CEO Eric Schmidt took a bold stance. #mothershipabroad
Un’altra scena, molto simile. Siamo alla University of Central Florida. Un altro discorso agli studenti freschi di laurea. Sul palco c’è Gloria Caufield, di mestiere dirigente di un’agenzia immobiliare. «L’intelligenza artificiale è la prossima rivoluzione industriale», dice. Di nuovo si alza il muro di fischi. Una stranita Caufield si chiede: «Ho toccato un nervo scoperto». I fischi continuano, quindi evidentemente sì. «Posso finire?», chiede Cuafield. I fischi continuano, quindi evidentemente no. «Fino a pochi anni fa, l’AI non faceva parte della nostra vita», dice. Qui l’atmosfera cambia, nella sala si alzano grida di giubilo e approvazione, si sentono applausi. «Ora, la potenza dell’AI è nel palmo della nostra mano», prosegue lei. Di nuovo i fischi. Read the room, si dice in inglese.
@mothershipsg i’ll just clean out my desk i guess 🤓 A commencement speaker at the University of Central Florida was booed by graduates after calling AI “the next Industrial Revolution” during a speech on May 8. Gloria Caulfield’s comments understandably rubbed students from the College of Arts and Humanities and Nicholson School of Communication and Media the wrong way. Undeterred, Caulfield continued to compare AI to the internet’s rise and modern mobile phones, saying it could help solve “some of humanity’s greatest problems”. #mothershipabroad
Ancora una scena simile a queste due. Scott Borchetta è un dirigente, lavora nell’industria discografica, è stato invitato a parlare ai neo laureati della Middle Tenessee State University. «L’AI sta trasformando la produzione musicale», inizia a dire. Di nuovo il muro di fischi. Stizzito, Borchetta invita gli studenti a «farsene una ragione. Fate qualcosa. È uno strumento. Usatelo». Il muro si fa sempre più spesso e più duro, evidentemente non è una buona idea dire a persone che dell’AI non ne vogliono sapere niente che l’AI è inevitabile. Anche perché, l’abbiamo capito tutti, l’AI è inevitabile solo per le aziende di Big Tech che in questi anni ci hanno investito miliardi. La bolla non può scoppiare, bisogna fare in modo che le persone si convincano che senza l’AI non può più esistere la vita sulla Terra. Scene come queste si sono ripetute in almeno una decina di altri campus, nella stessa identica maniera.
@complex Woz knew exactly what needed to be said🔥 Steve Wozniak received applause during his graduation speech after telling students they already have “Al,” meaning “actual intelligence.” He explained that human creativity and emotions are more valuable than artificial intelligence, which connected with graduates as many other commencement speakers have recently been booed for praising Al. [📸: GETTY / Grand Valley State University YT] #graduation #ai #students #education
Abbiamo parlato tanto, qui su Rivista Studio, del crescente e giustificatissimo e comprensibilissimo odio per l’AI. Per gli effetti che avrà «su tutte le persone e tutti i rapporti che abbiamo», come ha detto Schmidt. Per il disastroso impatto ambientale che hanno i data center che servono per farle funzionare. Quello che sta succedendo nei campus universitari americani, siamo certi, è l’inizio di un movimento di protesta di cui parleremo moltissimo nei mesi e negli anni a venire. Così come parleremo moltissimo di quelli che si ostinano, nonostante i fischi, a tessere le lodi dell’AI. Ma, ci auguriamo, parleremo anche di persone come Steve Wozniak, co fondatore di Apple, che nel suo discorso agli studenti della Grand Valley State University, ha detto che «voi avete l’AI. Actual intelligence (la vera intelligenza». E ancora: «In passato ho lavorato per un’azienda i cui ingegner volevano trovare il modo di “costruire” un cervello», domanda alla quale lui aveva già all’epoca la risposta: «Ci vogliono nove mesi».
@unitedpixel_ai2 Ronny Chieng gave Harvard grads the AI speech nobody expected. While most commencement speeches are telling students to master AI, he went the complete opposite direction and told them their generation’s mission is to destroy it. The joke was brutal, but the point underneath it was real. His argument was not just “AI bad.” It was that using AI to skip every hard part can also skip the part where people actually learn, improve, and develop taste. Anyone can brag about using AI to summarize emails, draft scripts, write speeches, or generate content faster. But Chieng’s point was that the creating is the fun part. The shortcut is not always the win. Sometimes the process is the whole reason to do it. That’s why this landed so hard with the crowd. It was funny, but it also hit the exact anxiety a lot of people have right now: what happens when convenience starts replacing the skills we were supposed to build? What do you think, is he right? 👉#ai #artificialintelligence #harvard #technology #futureofwork
Speriamo anche di parlare molto spesso di persone come il comico Ronni Chieng che, invitato a parlare all’Harvard College Class, ha così esposto la sua opinione sull’AI: «Posso dire fanculo l’AI, fanculo l’AI, fanculo l’AI? […] È una roba stupida. In molti discorsi come quello che sto tenendo io adesso è stato detto da rispettabilissimi speaker che è vostro dover padroneggiare l’AI, nel futuro. Io voglio dirvi che la missione della vostra generazione è distruggere l’AI. Distruggetela».