È successo in almeno una decina di occasioni nelle ultime settimane. Gli studenti, appena sentono le parole intelligenza e artificiale, iniziano a fischiare.
Grazie al fotovoltaico l’Europa ha risparmiato quasi 13 miliardi di spesa energetica nonostante la crisi nello Stretto di Hormuz
In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno, per ogni giorno dall'inizio della guerra in Iran a oggi.
L’energia solare sta salvando l’economia europea da una crisi che rischiava di essere irreversibile. Secondo gli ultimi dati di SolarPower Europe, l’insieme degli impianti fotovoltaici attivi nel continente ha fatto risparmiare la bellezza di 12,8 miliardi di euro dall’inizio della guerra in Iran fino ai primi giorni di giugno del 2026. In media, sono 136 milioni di euro risparmiati ogni giorno.
Se non fosse stato per il contributo dell’energia solare, la crisi che stiamo vivendo sarebbe stata persino peggiore. La crisi dello Stretto di Hormuz non sembra avere fine, lo stallo sta tenendo altissimi i prezzi sia del petrolio che del gas in tutto il mondo: il barile viene attualmente scambiato sul mercato a una cifra intorno ai 95 dollari (circa 81 euro), ben 20 euro in più rispetto alla cifra alla quale veniva venduto prima dell’inizio della guerra in Iran. E il gas non è da meno, con il TTF – Title Transfer Facility, il principale mercato per la compravendita di gas in Europa, con sede ad Amsterdam – che a marzo ha registrato impennate vicine al 50 per cento.
Chi ha investito prima e meglio nella transizione ecologica, dunque, oggi è meglio attrezzato per affrontare e superare una delle più gravi crisi energetica che della storia. La Spagna, per esempio, dal 2019 ha raddoppiato la sua capacità di produzione di energia da impianti eolici e solari. Questa decisione ha ridotto del 75 per cento l’impatto dei combustibili fossili sui prezzi della luce, un taglio molto più alto rispetto a Paesi come l’Italia o la Germania, ancora troppo legati al gas. Anche nel Regno Unito le cose stanno cambiando: lo scorso 26 marzo l’eolico ha coperto più di metà del fabbisogno elettrico del Paese, riducendo la quota del gas a un misero 2,3 per cento. Infine, sempre nello scorso marzo si è parlato molto di un traguardo storico raggiunto dalla Danimarca, che per un mese intero ha provveduto a tutto il fabbisogno energetico nazionale usando solo fonti rinnovabili, in particolare eolico e solare.
Se una lezione impareremo dalla crisi dello Stretto di Hormuz, ci auguriamo sia questa: la transizione ecologica non può più essere un progetto a lungo termine, deve diventare un’urgenza per tutti i Paesi del mondo.